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ELBA - Racconto (giulio)
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ELBA - Racconto (giulio)
by giulio (2006)

Dove sono??? Che ci faccio qui?? E il sogno che stavo facendo per ché non sbiadisce??
Sono le 6 circa, un po’ di chiarore filtra dal passo d’uomo sopra la mia testa, oscurato dal tender rizzato in coperta, uno sciabordio lieve mi culla. non realizzo se voglio svegliarmi o continuare a sognare di essere in barca.. Cavolo, ma SONO in barca! Al pontile della Capraia, insieme a 4 amici (uno sta ronfando di fianco a me). E’ strano prendere coscienza quando il sogno coincide con la realtà: non vivi il confine tra l’uno e l’altra… Per la verità, ora mi sovviene che abbiamo fatto onore alla zuppa di pesce con 2 bottiglie di rosato, poi lo “sgroppino”, poi il vin santo coi cantuccini, poi un bicchiere di whisky in pozzetto… La mia dolce confusione deve avere una bella componente etilica.
Ieri abbiamo saldato subito il conto per il pontile (42 euro per una notte con un 40 piedi, che sberla!) asserendo che stamattina saremmo partiti prestissimo, ma ora non sono più tanto sicuro, voglio godermi ogni attimo, dilatarlo.
Metto la testa fuori del tambucio. Capraia è una meraviglia, il sole al mattino bacia il porto, e il faro in controluce, non c’è una bava d’aria e i pontili sono pieni. Penso distrattamente al casino che dev’esserci in agosto, ma tanto non è un mio problema. Guardo un po’ le barche accanto e di fronte. Lo faccio sempre passeggiando per i pontili delle città di mare che visito, ma stavolta è diverso, ci sono dentro. E colgo particolari diversi dal solito: questo bell’OVNI (ciao Moreno) a fianco si vede che viaggia parecchio, l’equipaggio lo vive davvero, tanti particolari lo fanno una barca accudita e curata per non tradirti. Di fronte, un meraviglioso legno di poppa fina fina, “come non ne fanno più” disegnato dal mare e non dalle cabine, elegantissimo con le cime color canapa… e noi, sul Dufour 40, una barca che a me pare bellissima, ma che si vede passa di mano in mano, con tante piccole “firme” di chi l’ha “posseduta” prima di noi. Ha solo 2 anni ma parecchie rovinature, temo non da incuria, una botta qui, qualche interruttore ossidato in quadrato, la panca di poppa instabile, il log sottostima 2 nodi secchi… Non penso male del noleggiatore, ma non mi capacito come possa chi la usa rovinare un sogno. Pazienza, cercheremo di restituirla meglio di come ce l’hanno consegnata (e devo ricordarmi, se mai potessi permettermelo, di non comprare un ex charter). Intanto il porto si anima, scendiamo in banchina per la colazione ed il pane e parte anche un po’ d’aria. Dritta contro il sopraflutto, vuol dire greco! Perfetto per la discesa su Marciana: un bel lasco mure a sinistra, vuole dire che collauderemo il gennaker.
Però ora devo partire: vento di traverso, ripenso alla teoria, molla il doppino a poppa, recupera le cime, molla la trappa, aspetta che affondi, avanti piano a colpetti, appena la prua prende il vento non lasciarla scadere contro la barca a fianco (e questo come c.. si fa? Mica c’ho l’elica di prua) e poi fuori. L’ovni mi precede, parte nel silenzio, nessun comando dal timoniere, sanno già tutti cosa fare… Che invidia… Ora ho più spazio e me la cavo anch’io, appena fuori il respiro del mare ci accarezza, facciamo i piani per la giornata: se eolo ci assiste, punta Negra e poi Elba sud, notte all’ancora (mai provato, anche questo al lago non succede) e domani giro antiorario, capo di Poro, Capo Stella, Punta Ripalti e poi su a Salivoli. Magari!
Appena fuori diamo randa, escono altre 7/8 barche, (finalmente un po’ di compagnia) ma dirigono tutte per Est, verso il “continente”. Noi facciamo prua per 125 circa, un compromesso tra Punta negra e Marciana, per studiare la situazione. Capraia è bella anche di mattina, il greco è solo 4/5 nodi ma va bene così, nessuno ha fretta di andarsene. Prepariamo il gennaker mettendo tutto bene in chiaro (chi l’ha riposto doveva essere di pessimo umore) e lo issiamo con calma, mica siamo in regata.
Siamo completamente soli, solo dei cargo e un TOREMAR ci incrociano a distanza. Sarà che il mare è grande, ma ci sono tante barche nei porti che pensavamo di trovarne qualcuna di più anche fuori… la Capraia è una macchia scura, l’Elba comincia a delinearsi, vedo Poggio e Marciana sotto il monte Capanne. Siamo a metà mattina e non abbiamo ancora neanche strambato una volta, siamo a 3 nodi stabili nel silenzio più pacioso, il timone è dolce e… ci viene fame. Al lago non ci saremmo mai sognati, ma qui pranziamo sotto il gennaker che ci porta tranquillo, non c’è neanche bisogno del pilota automatico… da non credere. Il cuoco ha un’altra chicca: insalata di farro con pesto e pomodorini, per noi lombardi una novità, per tutti una goduria.
Sono le 14 e siamo al momento di decidere: facciamo il giro? Non è da chiedere, si prosegue verso punta Negra. Il greco ci molla e riponiamo genny, ma vicino alla costa riprende meglio di prima in una fascia larga si e no 300 metri attaccata a riva. Ok ragazzi, qui è come al lago, siamo nel nostro elemento, srolliamo il genoa, carta nautica in pozzetto e partiamo con una serie di decinaia di strambate facendo la barba alle rocce della riva, una mano al timone, un occhio alla carta e uno all’eco per non fare guai (nell’euforia volevamo addirittura passare dentro allo scoglio di Pomonte, quello appunto col relitto).
Evidentemente siamo degli originali, una barca che ci seguiva da Capo S. Andrea se l’è cavata con una strambata al largo (e mezz’ora in più di noi). In 3 ore siamo fuori dalla baia di Fetovaia, la nostra meta per la notte, è persino troppo presto, per cui ci viene la tentazione di proseguire per Campo, ma la baia è troppo bella, raccolta e tranquilla, ci sono già tre barche ed un ferro da stiro, le previsioni danno maestralino debole, per cui il posto sembra l’ideale per… il mio primo ancoraggio!
Tensione e insicurezza: ripasso a mente tutti i consigli della teoria e di Velarossa, calumo tre volte (facciamo 5) del fondale, diamo fondo in mezzo alla baia, indietro piano, poi “agguanta” e indietro più forte, poi il silenzio. La barca torna avanti sul peso della catena in 5 metri di fondo e non si sposterà più da lì, l’ancora è lontana chissà dove. Abbiamo decisamente esagerato con le precauzioni, il nostro campo di giro è il doppio delle altre barche, che sono a picco sulle loro ancore… Bah, succedesse qualcosa abbiamo la coscienza a posto. Per somma cura stabiliamo il turno di guardia per la notte (siamo ovviamente gli unici) e poi leghiamo uno stroppino da 4 mm alla catena e raccolgliamo un po’ di spire di catena in coperta, ho letto su un “certo forum” che se la catena tira, lo stroppo si strappa ed il rumore delle spire sveglia anche i morti.
Finalmente gustiamo la magia della rada, due dei nostri “pluffano” per un bagno, intanto mettiamo tendalino e tavolo in pozzetto e cominciamo a goderci la culla dolce della barca, capisco la beatitudine dei miei bimbi quando da piccoli li cullavamo in braccio. Come se non bastasse il cielo si infuoca al tramonto ed il cuoco ci propone pasta al forno, pinzimonio, salame di cinghiale e chianti… Chi ci torna più a casa?

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30-07-2019 15:59
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