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Quando pensai di aver perso tutto in Croazia...
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Petrel II Offline
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Quando pensai di aver perso tutto in Croazia...
By Trixarc


Nell’estate del 1998 eravamo sulla via del ritorno. Eravamo due barche uguali, due Nova 25, e avevamo passato insieme una bellissima vacanza di più di venticinque giorni da Izola in Istria al Quarnero . Quell'anno partendo da Monfalcone non ci eravamo spinti troppo sud come poi avverrà negli anni successivi. Premetto che noi in tanti anni passati a girovagare per la Croazia non abbiamo praticamente mai avuto problemi con l’ormeggio e con questo spirito sereno ci apprestavamo a fine giornata a farci ospitare dal Marina di Rovigno in Istria dove eravamo stati anche altre volte. Una volta ci entrai persino a vela perché il motore era mezzo “squagliato” perché non funzionava la girante, ma questa è un’altra storia. Comunque in quell’occasione è però successo l’inaspettato. Arriviamo appunto al marina. Proviamo con entrambe le barche a entrare ma ci dicono che non c’è posto. Dopo la sorpresa iniziale, rapida consultazione e decidiamo di ormeggiarci al porto commerciale di fronte. Ma li la situazione è un po’ caotica per via delle barche che cercano affannosamente posto, battelli, pescherecci, etc. Con la decisione acquisita in anni di confronti diretti all’arma bianca per l’ormeggio mi infilo tra due pescherecci appena vedo uno spiraglio. Completiamo l’operazione quando ci si avvicina un signore che in un italiano stentato ma comprensibilissimo ci dice che quel posto è di un certo pescatore di nome Mirko o qualcosa del genere, che al momento è fuori e tornerà in piena notte. Mirko è un po’ matto, dice, e quando ci trova lì ci taglia le cime. Dopo un attimo di perplessità decidiamo di mollare tutto. Che diamine stiamo in vacanza! Il nostro compagno ha fatto nel frattempo più o meno la stessa fine. Ormai il sole sta tramontando. Negli immediati paraggi non ci sono altri porti. Decidiamo allora di ancorarci in una baia lì vicino che abbiamo visto prima di entrare in porto. L'insenatura, che credo si chiami Baia Lone, sembra abbastanza riparata e ci sono già altre barche alla fonda. Con il nostro, volendo, scarsissimo pescaggio, ci scegliamo come al solito un punto più in fondo possibile. Sul fondo sabbioso affiorano delle rocce piene di spigoli appuntiti che potrebbero essere utili per bloccare comunque l’ancora. Il tempo è buono anche se le nostre conoscenze si basavano a quei tempi solo sui rari bollettini che trovavamo appesi nei marina, quando ci andavamo.
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Chiaramente non possiamo assolutamente rinunciare al solito ristorante. Per cui con il nostro tender (il nostro amico ha già sgonfiato il suo) facciamo un paio di trasbordi. E in pochi minuti siamo al ristorante del marina. Il nostro equipaggio era composto da me, mia moglie e i due figli e per il nostro amico stessa identica formazione. Al ristorante solite considerazioni sul fatto che i ristoranti dei marina, benché di aspetto più “snob”, costano come gli altri ristoranti e comunque incredibilmente meno di quelli italiani, etc., etc. Ma alla fine di tutto questo tranquillo 'trastullamento', nel momento del rientro in barca ci aspetta una sorpresa shoccante.
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Dietro ai pontili, il ristorante del marina

Avvicinandoci a piedi alla punta per raggiungere, nella baia, la piccola banchina in cemento dove avevamo fissato il tender, sentiamo l’atmosfera cambiare mano mano che ci approssimiamo alla stessa . Acceleriamo il passo un po’ preoccupati e girata la suddetta punta ci colpisce come una mazzata un ventata fortissima. Dietro questa infatti la baia, non più coperta dall’isolotto St.Katerina che si trova davanti a Rovigno, è presa in piena infilata da un forte vento da Nord-Ovest. Anche il mare si trova in uno stato di semi agitazione montante. Il tenderino sbatte impietosamente contro la banchina. Lo tiriamo su in attesa di decidere cosa fare. Nel buio le nostre barche si intravedono appena. Le altre barche unite nella sorte vengono strapazzate dalle onde e dal vento. All’imboccatura della baia degli enormi yachts ondeggiano in un modo insolito e per loro molto poco elegante. Ma come si può raggiungere le barche con il nostro guscetto in queste condizioni? E poi una volta a bordo che ci facciamo dentro a un frullatore? Alla fine la decisione è presa. Aspettiamo. I bimbi più piccoli li mettiamo a dormire nel tender sulla banchina. Gli adulti devono ovviamente arrangiarsi. Ma chi può dormire! Io continuo a scrutare le tenebre alla ricerca delle nostre barche ma non vedo quasi niente. Provo a fare a piedi il giro della baia, ma niente. Vi assicuro che in quei momenti l’angoscia rischia di farti finire nel panico; si pensa ovviamente all’irreparabile. Si pensa a quanto calumo si è dato, alla distanza della tua dalle altre barche, a quella volta che volevi comprare un’ancora più grande… Oltre alla barca si pensa stranamente anche all’oggetto più stupido che sta a bordo e che forse non rivedrai mai più. Pensi di aver perso tutto il tuo mondo. Mi piazzo nel punto dove presumo, se l’ancora dovesse spedare, potrei vedermi arrivare a scogli la barca. Ma nel buio non vedo niente. A un certo punto comincia pure a piovigginare. Pure la pioggia ci vuole! Ma quando arriva questa maledetta alba! La notte sembra non terminare mai. Non avverto neanche la stanchezza tanto è alta la tensione. Ovviamente cerco di non far trapelare nulla agli occhi di moglie e bambini, ma lo sguardo che in silenzio do al mio amico, e che lui mi ricambia, per noi due è eloquentissimo. Vedo il tenderino con i bimbi dentro che dormono tranquilli; mi fanno tanta tenerezza e penso a che razza di padri sconsiderati che hanno. Lì a fianco c’è una doccia per i bagnanti; immagino che l’indomani mattina questi bagnanti se la spasseranno al sole proprio in quel punto completamente ignari della nostra pena. Sono sensazioni che difficilmente si riescono ad esprimere a parole.
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Sulla destra il 'famoso' moletto in cemento

Finalmente, ma in modo incredibilmente lento, comincia ad albeggiare. Dal buio iniziano a comparire velate le sagome delle nostre due barche. Ci chiediamo se la posizione sia la stessa della sera prima, ma allora la luce era diversa. E’ difficile valutarlo. Nel frattempo il vento è calato e pure l’onda e poi di giorno tutto sembra meno tragico. Poi viene finalmente il momento di raggiungere le nostre povere barche. Ci rimettiamo piede sopra e constatiamo che se la sono passata sicuramente meglio di noi. Mi chiedo cosa avremmo provato quella notte, chiusi lì dentro, se avessimo deciso di non andare a cena al ristorante. Vorremmo dormire a questo punto ma io non ce la faccio. Voglio andare via prima possibile da questo posto anche se adesso alla luce del sole sembra bellissimo. Quindi salpo l’ancora e mi accorgo che il calumo compie diversi giri intorno alle rocce come se l’avessi fissato intorno a delle bitte naturali. Ma di cosa potevo aver paura? Questa barca era letteralmente incatenata al suo ancoraggio!
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La tipologia del fondale presente
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La baia di giorno

Come ci capita a volte per certi episodi significativi nella nostra vita, quando oggi scrivo di getto queste righe mi accorgo che i ricordi sono vivissimi, come se fosse successo ieri. Comunque non so quale sia la morale di tutto questo. Non lasciare mai incustodita la barca? Stare più attento ai meteo? Preoccuparsi di più dell’ormeggio al marina? Tutti e nessuno. Negli anni successivi questa esperienza mi ha trasmesso solo una preoccupazione latente e sempre presente nella ricerca dell’ormeggio o dell’ancoraggio notturno da qualche parte.
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Foto ricordo 'obbligatoria' a Rovigno la mattina della partenza
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 10-09-2011 15:20 da Trixarc.)
28-05-2011 14:58
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28-05-2011 15:01
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