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Il varo di Moby Dick e poi il mare(capitan simon)
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Il varo di Moby Dick e poi il mare (capitan simon)
By capitan simon (2007)

Venerdì 23 marzo 2007: liberatomi da impegni vari di lavoro, sono sull'autostrada Gravellona - Genova, con Ombretta, in folle ritardo per l'incontro con genitori e broker... E' l'ultimo atto, dopo la chiusura delle trattative, dobbiamo verificare i lavori di carena fatti a Moby Dick e prenderne possesso!

Impossibile davvero! Non mi pare vero... ancora no, me lo ripeto continuamente che è giunto IL momento, ma non mi sembra vero.

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Ormai in tardo pomeriggio, a Genova Pegli - Castelluccio, ammiriamo la tonda carena del Comet 303, finalmente liscia e ben pitturata: che spettacolo è racchiuso in quelle linee, armoniose, tonde, raccordate, ben diverse dalle superfici piatte degli scafi moderni, votati alla planata ma non al dolce passaggio sull'onda. La pinna di deriva sembra poi presa pari pari da quella di un ipotetico abitante degli oceani... Verifico all'interno la presenza delle dotazioni di sicurezza, la funzionalità dell'impianto elettrico e la disposizione delle attrezzature principali. Ecco riposti anche i documenti nello splendido ed ampissimo tavolo da carteggio. Una controllatina anche alla scorrevolezza dell'elica Max Prop Classic (che si rivelerà ottima!) e diamo l'ok x il varo al personale professionalissimo del cantiere Mostes.

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In breve tempo lo scafo svetta tra le altre vele in rimessaggio e la gru lo sposta sopra lo specchio d'acqua. E' questione di istanti e la pinna sfiora la superficie del mare e poi vi si immerge, come a cercarla, esigerla, desiderosa d'esserne avvolta.

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Eccola finalmente nel suo ambiente naturale! Rimango a guardarla per qualche minuto, imbambolato, con quel sorriso assente che riservo a certi momenti unici ed irripetibile, personalissimi... Intanto il sole tramonta in un "banale" ;-) tramonto, suggellando quegli istanti così speciali!

Concluso il varo, carichiamo in parte il serbatoio dell'acqua e riempiamo per bene con 2 taniche quello del gasolio. Ci allacciamo alla colonnina elettrica x esser sicuri di aver l'indomani le baterie in perfetta forma e segnaliamo al personale del cantiere che saremmo partiti la mattina successiva, all'alba. Ci siamo infatti accordati per rimanere ormeggiati li, nel bacino di alaggio, senza spostarci nella darsena. A questo punto, sorpresi, riceviamo dal cantiere un termoventilatore x passar la notte con un minimo di tepore, salutiamo i miei e ci apprestiamo a passare la PRIMA notte a bordo della nostra PRIMA barca a vela!

Vanificando l'estrema cortesia del titolare del cantiere, il termoventilatore si dimostra rotto, ma poco male: ad attendere Capitano ed Ombretta ci sono i nostri fidati sacchi a pelo da bivacco, pronti a tenerci al calduccio fino a parecchi gradi sotto zero. Nonostante le temperature rigide di questi giorni non dovremmo patire una notte troppo gelida.

E così è. L'emozione è a livelli impensabili, tuttavia riesco anche a dormire qualche ora... Poi alle 6 puntuali, la sveglia ci ricorda che il gran giorno è arrivato! Bisogna approfittare della risicata finestra di tempo non proprio infame. Dalla serata e per diversi giorni, è previsto l'arrivo di una perturbazione niente male.

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Rapidi come faine, ci svegliamo, acqua gelida dalla manichetta drettamente in faccia, x prender contatto con la realtà, poi il momento magico: il PRIMO avviamento del Volvo 2002! Apertura presa di raffreddamento, corrente al quadro 12V, corrente al quadro motore, leva in folle, un filo di gas, pulsante e... parte! Senza incertezze e praticamente senza fumo, il bicilindrico diesel si mette a borbottare.

Lo lascio scaldare adeguatamente, controllando lo scarico di raffreddaemnto, mentre penso alla manovra per lasciare l'attracco all'inglese. Come si vede in una delle precedenti foto, lo spazio è poco: a prua nullo, a poppa solo pochi metri, poi saremmo addosso alle barche di una banchina perpendicolare. Ed io sono abituato ai 2 motori dell'ex Sciallino, manovrando solo di alternatori, sono alla mia PRIMA manovra su questa vela, non ho idea di come possa reagire un mono-motore, sail drive e Moby dick l'ho provata giorni fa ma solo in acque libere. Sembrava un giocattolo, ma qua come si comporterà? Effetto evolutivo?

Ed invece, tutto enormemente + facile del previsto, con Ombretta a prua a dar sicurezza, la marcia innesta dolcissima, l'elica prende rapidamente, senza strani ritardi, la poppa va esattamente dove voglio, allontanandosi poco dalla banchina, il timone molto sensibile e rapido mette confidenza ed esegue le direttive senza incertezze. Raddrizzo, marcia avanti, ritorno parallelo alla posizione di partenza ma + staccato dalla banchina, quindi ancora in retro. Mi sento già a casa al timone di questa barca!!! In 3 manovre riesco ad uscire tranquillo e beato, con quel motore così silenzioso rispetto ai roboanti Yanmar del Gemma III.

A quel punto l'uscire al minimo, in silenzio, dal porto di Castelluccio, avvolti dalla luce di questa alba meravigliosa è una poesia...

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Che giornata! Cielo azzurro, mare calmo, aria frizzante... in effetti + fredda che frizzante e la neve sui rilievi appenninici alle spalle di Genova lo conferma. E' fine marzo, ma l'inverno non ha intenzione di mllare del tutto la sua presa. Però l'entusiasmo alle stelle è il miglior riscaldamento e non solo per l'animo. Manca solo il vento e siamo costretti a procedere a motote. Comunque il buon Volvo, nonostante le oltre 2.000 ore all'attivo, procete regolare ed equilibrato, a 2.000 giri spinge Moby Dick a 5,5 nodi.

Nel frattempo facciamo una rilassata colazione in questo pozzetto che già ci sembra così accogliente. Ad un certo punto, di fronte a Savona, una Stenella decide di salutarci con un paio di salti davanti alla nostra prua.

Regolarmente controllo l'indicatore del gasolio: non ho idea di quanto sia affidabile, ne posso fidarmi ciecamente dei calcoli di consumo del motore. L'ultima cosa che vorrei è trovarmi senza carburante! 60 litri dovrebbero bastare, però non si sa mai... Il problema mi pare proprio l'indicatore: ormai abbiamo fatto diverse miglia, ma la lancetta non s'è mossa se non di pochi mm, indicando in pratica, ancora il pieno! Lascio quindi Ombretta al timone e scendo in cuccetta a controllare direttamente. Via materasso e chisura gavone, via la flangia di accesso al serbatoio e, sorpresa, il serbatoio in effetti è ancora quasi pieno!!! Che sogno! Incomparabile rispetto alla necessità di gasolio dei 2 turbodiesel del Gemma III! mi sa che viaggeremo parecchio con questa barca...

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Però... però, man mano che la barca macina miglia, il sole sembra farsi sempre + timodo. Prima qualche velatura, poi qualche nuvola, fino ad una bella linea netta che ci viene incontro, proveniente da ponente. La cosa non mi piace x nulla: una formazione del genere, in arrivo dalla Francia non promette nulla di buono sul ponente ligure.

Ed infatti rapidamente il cielo si incupisce e la tipologia delle nuvole ci dice chiaramente che la perturba attesa x la serata/nottata è in anticipo di diverse ore... e con lei comincia a farsi vivo il vento!

Non so se esserne contento. Finora son sempre uscito a vela con amici, cercando di assorbire il + possibile, ma nulla di più. E capisco che l'infinità di letture ripassate + e + volte non possono valere nulla rispetto all'esperienza! Non so cosa fare: vorrei provare, vorrei alzare x la PRIMA volta le vele di Moby Dick, ma le condizioni non sono ideali... brezza, per ora nulla di +, al gran lasco, che sta però aumentando e si capisce verrà accompagnata da tempo instabile. L'ultima cosa che voglio è rischiare di trovarmi in una situazione ingestibile, per la nostra inesperieza. La sera prima infatti, anche il titolare del cantiere Mostes, facendoci i complimenti x il modello di barca, parlandone molto bene, ci ha però suggerito di stare sottoinvelati se avessimo voluto provare a navigare a vela. Avendoci fatto 3 anni di istruttore, sul Comet 303, me ne ha parlato come di un modello abbastanza sportivo e molto performante x l'età, che necessita di anticipata riduzione rispetto a modelli + tranquilli.

Però... però so che al momento sul rullafiocco Furlex c'è un bel fiocco olimpico e non il ben + grande ed impegnativo genoa al 150%.

Deciso! Si prova! Visto il venticello quasi in poppa, apriamo in un istante il fiocco... emozionandoci all'inverosimile!!! Subito Moby Dick risponde come ringraziandoci accoratamente di averle fatto esprimere la sua vera natura: il rollio sparisce x incanto, il timone acquista ancor + precisione, la barca accelera anche un filo ed il rumore del motore si abbassa parecchio, a dimostrare il minor sforzo.

Proviamo allora ad alzare anche la randa, Ombretta al timone ed io all'albero x verificare il tutto. Con disappunto, noto che sulla randa non sono armate le borose... certo che ci navigava molto a vela il precedente proprietario! Recupero un robusto stroppo e cerco di assicurare decentemente il punto di mura della seconda mano. Lo so, siamo pesantemente sottoinvelati, ma già così la barca risponde bene, anche perchè nel frattempo il vento è aumentato e ci spinge comunque discretamente: al gps i nodi sono 6-6.5 (ma dove belin l'ha fissato il gps il precedente proprietario? Ogni volta rischia di esser divelto dalla scotta randa... Primo lavoretto in programma: cambiargli posto!!!) e per goderci questi momenti, metto il motore quasi al minimo, lasciandolo però x sicurezza acceso e in marcia, non si sa mai... ne avremo di tempo per giornate di vela dura e pura!

Più passa il tempo e più i miei timori trovano conferma: complice la direzione portante del vento, si fatica a capire che lo stesso sta rinfrescando! Compaiono un pò di crestine e qualche onda in poppa + strutturata che mi dimostra come sia diversa la reazione di questo timone così profondo e reattivo, rispetto a quello dello Sciallino, esigendo molta ma molta + attenzione e concentrazione!

Cominciamo a capire che non ci aspettano miglia tranquille, ma la mazzata arriva con una telefonata dei miei, vicino ad Aregai: li piove! :-(

Ai primi tentativi di Moby dick di scapparmi e scartare di lato, in discesa dalle onde, capisco che è ora di esser realisti: giù la randa! Per poter gestire il tutto in tranquillità, serve qualche uscita in + x prendere confidenza con la barca, le sue manovre ed il suo comportamento. Chiedo ad Ombretta di metter prua al vento e a quel punto, con Eolo dritto sul muso è ancor + chiara la situazione: raffiche, onde, spruzzi d'acqua in faccia... devo sopperire ad un filo di paura del timoniere con qualche ordine un pò brusco, ma dentro me la capisco. Poi questo tempaccio sta portando un gran freddo e noi non abbiamo ancora un'attrezzatura tecnica degna di questo nome.

Poco dopo, complice il regolare aumento di onde e vento, avvogliamo anche il fiocco, ma so che a quel punto, se da una parte non rischiamo + di esser intraversati dal vento, o peggio esser sorpresi e sdraiati da qualche raffica mal gestita, patiremo maggiormente le onde e il rollio. E così è. Timonare con le onde sempre + aggressive, corte e ripide, quasi in poppa, è un supplizio! Spedisco Ombretta di sotto, inutile che stia qua a bagnarsi e raffreddarsi.

Ma ecco la ciliegina sulla torta: la pioggia! Prima indecisa, poi regolare. Chiedo l'antipioggia, motociclistico, e mi raccolgo nel pozzetto, a pensare alle miglia che ci mancano: siamo di fronte alla Gallinara e la prospettiva di 20 miglia al timone, con la tensione della barca che vuole scapparti continuamente, con questo vento e sotto la pioggia, di certo non solleva il morale! Nulla di che per navigatori "navigati", ma x noi che arriviamo dal banale mondo del cabinato a motore è decisamente la PRIMA navigazione impegnativa!

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In certi momenti il freddo mi paralizza... per reagire, devo pensare agli inverni in moto, in alta montagna, quando il freddo vero sembrava spaccarmi le dita! Cavoli, qua in confronto è un tropico... reagire!!!

Di fronte ad Imperia, una splendida vela d'epoca, enorme, maestosa ed elegantissima, sbandata all'inverosimile, mi infonde fiducia: siamo pur sempre in mare! Si, non è la tranquqilla uscita per il bagno; se fossimo sotto vela, capaci di portare la barca così, sarebbe meglio... ma siamo pur sempre in mare, stiamo portando ad Aregai il nostro sogno, così atteso e voluto! San Lorenzo passa quindi rapido alla nostra dritta e a quel punto incominciamo ad intravvedere gli alberi delle vele ad Aregai. E' un gran sollievo!

Ecco l'entrata del porto ed ecco sulla diga di levante il babbo che tranquillo ci sta fotografando, immortalando il PRIMO ingresso di Moby Dick a Marina degli Aregai. Io son cotto, complici le onde in poppa, la barca va un pò dove vuole e qualcuno avrà il cinismo di osservare: ma chi timonava? Un ubriaco?!?

Prima di "mollare" psicologicamente, però, mi aspetta l'ormeggio in banchina: infilarsi di poppa in un bel posticino stretto stretto col levante a render gustosa la situazione! Incredibilmente, sail drive ed elica Max Prop aiutano col loro intervento rapido e neutro in retromarcia: 2 manovre di allineamento, scarroccio ben calcolato, ci presentiamo prefettamente allineati e tutto finisce presto e bene, al primo tentativo di retro, rapida e sicura.

E' fatta, missione compiuta, cominciando già dal "difficile". Di certo ci aspettano giornate migliori... Ma è stata in ogni caso una splendida esperienza di mare!!! Da oggi si parte con l'avventura vela!
22-12-2011 14:36
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Trixarc Online
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RE: Il varo di Moby Dick e poi il mare(capitan simon)
Questo è uno dei nostri "racconti perduti" che Hall9001 ha saputo recuperare con santa pazienza, soprattutto nei miei confronti...Smiley4, dal vecchio database. Per questo motivo, visto che se lo meritano, voglio far recuperare loro il tempo perduto.Smiley2
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 10-12-2015 10:42 da Trixarc.)
10-12-2015 10:41
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