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Racconto di un viaggio ancora non fatto (pulce75)
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Trixarc Offline
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Racconto di un viaggio ancora non fatto (pulce75)
by pulce75 (2013)

Lei era li, ormeggiata tranquillamente alla sua banchina con le solite cime recuperate da vecchie drizze e vecchie scotte.... non importava che gli ormeggi fossero uguali tra loro.... non aveva senso che l'ordine maniacale che regnava a bordo, le cime ben ordinate e dai colori perfettamente abbinati perche' fossero sempre ben distinguibili, riguardasse anche quei vincoli che avevano l'unico merito - o demerito- di trattenere la barca alla terra ferma, lontana dal suo ambiente naturale, quasi come fossero zavorre che impedivano ai sogni di volare e prendere forma.

Era molto presto e le prime luci del giorno creavano un'atmosfera magica, con le ombre ancora lunghe che si allungavano sullo specchio d'acqua perfettamente liscia del porto. La primavera era da poco iniziata e l'odore della salsedine e del mare si mescolava a quello dei primi fiori. Era difficile descrivere un profumo... soprattutto quello del mare.... decise di provarci, pero', consapevole che se ci fosse riuscito gli sarebbe rimasto per tutta la vita... Chiuse gli occhi e inspiro'. Scopri' che era simile a un abbraccio che lo avvolgeva deciso e delicato... si senti come quando si incrocia lo sguardo di una donna amata, a un tempo pericoloso e rassicurante... capi che forse non era un profumo, non lo era piu'; adesso era un sentimento che entrava nelle narici e da li se ne andava dritto al cuore. Se te ne fossi innamorato, di quell'odore misto di alghe e salsedine, sapevi che non lo avresti dimenticato mai più... sapevi che avresti potuto distinguerlo anche a centinaia di chilometri dal mare quando a volte, in certe giornate di vento, lo sentivi arrivare...

Era tutto l'inverno che progettava questo viaggio. Aveva pianificato le rotte, verificato gli approdi, e organizzato le tappe affinche' anche per un solitario come lui non fosse stato necessario affrontare piu di una notte fuori. Aveva anche verificato in quali porti avesse potuto trovare riparo in caso di maltempo.
La barca era pronta, il motore revisionato e come lui tutte le manovre di bordo. Aveva fatto acqua, gasolio e cambusa per una decina di giorni, imbarcato cerata, abiti pesanti e la solita giacca rossa, ormai consunta, che tanto amava.
Gia' la giacca rossa..... Lo aveva accompagnato in quasi tutte le sue avventure fin da quando, a diciotto anni sua madre gliela regalo' comprandola in quel negozio sul canale del Porto; lo ricordava benissimo.
Quella mattina di aprile era ancora fresco ma sapeva che il sole avrebbe portato poco a poco una temperatura gradevole. Le previsioni davano tempo buono per almeno i due giorni successivi, forza 3.... l'ideale per il Keka con il solo skipper a bordo. Poi forse sarebbe entrata una perturbazione stagionale con venti un po' più forti e che, se tutto fosse andato per il verso giusto, lo avrebbero trovato già saldamente ormeggiato al porto di Pirano.
Salì con la sacca in spalla e, come al solito, lo fece posando per primo il piede destro sulla barca... non era superstizioso, o almeno non lo era nel senso proprio del termine; era piuttosto una forma di abitudine scaramantica che preferiva rispettare, quasi fosse una sorta di rituale propiziatorio fatto di gesti ormai consolidati nel tempo e che, naturalmente, avevano ormai acquisito un senso positivo.

A bordo era tutto come aveva lasciato il week end precedente, quello dei preparativi e dei dubbi... infilo' la chiave nella serratura e spinse avanti il tambuccio. Fu inondato dell'odore della cabina, unico e riconoscibile, fatto delle essenze di mogano degli arredi, della vetroresina e di chissà quale altro materiale che negli anni aveva lasciato le sue tracce nell'aria. Inspiro' profondamente e se lo gusto' fino in fondo.

Ripose la sacca, apri le tendine e il passauomo di prua per areare e si sedette al tavolo del quadrato. Prese la carta nautica del nord adriatico e controllo' ancora una volta le rotte da seguire.
Giro' l'interruttore che attaccava la batteria, e usci in pozzetto. Mise a folle e con la leva leggermente accelerata premette il tasto di messa in moto. In pochi istanti il Faryman inizio a borbottare.Preparo' le scotte del genoa e le adduglio ordinatamente sui due winch. Verifico la tensione del paterazzo e si mise seduto sulla panca sinistra del pozzetto.

Tutto era pronto.... il motore borbocchiava regolare e le vele erano armate e pronte per essere issate; sottocoperta era tutto in ordine e il pilota automatico era pronto e già collegato. Quindi? Si va?
Si chiese se aveva senso..... certo che non era come leggere un libro dalla poltrona di casa. Adesso mica poteva tirarsi indietro... non era lui che aveva osannato le qualita' umane di quei marinai che avevano il coraggio di affrontare soli con la propria barca gli oceani? E adesso?
Si disse che doveva essere normale... non era la solita uscita solitaria di un paio d'ore.... in fin dei conti si trattava di percorrere circa 80 miglia fuori stagione, verso nord e da solo... si trattava di trovare il modo di conoscere e farsi conoscere dalla propria barca per almeno 20 ore filate, schivando le navi di linea e affrontando anche la prima notte, ancora fredda, solo con lei nel mare. Senti una stretta alla gola... era sempre stata una persona determinata certo ma la determinatezza non contemplava necessariamente la mancanza di paura... o si? Doveva o non doveva avere paura?
Ma cos'era poi la pura... era una stretta alla gola che gli impediva di respirare? O era una sensazione che prendeva allo stomaco e toglieva la fame? Lo sapeva cos'era la paura... Lo sapeva bene e forse meglio di chiunque altro... Lui. E allora? Che fare? Lasciarla vincere o, piu' semplicemente portarsela con se' ? Decise. Anzi fu il suo cuore a farlo per Lui tanto che, mentre la testa pensava, si scopri a prua a liberare gli ormeggi... poi ingrano' la marcia indietro e diresse con calma verso l'uscita del porto iniziando a gustare poco a poco i rumori e i colori del mare.
Come al solito fece fare l'uscita al pilota automatico mentre raccoglieva i parabordi e li fissava al pulpito di poppa.
Fuori dal porto non c'era nessuno, si preparo ad issare la randa che sali lungo l'albero lasciando cadere sulla coperta le goccioline di acqua che aveva raccolto durante le nottate precedenti.
Il vento soffiava placido da est, 3 forse 4 nodi, e la prua dirigeva esattamente nel suo letto spinta dal motore e dalla randa che fileggiava contro vento.... poggio' di qualche grado verso nord, libero' la scotta del rollafiocco e, con un gesto che adorava, tiro leggermente e lascio che il vento facesse il resto.... Frrrrrr......ecco il genoa!
Mise in rotta per 20 gradi dirigendo verso Punta della Maestra. Bolina larga.... spense il motore e capi finalmente perche era li e stava facendo quello che stava facendo.
Silenzio....
Solo un corpo di plastica meravigliosamente congegnato da una matita esperta che, con ali di farfalla fendeva il mare...
Un equilibrio delicato ma potente. Un compromesso di sopravvivenza e di coesistenza tra forze di aria e di acqua che lottavano, si alleavano, si annullavano reciprocamente e, alla fine, generavano quel moto silenzioso e inevitabile che spingeva barca e skipper verso la loro rotta. Lei si inclino' delicatamente sul fianco sinistro come una donna che reclina il capo per raccogliere una carezza. Lui mise a segno le vele e si mise al timone. Era felice.

https://www.youtube.com/user/trixarc100
26-03-2013 19:49
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Trixarc Offline
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