NAVIGAZIONE come affrontare onde??
#17
onde. vento. velocità.
parlo da derivista: un onda di un metro è tre volte più alta del mio bordo libero, e la barca pesa quanto me. l'effetto delle onde sullo scafo è molto rilevante e la carena è praticamente piatta. non parlo di regate, ma solo di conduzione, scopriremo poi che in questo caso velocità e comfort vanno d'accordo.
il primo concetto che devi fare tuo è capire come varia il vento apparente in funzione della velocità. su una barca a vela si fa tutto in funzione del vento apparente che è il nostro 'motore'. del resto, il motore, quello vero, è spento.

siamo di bolina.
quando sali sull'onda la barca rallenta. se la barca rallenta, ii vento apparente si sposta verso poppa. sempre vero. segui il vento e orza. arrivi in cima all'onda,e inizia la discesa. la barca accelera, l'apparente ritorna verso prua, tu devi poggiare di conseguenza.
ok questo concetto è chiaro. ma quanto e duando usare il timone? questo varia da barca a barca, ma in generale il orza e si poggia pochissimo, giusto qualche grado, e il tempo è dettato dal tempo di risposta dela barca, in pratica la barca deve poggiare sulla cresta e deve orzare durante la salita, tu devi agire sul timone per ottenere questo risultato. con le derive, dove la reazione è praticamente istantanea, basta agire 1-2 secondi prima. con le alture magari un po' prima...

fin'ora abbiamo parlato della barca e di cosa fare in relazione al vento. ora parliamo dello scafo in relazione al mare.
per evitare di sbattere sulle onde è importante allargare l'angolo di incidenza tra la tua rotta e la direzione delle onde. quando si sbatte? si sbatte quando sei in cima all'onda, e inizi la discesa. allargare l'angolo tra la direzione delle onde e la tua rotta, il più delle volte significa poggiare, e quidi si ritorna ad essere concordi con quanto detto prima. poggiando si cerca di faer in modo che non la prua ma il finaco della barca si appoggi all'onda su una superficie più ampia e quindi più dolcemente. se sai sciare riesci facilmente a immaginare una situazione simile in cui per superare un dosso se ci vai su dritto salterai mentre se l'affronti in curva, prendendolo in direzione del bordo pista e con le lamine semplicemente tirerai dritto.
con le derive si attua tutta una serie di stratagemmi atti a favorire la discesa dolce, come ad esempio sopstare repentinamente il peso del corpo verso prua, in modo da favorire il passaggio durante il cambio di pendenza dalla salita alla discesa.

al lasco: le onde ti vengono da dietro, e ti spingono. presumibilmente vanno più veloce di te. le prendi al giardinetto e quando ti sollevano la poppa ti fanno accelerare. accelerando l'apparente si sposta verso prua e quindi puoi poggiare. quando poi l'onda ti passa sotto e rallenti devi riorzare e aspettare l'onda successiva. se invece se nella fortunata condizione in cui viaggi alla stessa velocità delle onde, l'onda ti spinge, ti fa accelerare e poggi, la barca è in planata e tiri dritto come sulle rotaie finchè dura.

al traverso: con onda è sicuramente una condizione svantaggiosa, perchè presti il fianco alle onde. la cosa migliore da fare è orzare in salita e opi poggiare in discesa, procedento in questo modo a zig zag rispetto alla rotta ideale, ma evitando costantemente di trovarsi nella situazione critica. un po' come quando si scia, dove non scendi dritto per dritto, ma fai le curve.

comfort e velocità:
quando sbagtti sulle onde sicuramente il comfort diminuisce, e contemporaneamente fermi la barca. quindi timonare dolcemente permette di migliorare entrambe le situazioni.

osservazioni d'esperienza: portare la barca con onda diventa tanto più difficile tanto più le onde sono corte rispetto alla loro altezza. in particolare con un vento medio e quindi con velocità dislocanti, ho sperimentato di avere difficoltà quando le onde sono più corte di metà lunghezza dello scafo: non ho il tempo materiale di seguirle, ma forse perchè io timono maluccio...
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