08-03-2021, 13:16
ho bisogno di discutere su un argomento del quale non trovo molto materiale in giro, nemmeno in inglese.
La questione è questa: spesso ho sentito dire che uno scafo con una certa rugosità offre un attrito minore in acqua rispetto ad uno perfettamente liscio (ovviamente il perfettamente liscio non esiste, diciamo con una rugosità trascurabile).
Il motivo starebbe nel fatto che questa microporosità trattiene le molecole di acqua ben adese alla chiglia, in modo che lo scorrimento sia acqua su acqua, diminuendo (immagino io) lo spessore dello strato limite, dunque dell'acqua trascinata dallo scafo e di conseguenza dell'attrito generale.
Una prova abbastanza evidente la si ha in natura per esempio con la pelle dello squalo, che di dice essere rugosa (anche se io personalmente non ne ho mai toccato uno).
Non si può negare però che in alcuni ambiti, e la vela è uno di questi, nascono delle leggende metropolitane completamente errate, o molto imprecise, che vengono tramandate di padre in figlio
(vedi teoria delle due particelle d'aria sulla vela ecc ecc).
Questa teoria della rugosità personalmente la trovo abbastanza sensata, e di recente ne ho sentito parlare anche in un video da Horacio Carabelli, il co-designer coordinator di Luna Rossa, in cui afferma di preparare lo scafo carteggiandolo in alcuni punti, ovviamente non si è spinto oltre
.
Questa teoria apre anche ad altre questioni: carteggiare sì, ma con quale grana? Carteggiare seguendo un certo verso o no?
Io immaginavo comunque con carte ad acqua finissime, come il 1500 o 2000, invece sento dire addirittura 800...
Sappiamo tutti che la fluidodinamica spesso se ne sbatte del buonsenso, e cose per me assurde potrebbero essere tranquillamente reali e giustificate da calcoli.
Io sono armatore di un Contender, deriva monoposto con trapezio, per cui mi interessa molto per un contesto di derive e scafi plananti, dovendo spesso preparare il mio scafo e quello di alcune barche del mio circolo (420, 470 laser ecc...), ma sicuramente la questione vale per tutti gli scafi, derive o cabinati che siano.
Mi piacerebbe avere pareri a riguardo.
La questione è questa: spesso ho sentito dire che uno scafo con una certa rugosità offre un attrito minore in acqua rispetto ad uno perfettamente liscio (ovviamente il perfettamente liscio non esiste, diciamo con una rugosità trascurabile).
Il motivo starebbe nel fatto che questa microporosità trattiene le molecole di acqua ben adese alla chiglia, in modo che lo scorrimento sia acqua su acqua, diminuendo (immagino io) lo spessore dello strato limite, dunque dell'acqua trascinata dallo scafo e di conseguenza dell'attrito generale.
Una prova abbastanza evidente la si ha in natura per esempio con la pelle dello squalo, che di dice essere rugosa (anche se io personalmente non ne ho mai toccato uno).
Non si può negare però che in alcuni ambiti, e la vela è uno di questi, nascono delle leggende metropolitane completamente errate, o molto imprecise, che vengono tramandate di padre in figlio

Questa teoria della rugosità personalmente la trovo abbastanza sensata, e di recente ne ho sentito parlare anche in un video da Horacio Carabelli, il co-designer coordinator di Luna Rossa, in cui afferma di preparare lo scafo carteggiandolo in alcuni punti, ovviamente non si è spinto oltre

Questa teoria apre anche ad altre questioni: carteggiare sì, ma con quale grana? Carteggiare seguendo un certo verso o no?
Io immaginavo comunque con carte ad acqua finissime, come il 1500 o 2000, invece sento dire addirittura 800...
Sappiamo tutti che la fluidodinamica spesso se ne sbatte del buonsenso, e cose per me assurde potrebbero essere tranquillamente reali e giustificate da calcoli.
Io sono armatore di un Contender, deriva monoposto con trapezio, per cui mi interessa molto per un contesto di derive e scafi plananti, dovendo spesso preparare il mio scafo e quello di alcune barche del mio circolo (420, 470 laser ecc...), ma sicuramente la questione vale per tutti gli scafi, derive o cabinati che siano.
Mi piacerebbe avere pareri a riguardo.