29-04-2009, 15:41
L’andatura indicata nel disegno del libro si riferisce ad una vecchia teoria e non ricordo se qualcuno l’abbia mai verificata e/o usato il sistema, forse ho letto qualcosa riguardo all’uso in un qualche libro scritto dai vari Giganti della vela, ma ora non l’ho in mente.
La particolarità notevole non sta tanto nel fatto che i due tangoni siano collegati tra loro verso prua, ma nel fatto che sono collegati alla barra del timone, per cui variando la pressione su uno il tiro sposta la barra di quel tanto che basta per riportare la barca in rotta.
Sulla carta funziona, e può funzionare anche in mare, in fondo è lo stesso principio dei timoni a vento, seguono il vento secondo un angolo definito, e qui il primo limite: seguono il vento e non la rotta.
Il secondo limite è che le variabili sono molte: per esempio il rollio, o l’altezza delle onde, anche non enormi, sventano alternativamente l’una o l’altra delle vele con la conseguente andatura serpeggiante della barca.
Altro esempio: con mare formato è reale il rischio di mettere uno dei tangoni in acqua, la vela si alza e si svergola, se si chiude e prende a collo la barca orza e prende una specie di cappa, non si scassa nulla ma si devono fare un bel po’ di cose per riportarla in rotta.
Ho detto questo non per dire che si deve essere per forza sfigati, al contrario: tutti i sistemi, ben usati possono essere validi, ma il dire che un sistema è valido sempre e buono per tutto in mare non esiste.
Le esternazioni giuste sono: piace non piace, ci riesco non ci riesco, rischio non rischio, ho gente per fare non ho gente per fare, questa barca lo fa questa no, eccetera.
A me ed alla mia barca la farfalla riesce. [:29]
Ma mi riesce anche meglio accendere il motore e sono bravissimo in questa pratica. [:257]
Poi il bello del Forum è che si incomincia a parlare di un argomento e presto viene fuori di tutto ed è piacevole leggere.
[:50]
La particolarità notevole non sta tanto nel fatto che i due tangoni siano collegati tra loro verso prua, ma nel fatto che sono collegati alla barra del timone, per cui variando la pressione su uno il tiro sposta la barra di quel tanto che basta per riportare la barca in rotta.
Sulla carta funziona, e può funzionare anche in mare, in fondo è lo stesso principio dei timoni a vento, seguono il vento secondo un angolo definito, e qui il primo limite: seguono il vento e non la rotta.
Il secondo limite è che le variabili sono molte: per esempio il rollio, o l’altezza delle onde, anche non enormi, sventano alternativamente l’una o l’altra delle vele con la conseguente andatura serpeggiante della barca.
Altro esempio: con mare formato è reale il rischio di mettere uno dei tangoni in acqua, la vela si alza e si svergola, se si chiude e prende a collo la barca orza e prende una specie di cappa, non si scassa nulla ma si devono fare un bel po’ di cose per riportarla in rotta.
Ho detto questo non per dire che si deve essere per forza sfigati, al contrario: tutti i sistemi, ben usati possono essere validi, ma il dire che un sistema è valido sempre e buono per tutto in mare non esiste.
Le esternazioni giuste sono: piace non piace, ci riesco non ci riesco, rischio non rischio, ho gente per fare non ho gente per fare, questa barca lo fa questa no, eccetera.
A me ed alla mia barca la farfalla riesce. [:29]
Ma mi riesce anche meglio accendere il motore e sono bravissimo in questa pratica. [:257]
Poi il bello del Forum è che si incomincia a parlare di un argomento e presto viene fuori di tutto ed è piacevole leggere.
[:50]
