10-10-2016, 10:17
(10-10-2016, 09:58)LiberaMente Ha scritto: Nella mia esperienza con vento rafficato e forte di bolina il timoniere e il randista devono lavorare insieme per mantenere la barca il più possibile su un angolo di sbandamento costante e con una velocità media elevata, evitando le fermate e ripartenze legate all'eccessivo sbandamento con conseguente stallo del timone ecc.
Se si riesce a trovare sincronia e lavorare bene la barca viaggia su un binario, accelerando sulle raffiche (durante cui il randista apre leggermente la balumina lavorando di scotta oppure di belin) e entrando leggermente nel vento appena aumenta lo sbandamento. Passata la raffica si ricazza la scotta o si molla il belin, se serve un paio di gradi di poggiata. Il carrello si usa principalmente per gestire l'angolo medio al vento, usando il timone il meno possibile. Carrello su: angolo più stretto, barca un po' più orziera, carrello giù: qualche grado in più ma più velocità (e questo dipende molto dalle scelte tattiche legate alla posizione degli avversari, alla distanza dalla layline ecc.).
Quoto al mille per cento, anche io ho sempre fatto esattamente così. Unica aggiunta, all'aumentare di vento e soprattutto di onda io apro un po' le vele, aumentandone lo svergolamento: arretro il carrello genova e lasco leggermente la randa per aprire di balumina (io il vang in bolina con vento forte non lo uso, sono vecchia scuola!). Questo soprattutto per avere più facilità di conduzione della barca e una risposta più "dolce" a orzate e poggiate (inevitabili con le onde). Sapendo benissimo di rinunciare a qualcosina in termini di efficienza aerodinamica pura... ma alla fine andando più forte!!!
