21-11-2016, 11:31
Io credo che ogni appassionato di qualsiasi sport tenda ad avere un riferimento negli atleti "di punta" di quello sport.
Ovviamente, siccome nella vela il "gesto sportivo" viene integrato da molte altre sensazioni (libertà, autonomia, scoperta di nuove mete, sfida per portare sempre più in alto l'asticella delle proprie conoscenze e capacità, ecc.) il desiderio di lunghe navigazioni puntualmente nasce in quasi tutti.
Dal desiderio alla realizzazione il passo è tuttavia molto molto grande, non solo per mere questioni economiche e di tempo. Mi riferisco alle capacità, non solo di timonare una barca (che è l'aspetto meno importante per chi naviga su lunghe distanze, in quanto al timone ci passa davvero un tempo infinitesimo della navigazione), ma mentali, fisiche e psichiche, tecniche (meccanica, impiantistica, elettrica/elettronica) e molto molto altro.
Le lunghe navigazioni (tipo giro del mondo o traversata di qualche oceano) richiedono, a mio parere, una preparazione incredibile, che viene raggiunta (se ci si riesce, e non è assolutamente detto) molto per gradi. Bisogna essere "molto abituati" a navigare con qualsiasi tempo (e intendo proprio QUALSIASI) e non solo per qualche ora davanti al proprio porto, saper gestire stress e fatica per lunghi periodi ecc. ecc.
Qualche esempio: a molti piace la montagna, ma da questo a sognare di scalare Everest e Annapurna ce ne passa; a molti piace sciare, ma pensare di fare discese su pareti "verticali" in neve fresca ce ne passa; a molti piace nuotare ma pensare di immergersi fino a 50m e oltre in apnea.....
I "mostri" che fanno la Syndey-Hobart, quelli che che navigano nei 50 urlanti non sono dei comuni mortali. Non è una questione di "loro sono in regata" io andrei più piano. Il problema è "esserci" lì in mezzo...
Non vorrei averti smontato, ma il "nostro" mediterraneo è molto più che sufficiente per divertirsi, esplorare, sentirsi liberi, fare esperienze "forti", a volte anche troppo.
IMHO
Ovviamente, siccome nella vela il "gesto sportivo" viene integrato da molte altre sensazioni (libertà, autonomia, scoperta di nuove mete, sfida per portare sempre più in alto l'asticella delle proprie conoscenze e capacità, ecc.) il desiderio di lunghe navigazioni puntualmente nasce in quasi tutti.
Dal desiderio alla realizzazione il passo è tuttavia molto molto grande, non solo per mere questioni economiche e di tempo. Mi riferisco alle capacità, non solo di timonare una barca (che è l'aspetto meno importante per chi naviga su lunghe distanze, in quanto al timone ci passa davvero un tempo infinitesimo della navigazione), ma mentali, fisiche e psichiche, tecniche (meccanica, impiantistica, elettrica/elettronica) e molto molto altro.
Le lunghe navigazioni (tipo giro del mondo o traversata di qualche oceano) richiedono, a mio parere, una preparazione incredibile, che viene raggiunta (se ci si riesce, e non è assolutamente detto) molto per gradi. Bisogna essere "molto abituati" a navigare con qualsiasi tempo (e intendo proprio QUALSIASI) e non solo per qualche ora davanti al proprio porto, saper gestire stress e fatica per lunghi periodi ecc. ecc.
Qualche esempio: a molti piace la montagna, ma da questo a sognare di scalare Everest e Annapurna ce ne passa; a molti piace sciare, ma pensare di fare discese su pareti "verticali" in neve fresca ce ne passa; a molti piace nuotare ma pensare di immergersi fino a 50m e oltre in apnea.....
I "mostri" che fanno la Syndey-Hobart, quelli che che navigano nei 50 urlanti non sono dei comuni mortali. Non è una questione di "loro sono in regata" io andrei più piano. Il problema è "esserci" lì in mezzo...
Non vorrei averti smontato, ma il "nostro" mediterraneo è molto più che sufficiente per divertirsi, esplorare, sentirsi liberi, fare esperienze "forti", a volte anche troppo.
IMHO
