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Domanda su direttiva 94/25/CE
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Sikander Offline
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Question Domanda su direttiva 94/25/CE
Buongiorno, é da tempo che giro sulle norme che regolano la costruzione delle barche e le regole CE. Tuttavia continuo ad avere informazioni contrastanti circa la lettera g) della direttiva 94/25/CE. A tal proposito la norma dispensa gli autocostruttori di barche per uso proprio dall'obbligo della marchiatura CE, purché non si immetta sul mercato l'unità autocostruita per almeno 5 anni. Fin qui nessun problema. Non ho tuttavia capito se al termine dei cinque anni, il costruttore/armatore debba comunque fare il CE per vendere l'unità o no; beninteso che a mio modesto parere, non avrebbe senso introdurre il limite dei cinque anni dalla vendita e, successivamente richiedere il CE. Ma forse mi sbaglio ?
Grazie.
28-08-2021 17:22
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crocchidù Offline
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Messaggio: #2
RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
La Direttiva è stata recepita nell'Ordinamento Italiano con vari Decreti e Regolamenti di attuazione.

Ora risulta tutto confluito nel Codice della Nautica da Diporto:
https://www.altalex.com/documents/codici...da-diporto

Da una prima analisi:
quanto di tuo interesse è ora normato dall'Art. 4
...
2. Le disposizioni del presente capo non si applicano a:
a) per quanto riguarda il comma 1, lettera a):
...
7) unità realizzate per uso personale, sempre che non vi sia una successiva immissione sul mercato comunitario durante un periodo di cinque anni;

e poi, ART 15:
...
3. Le unità da diporto costruite da un soggetto privato per proprio uso personale e senza l'ausilio di alcuna impresa, cantiere o singolo costruttore professionale, possono essere iscritte nell'Archivio telematico centrale delle unità da diporto (ATCN), purché munite di attestazione di idoneità rilasciata da un organismo notificato ai sensi del decreto legislativo 11 gennaio 2016, n. 5, o autorizzato ai sensi del decreto legislativo 14 giugno 2011, n. 104. (4)

Dovrebbe essere altresì valido il Decreto Attuativo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 29 luglio 2008, n. 146, che, all'Art. 5, cosi' recita:
Art. 5. Iscrizione di imbarcazioni da diporto autocostruite
1. Il proprietario di un'unita' da diporto
autocostruita ai sensi dell' articolo 15, comma 3, del
codice puo' richiedere l'iscrizione nei registri delle
imbarcazioni da diporto presentando, in luogo del titolo di
proprieta', una dichiarazione sostitutiva di atto notorio
con sottoscrizione autenticata dal notaio o da altro
pubblico ufficiale a cio' autorizzato, corredata della
documentazione fiscale attestante l'acquisto dei materiali
necessari alla costruzione.
2. La documentazione tecnica per l'iscrizione delle
unita' autocostruite e' costituita da un'attestazione di
idoneita' rilasciata da un organismo tecnico notificato ai
sensi dell' articolo 10 del codice, ovvero autorizzato ai
sensi del decreto legislativo 3 agosto 1998, n. 314 , e
successive modificazioni.
3. Le imbarcazioni da diporto iscritte ai sensi del
presente articolo possono essere immesse sul mercato solo
dopo il decorso di cinque anni dalla data di iscrizione,
previo espletamento delle procedure necessarie per la
valutazione della conformita' CE, di cui all' articolo 9
del codice.
Per i riferimenti normativi del decreto del Ministero
delle attivita' produttive 30 aprile 2003, n. 175 si veda
nelle note alle premesse.

Il punto 3 del Decreto attuativo chiarisce che in pratica per metterle sul mercato ci vuole la valutazione della conformità CE. Non capisco però il limite dei 5 anni: prima o dopo i 5 anni per l'immissione sul mercato ci vuole comunque la conformità CE
28-08-2021 20:00
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Sikander Offline
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Messaggio: #3
RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
(28-08-2021 20:00)crocchidù Ha scritto:  La Direttiva è stata recepita nell'Ordinamento Italiano con vari Decreti e Regolamenti di attuazione.

Ora risulta tutto confluito nel Codice della Nautica da Diporto:
https://www.altalex.com/documents/codici...da-diporto
...
3. Le imbarcazioni da diporto iscritte ai sensi del
presente articolo possono essere immesse sul mercato solo
dopo il decorso di cinque anni dalla data di iscrizione,
previo espletamento delle procedure necessarie per la
valutazione della conformita' CE, di cui all' articolo 9
del codice.
Per i riferimenti normativi del decreto del Ministero
delle attivita' produttive 30 aprile 2003, n. 175 si veda
nelle note alle premesse.

Il punto 3 del Decreto attuativo chiarisce che in pratica per metterle sul mercato ci vuole la valutazione della conformità CE. Non capisco però il limite dei 5 anni: prima o dopo i 5 anni per l'immissione sul mercato ci vuole comunque la conformità CE

Ecco il punto ! Quindi devo comunque fare la marchiatura anche trascorsi i cinque anni. Caspita ma è vero, non ha alcun senso logico mettere un limite temporale, se poi comunque bisogna fare il CE. Almeno ché il legislatore non intenda dire che anche in presenza di marchiatura CE il costruttore in proprio non possa in ogni caso vendere la barca se non siano trascorsi 5 anni. Questo però creerebbe oltre che una contraddizione logica anche un discrimine tra unità marchiate CE costruite da cantieri e unità marchiate CE costruite da privati.
Dio mio, ma chi l'ha scritto il punto 3 del decreto ? Un'orango ?! 20


Scusa crocchidù, ma sei sicuro che il punto 3, all'Art. 5 del decreto 29 luglio 2008, n. 146, non sia stato in qualche modo, anche implicito, abrogato da nuovo codice ?
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 28-08-2021 23:03 da Sikander.)
28-08-2021 22:36
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crocchidù Offline
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Messaggio: #4
RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
(28-08-2021 22:36)Sikander Ha scritto:  Scusa crocchidù, ma sei sicuro che il punto 3, all'Art. 5 del decreto 29 luglio 2008, n. 146, non sia stato in qualche modo, anche implicito, abrogato da nuovo codice ?

Direi di sì
https://www.fog.it/legislaz/l-05-0171-vig.htm#65 (questo è il testo coordinato aggiornato)
Vedi qui Articolo 65 e clicca sul link nella parola "Regolamento"

La cosa che ho sbagliato sopra è che gli artt 4-13 sono stati abrogati e sostituiti dal recepimento della Direttiva 2013/53/UE, ma poco cambia
https://www.fog.it/legislaz/l-16-0005.htm
29-08-2021 00:09
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Sikander Offline
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RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
(29-08-2021 00:09)crocchidù Ha scritto:  Direi di sì
...

Scusa, ma voglio essere specifico per evitare malintesi; quindi passati i 5 anni devo comunque fare marcatura CE ? E se invece faccio subito la marchiatura CE, devo sempre aspettare 5 anni prima della messa in vendita ?

Grazie.
29-08-2021 00:45
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Lupo Grigio Offline
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Messaggio: #6
RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
Cercando, si trova qualche dato in più e si capisce meglio quali erano (sono?) i dubbi che avevano originato le domande e le affermazioni di Sikander sull'autocostruzione.

Intanto, punto primo, la normativa consente di iscrivere nei registri delle unità da diporto anche le barche autocostruite, con una procedura semplificata, a patto però che le stesse non siano poi "immesse sul mercato" (che significa rivendute sul territorio dell'Unione Europea) per un periodo di 5 anni.
Se però la barca autocostruita è da subito marcata CE, allora può essere rivenduta a piacimento in qualsiasi momento.
Se viceversa non venisse più rivenduta, e quindi non sarà più "immessa sul mercato", allora nessun obbligo a marcarla CE anche in seguito (per come è strutturata la legislazione attuale).
Ciò era stato pensato per favorire da un lato l'autocostruzione, senza gravare con procedure troppo complesse chi la barca se la vuole fare da se, ma non dispone della struttura di un cantiere professionale, e nel contempo non generare uno squilibrio competitivo a danno dei cantieri nautici con una sorta di concorrenza sleale (poteva essere una scorciatoia utilizzabile per saltare tutte le procedure previste dalla regolare marcatura CE, con relativi costi e passaggi).

Punto secondo: se l'autocostruttore vuole rivendere la barca che ha costruito con la procedura semplificata, trascorsi almeno 5 anni dalla messa in servizio di quella barca, dovrà comunque provvedere a percorrere, a posteriori, la strada delle verifiche post-costruzione per la marcatura CE (strada che è comunque presente ed utilizzabile se un cittadino europeo si compra una barca all'estero, non marcata CE, e vuole importarla sul territorio dell'Unione, godendo di tutti i privilegi che una bandiera di un paese aderente al trattato gli da, e senza rinunciare alla rivendibilità in futuro, sul maggiore mercato mondiale).

La ratio è che la marcatura CE ha due funzioni principali:
1. assicurare ai costruttori la libera circolazione sul mercato comune europeo, senza che uno dei paesi aderenti possa creare surrettiziamente delle barriere od ostacoli alla libera circolazione di quei beni (coperti dalla direttina nautica) per favorire le proprie industrie,
2. stabilire degli standard di sicurezza a favore di qualsiasi utilizzatore di quei beni, che siano allo stato dell'arte nello specifico settore (nel nostro caso, la nautica da diporto), e rappresentare quindi una attestazione di qualità e sicurezza al top, responsabilizzando da un lato il costruttore (o meglio, personalmente il firmatario della Dichiarazione di Conformità), e dall'altro l'Organismo Notificato che assiste il costruttore sul percorso della marcatura CE: entrambi devono essere stabiliti sul territorio dell'Unione e devono esser identificati e rintracciabili.

Le norme sono state introdotte con questi criteri.
Come sempre, si tratta di un bilanciamento tra opposte esigenze, da un lato assicurare libera circolazione e la sicurezza, dall'altro non vessare inutilmente il singolo cittadino.
Si consideri anche che qui siamo in un ambito che vede aderire a percorsi comuni popoli con legislazioni, storie ed abitudini del tutto diverse, sensibilità spesso distanti tra loro. Si è mediato molto.
Ma siccome la sicurezza è il valore guida (e troppo spesso, nonostante tutti i buoni propositi, emergono falle su questo fronte che poi vengono turate con successivi interventi normativi man mano che si scoprono i furbi, i distratti, i profittatori, ecc...), almeno un controllo serio fatto da un soggetto terzo esperto e tecnicamente validato, sui prodotti da autocostruzione, lo vogliamo fare, oppure no?
Ecco, secondo me, un "controllo serio", da farsi almeno la prima volta, prima di dichiarare quell'oggetto utilizzabile con tutti i crismi al pari di qualsiasi altro costruito con "filtri di verifica e controllo" di ben altra portata, professionali e certificati, non si può ottenere con una giornatina di lavoro: questa è una illusione pericolosa.
Il solo esame della documentazione prodotta dal progettista, richiederà qualche giornata, per capire come è concepita la barca, che soluzioni ha adottato, i collegamenti, le strutture, gli impianti?
Andare poi a vedere il manufatto, misurare e controllare se disegni e progettazione sono stati rispettati, oppure se ci sono difformità, richiederà del tempo, o no?
Verificare impianti e loro funzionamento in sicurezza, chiede i giusti tempi o no?
Fare infine le prove pratiche previste, magari vedere che succede uscendo in mare, organizzare una verifica di stabilità, misurare e raccogliere i risultati, fare i calcoli conseguenti, "pesare" la barca, ecc..., porta via altro tempo, o no?

Come si può pensare che una barca da una dozzina di metri di lunghezza (ma potrebbe pure essere ben più grande: il buon Dudley Dix Yacht Design fornisce progetti anche da 21,35 m LOA e 47 tonnellate), sia dichiarata "abile ed arruolata" tra le fila degli oggetti sicuri ed usabili da chiunque, con un lavoro di verifica fatto da un professional abilitato ed esperto, per qualche centinaio di euro?

Saremmo disposti ad accettare, sul serio, che circolino unità del genere? Io qualche domanda me la pongo.
Ma non sono assolutamente un burocrate, non difendo posizioni di privilegio di nessuno, non credo nella proliferazione delle regole ad ogni costo, ecc...

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11-10-2021 14:07
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Sikander Offline
Nuovo Amico del Forum

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Messaggio: #7
RE: Domanda su direttiva 94/25/CE
Caro Lupo Grigio, l'autocostruzione nautica esiste da sempre in tutto il mondo. La legislazione europea, in particolare quella italiana é tra le più severe a livello mondiale. Tralasciando le allusioni poco belle nei confronti degli autocostruttori fatte da te, se nemmeno la normativa attuale ti soddisfa, tanto vale vietare l'autocostruzione, evitiamoci le ipocrisie.
Anche se tu dici di non voler difendere le caste dei tecnici, é lecito avere dei dubbi sulla tua buona volontà e buona fede, ripeto i miei sono solo dubbi, perché a guadagnarci saranno solo i grandi cantieri e chi vuole avere una posizione di privilegio in termini di controllo del mercato nautico. A parte questo, e a parte la nostra minuscola disputa, le leggi per essere rispettate devono essere: semplici, poche e chiare. Tutti e tre gli elementi mancano in Italia e questo oltre a ingrassare gli esperti e i mestieranti, e dare insicurezza agli utenti finali, alla fine genererà proprio l'effetto opposto a quello che si voleva, e cioé la certezza del diritto.
Allora sul serio, metti mano alla tua volontà e cerca di raccogliere 500mila firma e proporre una legge che vieti l'autocostruzione.
11-10-2021 14:33
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