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IN ROTTA PER LA GRECIA (by joshua)
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IN ROTTA PER LA GRECIA (by joshua)
IN ROTTA PER LA GRECIA (e ritorno) estate 2005

Il sogno di navigare senza l'assillo della data fissa di rientro, si è quasi concretizzato grazie al mio maggior tempo libero ora disponibile. Per alcuni "eterni scontenti" come me, sarebbe poca cosa ma, riconosco che è sempre qualcosa.

A differenza degli altri anni, prima del 2004, dove le rotte e gli itinerari si materializzavano sulle carte nautiche durante qualche domenica invernale, ora faccio programmi di massima, sintetici, con il solo scopo di navigare e godermi di più la barca.

Pertanto, accantonai il "giro" dell'Italia con destinazione la base militare di La Spezia, per salutare mio figlio, con buona probabilità di non trovarlo perché in navigazione con qualche unità, la scelta è caduta spontanea sulla Grecia.

Venezia, Ionio, golfo di Patrasso, canale di Corinto, scalo al Pireo per visita di Atene, periplo del Peloponneso e risalita a Venezia.

La mia amata "AL NA' IR IVa", sloop in VTR di 9,16 mt. f.t. e 7,30 al galleggio, è un caipirinha del 1980, con linee d'acqua dell'architetto Castiglioni ex collaboratore a New York del grande Olin Stephens, che si "sentono" nel suo andare; è praticamente pronta. Ma noi sappiamo che in verità le barche non lo sono mai, in quanto si progettano ed elaborano sempre piccole migliorie, cambiamenti, sostituzioni, anche in virtù di quella benedetta lista dei lavori da fare, che più ne cancelli perché fatti, più ne aggiungi, cosi da rimanere costante.

Sono spessissimo a bordo, ma chissà perché, prima di mollare gli ormeggi ho bisogno di stare di più con "lei", quasi un contatto intimo che va al di là dei soliti controlli di routine sopra e sottocoperta.

Il giorno prima di mollare mi raggiunge Rosanna. Siamo assieme, anche in barca, da 36 anni e per questo Le sono doppiamente grato. Uno, perché con la Sua presenza a bordo mi permette di avere una vita matrimoniale a terra senza quelle pressioni psicologiche ed esigenze pratiche di chi ha una compagna che soffre la barca o, che non la può soffrire; due, perché con il Suo modo di stare in barca, discreto e nauticamente disinteressato malgrado gli anni trascorsi, mi permette di condurre la barca in maniera totalmente indipendente quasi fossi in solitario, cosa che a me piace molto.

Sono le 04.00 del 22 maggio, è ancora buio. Accendo il motore; sarà l'ora, sarà il tè bevuto a stomaco vuoto sopra il carteggio ascoltando al VHF il meteo di mezzanotte ma, dare motore in quel silenzio, mi dà un nervoso fastidio allo stomaco. Ancora una volta vorrei mollare a vela, ma non c'è un alito di vento.

Dopo mezzora sono in mare, di vento appunto, neanche a parlarne. Questa volta non salto l'Istria, divenuta oramai quasi un enorme marina, e faccio rotta su Rovigno sempre bella, che raggiungeremo dopo 56 mg, per accontentare Rosanna in quanto sono un po' d'anni che non ci approdiamo. Il SE previsto dal meteo in effetti c'è, ma è solo una bava di vento. Solo a 10 mg dall'arrivo riesco a spegnere il motore e a fare vela di bolina stretta con un reale di 5 n. ed una velocità di 4,8 n. Meglio di niente anche se tardi. Un uccellino dal petto giallo, a metà traversata si posa a bordo e vi rimane, talvolta svolazzando da prora a poppa, per tre quarti d'ora. Non ha bevuto ne mangiato di quello che gli abbiamo porto, mentre noi abbiamo riempito le ciotole da navigazione, con tagliatelle, tonno, cipolla e capperi; birra, pane e pomodori crudi vengono trattenuti dalla rotaia della randa perché si beccheggia su mare morto al mascone di sx.

In porto a Rovigno devi obbligatoriamente ormeggiare in marina. Vergognosamente non c'è alternativa. Tutto cambiato da quando ci approdai per la prima volta a 14anni nel 1964 a bordo di un Classe C in mogano, progetto di J. Illinghworth dal nome esotico "Pao Pao III°" con il quale ho iniziato ad andar per mare dopo molta laguna, ma questo è un altro discorso.

Ormeggiato e dopo il giro fra le banchine, che faccio sempre molto volentieri per vedere se ci sono barche con la -B- maiuscola da ammirare, quelle che piacciono a me, molto lontane dai progetti odierni; nauseato scendiamo a terra godendoci sulla riva, fra barche in legno sullo scalo che sembrano voler fermare il tempo, un tramonto dai toni accesi che si riflettono su un mare d'olio con la vista, sulla dritta, delle pittoresche case dell'antico borgo storico marinaro.

23 maggio esco a lenti bordi fra le barche locali sui corpi morti, spero vi sia di più del SE F 2 previsto, Rosanna "pisola" in cuccetta. Mare e vento di scirocco di prora, beccheggio copioso e spruzzi in coperta, piove poco. Al riparo della capottina mangio pane nero, marmellata e frutta. Dopo 19 mg, dò fondo in val Cagoia nella baia interna di Veruda. Qui si sta in pace anche sotto la pioggia, un po' di barche, ma nessuno disturba e lo spazio di evoluzione è ampio.

Il meteo dà sistema frontale che dalla Francia si dirige verso E-SE con burrasche previste da NW F 8 su Corsica, Sardegna e il barometro scende costante da ieri.

Il giorno dopo, in rotta per l'isola di Lussino, passiamo il Quarnaro, sotto bora sui 30 n. con raffiche di 35-38, con una mano e tormentina ingarrocciata allo strallo volante e un cielo color piombo con qualche spruzzata di pioggia. La "gatta gravida", come a volte chiamo la mia barca per i suoi fianchi generosamente sporgenti, si appoggia a quello sottovento e non và più giù malgrado le raffiche e le onde fra il mascone di sinistra e mezza-nave, per un consolidato mare F 3-4 con creste formate trascinate dal vento. Il frenello della ribolla ha sostituito l'automatico, dopo capo Promontore. La mia mano si appoggia leggera assecondando i movimenti della barra, accompagnando l'onda vitrea che passa sotto lo scafo e filiamo, filiamo con una media di 6 n. Una vela tedesca sui 12 mt con sola randa, che ci aveva preceduti di ½ miglio al traverso del capo, è stata passata dopo una decina di miglia lasciandola, scaduta di 1 miglio circa sottovento;
e al traverso dell'isola di Unie, indietro di 1 mg e 1/2 circa.

Onore invece, ad un Comet di colore giallo, del tipo 8 o 8,50, che con sola randa e beccheggiando pesantemente, ha stretto sul porto di Unie.

Oggi la cucina non funziona a parte un tè caldo e dalla cambusa esce solo pane e frutta.

Per la cronaca: la bora, in diminuzione già sopra vento alle isole Canidole, ci ha progressivamente lasciato davanti alla Bocca Vera. Entro in val Augusto di Lussin Piccolo purtroppo a motore, dopo 35 mg.

25 maggio. L'isola di Isto è raggiunta dopo 27 miglia. E' in arrivo un'alta pressione, in effetti il barometro tende a salire. Un buon borino sui 12 n. mi consente una bolina larga e il GPS alcuni momenti segna 6,4 n. Lentamente gira a N e poi a maistro allargando l'andatura con una media di 5,7 n.

Nel piccolo porto di Isto abbiamo avuto un insolito incontro, fuori dai soliti schemi vacanzieri.

In crociera, accompagno volentieri Rosanna a visitare l'interno delle chiese. La ragione di tali visite è diversa dalla Sua, mi consentono di riflettere laicamente, nel fresco silenzio, sulle umane miserie ed inoltre, ammirare i piccoli e grandi capolavori dell'arte sacra.

Cosi, sul far della sera, entrati nella piccola e quasi spoglia chiesetta del paese, Don Angelo, il vecchio parroco di 82 anni, asciutto, determinato e per nulla rassegnato all'età, in un discreto italiano, ci ha invitati a partecipare alla processione del Corpus Domini che si sarebbe tenuta il giorno dopo.

Che fare? La dimensione, nella quale ero entrato oramai da giorni, di distacco dalla solita routine quotidiana di terra, la tranquillità dell'isola tutta natura con le poche e discrete case del paese e il tempo a disposizione, mi ha portato a non deluderlo. Così, il giorno seguente, mentre le altre barche mollavano gli ormeggi, noi siamo scesi a terra e abbiamo seguito la processione assieme a tutti gli abitanti del paese. Gli uomini in testa, anticipavano il vecchio prete che con l'ostensorio, procedeva all'ombra di un baldacchino sorretto da fedeli e contornato da stendardi e lampade.

Seguivano le donne separate dagli uomini come in chiesa, dove quest'ultimi prendono posto sulla balaustra collocata sopra l'entrata. Alla fine ci ha intrattenuti volentieri raccontandoci un po' di se e chiedendo, sinceramente interessato, la nostra modesta opinione, da due punti di vista diversi , riguardo i temi attuali con i quali si confronta il mondo religioso e laico.

Ha conosciuto anche dei Fratelli della Costa della Tavola di Padova che fino a poco tempo fa avevano lì un loro covo d'oltremare. A Rosanna, ha fatto dono di un rosario e di un libro di preghiere.

Il 26 maggio malgrado Spalato Radio, solitamente precisa nelle sue previsioni avesse preannunciato un WNW da 6 a 16 n., abbiamo smotorato in bonaccia e dato fondo nella baietta protetta dello stretto passaggio di Sdrelaz dove, in compagnia di sole altre 2 barche anch'esse alla fonda, dopo cena in pozzetto e un bel tramonto, abbiamo passato una notte tranquilla.

Il 27 maggio con 1 n. di vento da S che non mi ha permesso di far vela, siamo arrivati a Primosten per i plotter dipendenti (Capocesto per noi che navighiamo la Jugo da anni), dopo 38 mgl a motore!! Delfini a N dell'isola Kakan.

Primosten, antico nucleo di forma circolare, con i suoi caratteristici tetti bianchi ricoperti da lastre di pietra chiara, era un tempo, evidente anche dal largo per il suo colore che saliva verso il culmine dell'isolotto sul quale è stata costruita. Purtroppo ora ha cambiato colore e le tegole rosse spiccano meno, quasi a cancellarne la memoria, e segnalare gli interventi di restauro che sono eseguiti in tutto il territorio costiero Croato, in maniera poco rispettosa delle tradizioni costruttive.

Il 28 di maggio, mollando gli ormeggi verso mezzo-giorno per navigare a vela con il maestrale, dopo 33 mg abbiamo raggiunto il porto di Comisa sulla costa W dell'isola di Lissa,



Il giorno appresso sono rimasto all'ormeggio in banchina del paese, cercando di riposare in quanto da diversi giorni una, o tutt'e due le mie vecchie ernie discali, dopo nove anni si sono fatte vive procurandomi dolori alla gamba destra.

Il 30 maggio, con dei bordi, ho raggiunto l'isola di Bisevo dove, dopo aver messo a mare il canotto ed ammainato il Fb con l'ausilio di un bighetto da me costruito, abbiamo visitato la grotta che è sempre molto suggestiva. Sono ritornato con un bel SE a mezza-nave sino all'interno dello specchio acqueo di Comisa dove ho dato fondo per passare la notte.

Il 31 maggio, bollettino valido sino alle 13.00 per Adriatico centrale: vento debole-moderato da SE/SW mare mosso con rischio di locali rovesci. Una perturbazione si muove da occidente verso l'Adriatico con pressione in calo. Il barometro in 18 ore è calato di quasi 5 millibar. Alle 07.15 alla via, vento apparente molto debole da ESE, si naviga a motore e poco a vela purtroppo. Alle 09.00 l'isola di Lastovo è di prora, quella di Susak (Cazza sempre per noi e per le Maldobrie9, al mascone di dritta.

Cumulonembi formati sopra la costa, tendono ad assumere la classica forma ad incudine; penso ad una probabile scontratura di vento con forte temporale. Inizio ad armare lo strallo volante e ad ingarrocciare il fiocco da lavoro terzarolabile sempre rizzato a prora alla draglia di dritta, armo le scotte da vento, preparo in chiaro la drizza della randa controllando le borose per la prima e seconda mano, per la terza vedremo ma non credo sarà necessario, ed attendo avanzando, un cambio di colori nel cielo.

Lentamente l'ammasso nuvoloso ha cambiato forma e si è dissipato lasciando nuvolaglia sparsa. Sgarrocciato e rizzato il fiocco, disarmato strallo volante e sistemata la drizza.

Questo è il lavoro in barca: si fa e si disfà magari dopo poco e per parecchie volte nel giro di poco tempo. Fa parte del "gioco".

Pranzato in navigazione con tagliatelle ai funghi porcini, salmone pane e vino babic'.

Dopo 39 mgl approdiamo alla banchina del paesetto di Ubli sulla costa W dell'isola di Lastovo. Pratiche di uscita e notte tranquilla.

L'uno giugno alle 04.30 prima di mollare gli ormeggi, mentre aggiungevo un po' d'olio al motore, a causa dei dolori causati dall'ernia, che si fanno sempre più sentire tanto da avermi fatto abbandonare la mia cuccetta di quarto, comoda all'interno, ma un po' scomoda da guadagnare, per quella del quadrato che si forma abbassando il tavolo, ho maldestramente versato all'interno del motore molto più olio del dovuto costringendomi a pomparne fuori l'eccesso, cosa non semplice, scomoda e per me dolorosa.







Alle 06.30 sono alla via con rotta 207° destinazione Vieste. Vento apparente sui 10-11 n. da E, con randa e genoa mure a sinistra e andatura al lasco, navighiamo a 5,6 n., mare F 3 al traverso con piccole creste.

A ¼ di miglio a prora c'è uno sloop olandese di 39', visto la sera prima a Ubli, che naviga con la nostra stessa rotta. Per tutta la traversata è rimasto davanti a noi mantenendo lo stesso vantaggio.

Solo a 8 miglia da Vieste, quando il vento è girato a SW facendoci navigare di bolina, evidentemente buon boliniero (anche se a vederlo non dava l'idea), è partito, dandomi 2-3 mg all'arrivo. Preparato, durante la navigazione, un sugo di piselli al pomodoro con soffritto di cipolla che poi si è sposato in ciotola con le tagliatelle. Alle 17.30 sono entrato in porto dopo 59,5 mgl ad una media di 5,5 n.

Il giorno appresso all'ormeggio per riposare cercando di sfiammare il nervo sciatico sollecitato dall'ernia, con pochi risultati per la verità. Acquistati antidolorifici sperando in bene.

3 giugno, usciti a vela e alle 09.00 alla via per 171°, in rotta per Barletta navigando nel golfo di Manfredonia con vento sui 13 n. da NNW con andatura a farfalla, mare in poppa F 2 con creste e una velocità di 5 n. circa. Troppo bello per durare, alle ore 10 circa, per un calo di vento, il log segna 2,5 n. Alle 11.25, dopo aver navigato a vela aiutandomi con il motore, l' ho spento e, con vento sui 5 n. da SE di bolina e mare al giardinetto di sx, ho proseguito la navigazione cucendo, nel frattempo, dei rinforzi ai copri-parabordi che si erano lacerati. Alle 15.35 quando dopo 37 mgl sono entrato in porto a Barletta manovrando a vela, mi sono ormeggiato alla banchina commerciale autorizzato dalla locale Compamare a partenza di una nave. Rimanendo in attesa, per il tempo necessario sottovento di poppa ad un peschereggio, abbiamo preso il tè.

Il giorno appresso leggero vento da NE con mare morto da levante F2 in rotta per Bisceglie con una media di 4 n. di bolina larga. Passato mezzogiorno il vento gira a SE sui 18 n. e tende ad aumentare, il mare in poco tempo monta di prora a F 3. Il mio portolano non aggiornato, non specifica bene circa l'imboccatura delle dighe che dal pianetto, sembra proprio sopra vento; non si conoscono i pescaggi antistanti l'ingresso. Pertanto anche se il vento dovesse durare poco, ed essendo vicino al porto, o mi metto alla cappa attendendo la diminuzione del vento e conseguente stato del mare o, viro di 180° e raggiungo Trani a 4 mg di poppa. Rosanna mi guarda male e, hai voglia ricordarLe che a bordo del barco il comandante sono io, ho virato.

Una curiosità: scesi a terra per visitare il nucleo medievale e la chiesa dell'Addolorata, bellissimo e severo tempio templare, trascinando un po' la gamba dolorante, ci siamo fermati a cena in un locale che dà sulla banchina dei peschereggi; bene, per accompagnare l'antipasto di pesce e delle spigole in guaceto, ho chiesto del vino bianco della casa, tanto io non sono un intenditore. Ergo: vino sfuso finito (eravamo gli unici clienti). In alternativa, dell'ottimo bianco locale del 75 ! C..apperi che alternativa! (Spiacente per gli intenditori, ma ho rifiutato).

Il 6 giugno, dopo un giorno di sosta "auto-terapeutica", alle 10.45 uscito in mare con vento da W sui 6 n., andatura al lasco a 4,7 n. con solo genoa in quanto ho dolori persistenti e non voglio forzare, mare F 2 al giardinetto e meteo favorevole.

Alle 12.40 al traverso di Molfetta, vento girato a levante, andatura di bolina larga e log sui 4,9 n. Alle 15.30 entrato in porto vecchio di Bari dopo 23 miglia. Ormeggiati al Circolo Vela Bari prospiciente la città vecchia.

Scesi a terra per acquisto di alcune carte nautiche mancanti per periplo Peloponneso e, a causa dei dolori, ogni 5 metri devo fermarmi .

La mattina del 7 giugno, dopo aver passato una notte insonne per i forti dolori ascoltando la pioggia battente che tamburellava sulla tuga, mentre mi preparavo a mollare gli ormeggi pensando alle previsioni meteo che davano la discesa di una perturbazione verso l'Adriatico meridionale, (la pioggia della notte già la preannunciava), i dolori non cessavano soprattutto in posizione eretta. Improvvisamente questi sono aumentati in modo tale che, anche piegato supino in cuccetta di quarto, erano divenuti insopportabili e non accennavano a diminuire. La gamba destra era completamente insensibile, progressivamente anche la sinistra e, nel frattempo, perdevo la sensibilità agli avambracci e alle mani al punto tale da non aver più la presa e le stesse, erano divenute deformi. Il respiro affannoso con il quale a mò di iper-ventilazione, cercavo di attenuare gli spasmi, mi dava la sensazione che da li a poco avrei perduto conoscenza. Mai provati dolori cosi acut
i.

Il personale del Club, gentilissimi, avvisato da Rosanna, ha chiamato un'ambulanza che è arrivata di li a poco. La dottoressa e due infermieri, saliti a bordo, mi hanno praticato le prime cure, appendendo le flebo ai corrimani interni del quadrato. Poi d'urgenza mi hanno trasferito all'ospedale, dove sono rimasto, in osservazione, sino a pomeriggio inoltrato. Curioso e simpatico l'atteggiamento di uno degli infermieri che, dovendo conseguire la patente a vela, faceva domande a non finire. (Forse per sdrammatizzare). Scendendo di prora, un infermiere ha perso in acqua il contenuto della borsa con defibrillatore ed altro.

Antinfiammatori e antidolorifici mi hanno accompagnato per una decina di giorni fermo a Bari, mentre cercavo di rimanere disteso il più possibile in cuccetta di quadrato che rimaneva sempre in opera così da costringerci a prendere i pasti io, sopra il piano di lavoro a scomparsa antistante il lavello, mentre Rosanna sopra il carteggio.

Dopo 8 giorni sono sceso a terra per fare il punto circa la mia situazione fisica non rilevando alcunché di serio.



Nel frattempo è approdato uno sloop di 8 metri di un anziano tedesco che, da Porto Nogaro vicino a Monfalcone, scende in solitario sino in Grecia e ritorno. E' la prima barca piccola sotto la mia lunghezza che incontro, e sarà anche l'ultima. Come pure la mia è sempre stata la barca più piccola in tutti gli ormeggi e/o ancoraggi ove ho sostato.



Cosa fare? Mettere la prua a settentrione, cosa che al momento pare saggia stante la situazione o, fregarsene e continuare a scendere verso SE?



17 giugno, decisione presa senza tante discussioni: si prosegue.

Tanto per non forzare subito, lentamente, dopo 11 miglia, siamo a Mola di Bari. Bello, fornito e affollatissimo, il piccolo mercato del pesce sulla riva che riceve il pescato direttamente dai pescherecci. Anche qui facciamo funzionare il nostro grill "artigianale"a gas da pozzetto che ci consente molte scorpacciate (nel vero senso della parola) di pesce fresco. Durante la navigazione, ho dato solo genoa, sembra che il fisico regga bene.

18 giugno. Nel primo pomeriggio, dopo aver dato vela all'interno del porto (motore solo per disormeggio), usciti in mare dove un leggero vento da N con andatura al gran lasco, ci faceva avanzare a 4 n. Per evitare il vento in filo ruota, orzando di pochi gradi, ho effettuato vari bordi in poppa sino all'entrata di Monopoli.



Quando già ormeggiato alla banchina commerciale, ho notato che in crocetta di uno sloop entrante del tipo Elan 434, era issato il Gonfalone di San Marco (vessillo della mia città nonché bandiera della storica Repubblica Serenissima), ed anche loro avevano notato il mio a poppa. Alla ruota Paolo, ex armatore di una barca come la mia, già conosciuto in passato; con moglie e due figli giovani, diretto in Grecia.

19 giugno, con vento sui 14 n., dopo aver dato vela all'interno del porto, ho iniziato la rotta verso S, ancora una volta, con una serie di virate in poppa con mare F 2-3. Un bell'andare, anche se a volte tende a straorzare, autogoverno a riposo e me la godo a timonare. E chi ci pensa più all'ernia?

Gran bella cosa l'automatico, basta però non farsi prendere la mano così da perdere ... la mano!

Anche se in prossimità dell'entrata della grande diga il vento è diminuito di intensità lasciando un certo mare, dopo 6 ore e 40' viro quasi sotto il fanale verde di Brindisi avendo coperto le 41 mgl ad una media di 6,1 n. che, per la mia lunghezza in acqua e il dislocamento da "traversata oceanica" che fa alzare la linea di galleggio, credo sia una buona velocità.

Dopo una notte passata in banchina che a causa del maestrale, ci ha riempito di polvere, cartacce e cicche, abbiamo ormeggiato alla Lega Navale.



Il 22 giugno, dopo un giornata di sosta per recuperare fisicamente gli ultimi giorni di navigazione (sarebbe stato un vero peccato navigare i prossimi a motore a causa dell'ernia), abbiamo lasciato Brindisi a vela già fuori dai pontili della Lega. Il meteo dà vento da N F 4 con locali rinforzi e nell'area mediterranea, sta entrando un vasto campo di alta pressione che darebbe buono, per attraversare il canale d'Otranto.

Alle 08.35 sono in mare, vento reale sui 15 n. da NNW, mare in poppa F 3-4. Sento un certo formicolio alla gamba, allora niente bordi in poppa. A prora per armare lo strallo volante e ingarrocciare il fiocco, ammaino la randa e lo isso per un'andatura tipo "fiocchi gemelli". Armo anche il frenello timone e governo a mano con velocità di 6,3 n.

Siccome mi appresto ad attraversare la zona deputata alle esercitazioni di tiro, e ritrovarmi con dei buchi sulle vele, contatto via VHF Compamare Brindisi che mi dà conferma di tali operazioni fornendomi e riconfermandomi, le coordinate delle aree interessate. Trasferite sulla carta, l'area interessa quella dell'"entroterra" !! e comunque anche il tratto di mare che va da Capo di Torre Cavallo a Punta della Contessa, come fra l'altro trasmessomi oltre alle coordinate. Così ho continuato a navigare a 2 mgl circa dalla costa e non alle 5 di distanza previste in questi casi, in quanto l'area interessata, come da loro istruzioni, era già di poppa. Al momento della conversazione radio ero distante 3 mgl circa dalla zona e i colpi li sentivo di prora, cioè dalla parte opposta. In seguito ho potuto vedere pinnacoli d'acqua alzarsi, per fortuna molto sotto costa, fra punta S. Cataldo e Torre Ruggeri, cioè 15 mgl circa più a S. Complimenti
!

Primo tributo a Nettuno: tonneggiandomi lungo la banchina commerciale di Otranto, tirando troppo l'ormeggio di prora, ho urtato rompendo il fanale di via verde.

Il 23 giugno con barometro in discesa ma ancora sui 766, alle 05.00 esco in mare per attraversare il canale d'Otranto in rotta per l'isola greca di Fano. Bava di vento da N, mare poco mosso, poco nuvoloso. Isso comunque il genoa al lasco che da una mano al motore, navigo a 6 n. Il vento aumenta un po', isso anche la randa così posso diminuire progressivamente i giri del motore sino a spegnerlo per navigare a vela solo per 50' sui 4,5 n. Poi riacceso in assenza di vento: va bene augurarsi di passare l'Otranto con tempo e venti maneggevoli, ma qui si è esagerato.

Alle 13.30 dopo 45,5 mg, dò fondo di fronte all'abitato di Ammos. Un intenso profumo di vegetazione (un misto di salvia, rosmarino e un profumo che ricorda l'incenso), ci giunge con un venticello tiepido che si incanala in una gola fra due piccole alture verdeggianti.

Traversata tranquilla, rare navi e tutte di piccola stazza. Tre barche alla fonda di cui una italiana di 10,5 mt. Sera beata in pozzetto a rimirar le stelle.

24 giugno salpato e, alle 09.50, alla via per il porto di Corfù distante 37 mgl. Il vento del primo mattino sui 10-12 n. da NW, è calato a bava e con la randa e il genoa aiuto il motore. Alle 11.30 vento nullo, rollato genoa. Alle 14.30 dopo aver doppiato punta Psaromita, ho spento il motore e con vento apparente sui 10 n. ed andature varie ma portanti a causa dell'orografia della costa sulla dritta, ho distanziato un "bombolone" di 12 mt. che scendeva anch'esso con un angolo di rotta di più di 10° sulla dritta di differenza dalla mia. Alle 16.00 il vento è calato definitivamente e alle 16.40 sono entrato in porto vecchio a Corfù dove ho ormeggiato, con difficoltà a causa l'assembramento di barche turistiche, fra barche da pesca locali e un vecchio yacth a motore in ferro battente bandiera italiana. Il suo armatore mi raccontava che quest'anno la sua barca compiva 100 anni e che l'aveva acquistata dopo il dissequestro alla quale era stata sotto
posta in quanto a bordo della stessa, il principe Juno Valerio Borghese aveva pianificato il famoso mancato colpo di stato.





Il pomeriggio del 25 in rotta per porto Mourtos sulla costa continentale dove ho ormeggiato dopo 20 mgl. con un poco costante maestrale ma sufficiente per procedere con una media di 3,5 n.

Il 26, quando eravamo già in vista di porto Gaios sull'isola Paxos nostra destinazione, approfittando di un buon vento da SSW ho proseguito di bolina stretta a 5 n. su Preveza con mare in aumento al mascone di DR. Alle 19.45, dopo 45 mgl, imboccavo il canale d'accesso esterno e, con marea favorevole, alle 20.10 ormeggiavo in banchina.

Lungo la stessa abbiamo "dato fondo", come scrisse una volta Giorgio Sternini raccontando di una crociera in Grecia con il suo Thaiti ketch; in una trattoria dall'atmosfera molto casalinga a differenza dei ristoranti molto curati e i bar alla moda tutt'intorno. Le tovaglie a quadretti e le sedie di legno davano un senso di semplicità. Pochi gli avventori tutti anziani. Non riuscendo a capirci con l'oste, quest'ultimo ci ha invitati in cucina dove una vecchia cuoca si aggirava fra pentole e pentoloni al fuoco e, sollevando i coperchi di pentole e teglie in alluminio ammaccate e annerite, ci ha svelato prelibatezze e manicaretti che penso propri della cucina greca. Provate, finchè tengono ancora bottega.

Il 27 lasciamo Preveza in calma di vento, attraversiamo il canale di Levkas e sempre in calma piatta, diamo fondo all'isola Skorpios. Come diceva Totò: la morte è una livella; non solo, anche il mare in un certo senso lo è tanto che ci bagniamo nelle stesse acque dove il mitico ?! Aristotele, la divina Callas e l'americana Jaqueline si rinfrescavano le terga.

Dirigiamo su P.to Vhati di Itaka e bordeggiamo con un bel 12 n. da S.

Lentamente ma progressivamente ridonda e alle 16.00, 25-30 nodi da SSW mi ha già fatto rollare il genoa e proseguire a motore con mare di prora F 3 e buone creste che rompono in coperta.

Le 15 mgl che ci separano dal porto di destino significano quasi 4 ore di buon beccheggio e lavate, pertanto virata di 180° , spento motore e via al gran lasco dando anche genoa con mure a sx a 5,7 n., alla volta di p.to Vathi dell'isola di Meganisi.

Dalle mie parti si dice: chi si loda si sbroda. Però è giusto dare a Cesare.... : mi sono ormeggiato con fianco dritto all'inglese in uno spazio di 11 mt. appena, fra una barca alla fonda con poppa in banchina e due barche ormeggiate all'inglese a pacchetto con raffichette perpendicolari alla banchina. Mi sono appoggiato con i parabordi in banchina e sono sceso a terra a dare volta fra i complimenti di un capo-flotta inglese e dei pescatori locali. (scusate l'immodestia!)

Il 28 navighiamo con vento sui 2 n di prora verso Itaca e dopo un'ora circa mi dà buono, do anche il genoa e bolinando e successivamente allargando, sono entrato nel golfo di Aetos dove per mancanza di vento ho raggiunto p.to Vathi di Itaca e ho dato fondo dopo 20 mgl.

Il 29 navigazione senza storia per attraversare il tratto di mare che porta al continente dove dopo 38 mgl, approdiamo a Mesolongion per vedere un ambiente totalmente all'opposto di quello sin d'ora ammirato, con paesaggi lagunari e case di pescatori su palafitte.

Il 30, con poco vento sulle vele, aiutati dal motore, ci inoltriamo nel golfo di Patrasso.

Spento il bestia, passiamo sotto il ponte di Rion con andatura a farfalla in quanto vento sui 10-12 n da NW. Ho chiamato Rion-radio sul VHF come da istruzioni del portolano ed ho ricevuto disposizioni per il passaggio. Le campate sono molto ampie e alte, traffico quasi inesistente, visibilità ottima, "nave" piccola; non ho capito la necessità di chiamare via radio. Però l'ho fatto volentieri in quanto mi dispiaceva fare un torto all'operatore dalla giovane voce molto gentile ed impegnato. Alle 14.40 strambato con mure a sx al giardinetto con vento sui 18 n. reali, per allontanarmi dalla boa dei banchi di sabbia di p.ta Dhrepanou molto ben visibili in acqua. Alle 15.00 montato frenello alla barra quando al traverso della boa con direzione isola Trizonia. Velocità 6 n. con punte di 7, rotta 95° vento stimato sui 25 n. reali. Rollato genoa e non armato fiocco in considerazione delle poche miglia rimaste da navigare, con sola randa manteniamo una velocità
di 6,2 n e, con le onde di un mare F3-4, devo contrastare più volte la tendenza all'orza con ingavonate sulla dritta.

Sempre per il discorso di dare a Cesare...., ho commesso un bell'errore! Gestibile in quelle circostanze ma, ben altra cosa in situazioni più serie. Per contrastare la tendenza orziera, ho puntato più a E che a NE, scambiando da distante, capo Psaromita per la punta S dell'isola Trizonia. Accortomi, ho dovuto virare quando al traverso di quest'ultima e navigare con vento e mare a mezza nave con barca molto sbandata e anemometro sui 30-35 n., con timone sotto sforzo malgrado aver scarrellato tutto sottovento, smagrito e sventato quanto possibile onde evitare guai. Dopo 40 mgl, c'è un piccolo paese tranquillo e pittoresco con una baietta tutta pace.

Paris, dell'omonima trattoria sulla baietta, riporta su di una lavagna ogni otto ore circa, le previsioni del vento con intensità e direzione, desunte da un sito meteo dal suo p.c.

Meteo in grecia neanche parlarne.

Sono rimasto un giorno all'ormeggio per godermi la pace, le piccole passeggiate e, stranamente, vedevo che la forza del vento previsto riportava numeri sempre medio-alti. - Sorry Paris, don't forget: "italiano-greco, stessa faccia stessa razza". Non è che tu aumenti l'intensità del vento così da far rimanere più barche all'ormeggio e più clienti ai tavoli?- Un sorriso ruffiano,una leggera pacca sulla mia spalla e..-Alexandros, ancora uzo e ne'rò ghiacciata?-

2 luglio (42esimo di crociera) ore 08.40 uscito, 08.55 scapolato is.tto Ayos Ioannis e alla via per 120°, vento da WNW sui 10 n. apparente. Il rollafiocco ha problemi e non mi permette che 2-3 giri appena. Armo lo strallo volante e isso il fiocco con andatura il fil di ruota e mare F 2-3 in poppa che ci fa rollare di 10°-15°. Dopo punta Psaromita virato per 80° al lasco con velocità di 6 nodi. Fuori del ridosso di detta punta il vento si porta sui 10 n. reali da W.

Alle 11.30 al traverso del fanale di punta Andromakhi ridossato con apparente di 8 n. Dopo un quarto d'ora, dalle alture sulla sx scendevano raffiche che l'anemometro dava sui 20-22 n. In acque calme il gps segnava anche punte di 7 nodi di velocità.

Alle 12.20 entrati a Galaxidi. A causa di "incomprensioni" con Athanasio, presunto ormeggiatore, dopo averlo mandato a ..., ho messo prua verso l'uscita e mi sono diretto a Itea. Le sole 3 mgl di distanza, il fiocco sacchettato e un WSW a raffiche sempre più sostenuto, mi hanno fatto rinunciare a navigare a vela. Dal largo, con il forte vento e le onde striate di bianco che tendevano a farmi straorzare, sembrava impossibile poter ormeggiare ai pontili di Itea ma, una volta a ridosso del moletto esterno di quello che potrebbe diventare un marina, le onde non erano più alte di 0,5 mt anche se il vento faceva ingavonare la barca costringendomi ad un ormeggio quasi in corsa frenando l'abbrivio filando un cavo "lanciato" a doppino. All'ormeggio il vento reale era di 26-28 n. con punte di 34-36, barca costantemente sbandata sui 10°, qualche strattone alle cime, spruzzi sopravento al pontile e onde le cui creste scavalcano il moletto esterno.







Il giorno dopo, con un autobus di linea, arrampicandoci per i tornanti che sovrastano una vasta valle ad ulivi da sembrare dall'alto un grande prato, si passa fra strette strade di villaggi di montagna e si giunge a Delfi, paesino dedicato al turismo, anche se di turisti pochini per fortuna!, ma che conserva ancora una sua caratteristica. Camminando per la strada che costeggia verdi e profondi canaloni, si giunge alla mitica e vera Delfi. Che magnificenza, che grandezza e che gusto per il bello; anche la scelta del sito fa impressione. La raccolta delle opere al museo conferma la gentilezza, la raffinatezza e l'eleganza della loro arte, ed arrivare in barca sulle sue sponde per poi salire sino ai monti quasi come un pellegrinaggio, mi ha dato gioia.

All'ormeggio, salito a riva, ho potuto solo constatare che la drizza tende a girare attorno allo strallo, segno che qualche cosa impedisce di far girare liberamente il cilindro del rolla-fiocco al punto di drizza. Sicuramente dipende dalle sfere che sono in materiale sintetico. Spero di trovarne ad Atene per sostituirle. Per il momento niente genoa.

Il giorno 4 alla via con destinazione Xilokastro sulla costa del Pelloponneso. Vento assente e così, navigazione a motore. Entrati in porto con problemi di pescaggio, atteso invano qualcuno per avere autorizzazione ad ormeggio in quanto pontili appartenenti ad un club. Mollati ormeggi e direttomi al porto di Kiato, 8 mgl più a S. Dopo l'ormeggio, genoa in coperta, salito a riva dove ho avuto la conferma che sono le sfere ad impedire il lavoro del cilindro.

Alle 20.00 si è alzato un vento da E sui 10 n. che ci preme contro la banchina. Preoccupazioni per la notte, programmi per eventuale fuga. Tutto inutile, dopo 1 ora e mezza, calma piatta.

Il giorno 5 ci siamo trasferiti al porto turistico di Corinto che è praticamente un buco. Belli solo i fanali d'entrata.

Dubbio o certezza? Dopo un'ottimo pranzo a bordo, sdraiati all'ombra del tendalino da fonda, stavamo dormendo quando alle 14.00 circa, un trambusto mi ha svegliato: è arrivato un bavaria di 12-13 mt., bandiera svizzera. L'armatore alla ruota, stava gridando, alla moglie a prora, ordini in tedesco come stesse conducendo all'attacco una "panzer division". L'ormeggiatore, conosciuto pescatore locale ma egiziano, aveva indicato di ormeggiare di fianco alla banchina. Un cavo era già a terra di prora, e dato volta. A quel punto venivo perentoriamente e seccatamente chiamato in lingua inglese dall'armatore per dare una mano. Stupito da tale richiesta, che fra l'altro credevo immotivata (spiegherò poi), sono sceso apprestandomi a dare un aiuto, non prima però di aver dimostrato il mio disappunto per il modo in cui era stata formulata la richiesta stessa. Sono ritornato comunque subito a bordo in quanto la moglie, anche se con grande difficoltà, aveva lanciato un
a cima di poppa all'ormeggiatore che era già sul posto.

Considerazioni: al di là del fatto che prestare aiuto all'ormeggio fra barche è questione di cortesia nautica. Questa dovrebbe essere cosa normale, però credo non obbligatoria, sia per motivi di condizione fisica, sia per incapacità, vista anche la preparazione nautica degli equipaggi charter presenti in gran numero ovunque.

Dopo essermi svegliato non ho ritenuto il caso di prestare aiuto, non solo perché stavo dormendo, ma anche perché:

oltre alla presenza dell'ormeggiatore, vi era solo vento, e non mare, anche se sui 10 n. sopravento alla banchina; una barca che disloca 8-9 tons pertanto lenta ad abbrivarsi; il presentarsi non a caso con il fianco sx contrario al senso di arrivo in banchina, dopo aver evoluito fra gavitelli e cime di corpi morti in uno spazio una volta e mezzo la lunghezza della barca. Tutto ciò dava automaticamente da pensare che lo skipper sapesse il fatto suo e che la barca com'era attrezzata, non certo da charter, presumevo conosciuta dall'armatore! Con quel tipo di manovra e le conseguenti considerazioni, confidavo sul fatto che l'elica fosse sinistrorsa in retromarcia, così che lanciata, o meglio passata, la cima di prora dalla moglie, avrebbe completato la manovra in retro, dando il tempo all'ormeggiatore di dare volta a prora e, mollando la ruota del timone, avrebbe dato a terra la cima di poppa e.....festa finita. Sarebbe solo rimasto da mettere a segno le cime con calma e
magari dare anche gli springs.

Poteva essere tutto risolto ma, a prora la cima con troppo inbando, ha fatto scostare di molto tanto da dare l'impressione di aver perso l'ormeggio, mentre a poppa, nella confusione, la cima era filata per occhio. Apriti cielo!

Invece: la moglie ha dovuto cazzare a mano l'ormeggio di prora anche quando l'omone skipper, dava indietro cercando di correggere lo scarroccio dalla banchina senza considerare che l'elica in retro tirava a dritta e pertanto, se ne allontanava. E, mentre la moglie correva a poppa per lanciare la cima all'ormeggiatore che attendeva, lui continuava a gridare come un forsennato non mollando mai la ruota. D'altronde, quando si manovra un'automobile si lascia il volante? No! E allora, guai a chi molla: Mani calamitate dall'abitudine.

Secondo me, lo skipper stimando, in qualità di comandante, l'intensità del vento e l'effetto della retro, avrebbe dovuto effettuare l'accosto sul fianco dritto e prevenire, vedendo le bitte di banchina fra l'altro dipinte di giallo, preparando le cime con gassa da lanciare a terra, date volta alla lunga alla barca. Così l'ormeggiatore avrebbe lavorato con rapidità di presa per entrambe gli ormeggi. Da bordo, nella eventualità e per comodità, avrebbero alato poi le cime se il vento li avrebbe allontanati, sia con salpa-ancore che con i verricelli di scotta.

Dopo vari lanci con grovigli di cime in acqua, per fortuna con il motore in folle, tanto la barca dove voleva che andasse?, tira di qua e tira di la, grida all'indirizzo dell'ormeggiatore che l'avrà sicuramente "raccomandato" ad Allah, e grida isteriche all'indirizzo della moglie, dopo un po' e finito tutto e sono scesi a terra per cenare.







Dubbio: per non aver aiutato? Certezza: per la tracotanza e incapacità dello skipper.

Malgrado fossimo vicinissimi di ormeggio, non mi sono illuso di ricevere le sue scuse tanto, credo che non si sia reso conto della meccanica del fatto pensando di aver ragione.

Meglio sciogliere il dilemma che giudicare, perché mi sembra di averlo fatto abbondantemente.

Comunque, nella notte in cuccetta, ho sicuramente ronfato beatamente.

6° giorno di luglio. Ore 09.00 via libera da parte autorità del canale di Corinto per l'attraversamento. Di poppa ad un mercantile, sette barche a vela in fila indiana, con una francese, che voleva a tutti i costi sorpassare. Alle ore 10.00 usciti. Maestrale sui 7 n. e, prevedendo un rinforzo di vento nella tarda mattinata, armo lo strallo volante e isso il fiocco, mare in poppa F2 con un po' di creste, velocità sui 4,2 n. Avvistati i primi delfini in acque greche, 7-8 con dei piccoli. Strano trovarli in questo tratto di mare che a detta del portolano, è il più inquinato del paese.

Dato motore a buona velocità per non arrivare troppo tardi in quanto i marina di Atene sono rinomati per la loro carenza di ormeggi; infatti, chiamata Zea marina, devono controllare la disponibilità e, saputa la lunghezza della barca, senza esitare rispondono subito negativamente. (forse ne và della loro immagine).

Entro nel marina Mounikhias, ammaino il fiocco ridato ore prima quando un sostenuto ESE ci ha spinto velocemente fra traghetti, aliscafi e pilotine, ma ne esco poco dopo in quanto nessuno si fa vivo. Proseguo con sola randa sino al porto Falirou e, per non farmi fregare come a Zea, entro nel marina Flisvos: barche enormi, gommoni del marina che girano ma non ci degnano di uno sguardo. Dopo aver ammainato, ne fermo uno che mi fa ormeggiare ad una banchina di servizio. Parlo con il direttore che in pratica mi fa un favore ad ospitarmi.

Sosta di due giorni, visita del museo nazionale e dell'acropoli; che antico popolo, aggraziato e potente al tempo stesso. Sostituzione di tutte le sfere del rollafiocco cilindro e tamburo, reperite con una certa facilità.

9 luglio, alle 09.30 mollati ormeggi in direzione del canale di Corinto che attraversiamo, unica barca, alle ore 16.00 pagando l'equivalente di euro 24/miglio-canale!!



Niente periplo del Peloponneso, causa il tempo perso a barie le lentezze del post ernia dei giorni appresso.



Gli approdi successivi sono stati in ordine:



Corinto; Galaxidi, dopo 45 mgl con maestrale sui 35 n., ovviamente sul naso e arrivo alle 23.15; Trizonia dopo solo 21 mgl per maestrale 25-28 n.; Patrasso dopo 23 l con poco vento e visita al minuscolo porto di Lepanto ove purtroppo, non ho trovato spazio per ormeggiare, triste per me che sono veneziano; Mesologion dopo sole 18 mgl; Santa Eufemia di Cefalonia dopo 41 mgl; Frikes a Itaca dopo 23 mgl; Spartakori o p.to Spilia dell'isola Meganisi dopo 14 mgl; Preveza raggiunta dopo 23 mgl. attraverso il canale di Levkas, navigano da quest'ultimo a destinazione costantemente su 12-14 mt. d'acqua trasparente con il fondo sempre visibile, mancata visita dell' antica Nikopolis in quanto anche se raggiunta con un taxi, impossibile poi visitarla a piedi perché troppo estesa; Porto Gaios isola Paxos dopo 33 mgl; Petriti di Corfù dopo 26 mlg; Gouvias di Corfù dopo 17 mgl; Otranto dopo 81 mgl; Brindisi dopo 36 mgl; Villanova dopo 25 mgl; Monopoli dopo 17 mgl; Bari dopo 2
15-02-2011 18:53
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