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CANALE DI SICILIA (Gianore)
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CANALE DI SICILIA (Gianore)
CANALE DI SICILIA

SIRACUSA, 30 giugno 2007.
Sabato.
E ci risiamo con l’equipaggio GIRAMAGIAMDA.
Dopo la crociera alle Egadi, di giusto un anno fa, questa volta abbiamo in programma di raggiungere Lampedusa, Linosa e Malta, quindi ci siamo preparati (almeno psicologicamente) ad affrontare il canale di Sicilia.
Rispetto all’anno scorso, c’è Raffaele e Guido, mentre mancano all’appello Tonino e Giuseppe, perché abbiamo fatto l’altro equipaggio, e poi Francesco, mio figlio.
Con Mario al timone salpiamo alle 14 circa dal porto di Siracusa.
Penso a me stesso come alla più felice creatura vivente perché vedo di nuovo il mare.
La frase non è mia, mi sembra sia di De Foe nel “ Robison Crosuè ”, ma me la ripeto a volte quando riprendo il largo.
Soprattutto la partenza, quando si mollano gli ormeggi alla scoperta di nuove mete, ha qualcosa di magico.
Facciamo una sosta, con ormeggio al gavitello, nella riserva di Ognina con un bel bagno (veramente l’acqua è un pò fredda) e poi rotta su Marzamemi dove abbiamo prenotato il posto per telefono.
Entriamo nel porto mentre il sole volge al tramonto e una leggera brezza trasporta l’odore di salmastro dagli scogli della diga foranea .
Il comandante Lonardo (quest’anno il titolo spetta a lui) ci porta tranquillo all’ormeggio di poppa al pontile di sinistra.
La barca è un bel Sun Odyssey 49 di nome ” Mistral”.

Serata in paese e poi al ristorante “ Marchese”. La cena è ottima e al prezzo giusto.
Breve passeggiata sul lungomare e a dormire poichè siamo tutti un pò stanchi.
Siamo partiti in macchina prima dell’alba da Avellino e il viaggio è stato abbastanza lungo.



MARZAMEMI, 1 Luglio Domenica.

Lezione di carteggio in quadrato (visto che il GPS non funziona )
Guido si mostra molto interessato e sembra voler imparare seriamente
La rotta per Linosa, da capo Passero è RV = 248 °
Distanza 120 mg.

Dopo la colazione in pozzetto, e una puntata ai bagni ( roba da terzo mondo), molliamo gli ormeggi alle 11,30.
Siamo indecisi se fare carburante, sia perchè ci hanno detto che il serbatoio è quasi pieno, sia perché il benzinaio che sta vicino al distributore ci fa cenno che c’è poco fondo.
Ma Dante pensa di provarci ed in effetti con molta cautela riusciamo ad accostare alla banchina.
Fatto il pieno, si mollano le cime , ma dopo pochi metri una frenata improvvisa mi spinge leggermente in avanti .
E si, anche le barche frenano, però quando si incagliano, il che non è proprio normale.
Sarà il peso in più del carburante o che siamo stati fortunati quando siamo passati prima, comunque il benzinaio ce l’aveva detto.

Dopo varie manovre, avanti, indietro, di lato, e a manetta,
riusciamo a liberarci e ad avviarci all’uscita del porto.
“ Dante ha voluto fare un favore al benzinaio -dirà Amedeo - spianandogli un po’ il fondo ” e la battuta non è male.
Speriamo bene, penso, con questa barca dobbiamo attraversare il canale di Sicilia.
Col vento al lasco, andiamo a 3 nodi e Mistral solca il mare, quasi calmo, raggiungendo al traverso l’Isola delle correnti verso le ore 12.
Qui si passa a motore e fiocco facendo rotta diretta su Linosa.
Filo di poppa una lenza da traina con l’artificiale.



Ore 14.
Il vento è salito a10 nodi al traverso, quindi si riprova a vela anche per pranzare tranquilli e per far riposare il motore.
Andiamo a 4,1 nodi.


Ore 15.
Di nuovo a motore.
Dopo il pranzo a base di “ panzana”, formaggio e soppressata faccio la lettura del diario di bordo di Giramagiamda 2002.
E’ stata la nostra prima crociera in barca a vela, alle isole Eolie,
organizzata dal comandante Chianese al quale sono sempre grato per aver avviato questa bella iniziativa che da allora si ripete immancabilmente ogni anno e sempre in un posto nuovo.

Ore 17,15.
Siamo a 20 miglia dalla Sicilia, che sta ormai per sparire dalla vista, e a 90 miglia da Linosa.
Gozo è a 27 miglia a sinistra.
Dopo un pisolino di circa mezzora sono di nuovo di vedetta.
Sto leggendo, tra uno sguardo a prua e uno all’orizzonte il
libro sugli Angeli acquistato sulle bancarelle a Siracusa prima dell’imbarco.


ORE 17,35.
A vela.
Vento al traverso, 5.9 nodi di log.
Distanza 88 miglia tempo previsto di arrivo 15 h e 39’.


ORE 20,25.

Tramonto bellissimo.
Il sole all’orizzonte traccia una scia d’argento sull’ acqua che è il raggio del cerchio del quale siamo giusto al centro.
Il vento è in aumento.
Peppino organizza l’aperitivo in pozzetto con salatini, arachidi e spumantino.
Ci vuole cappellino e maglietta a maniche lunghe, mancano 75 miglia all’arrivo.


ORE 21,20.

Le luci dell’arcipelago maltese a sinistra sono ben visibili.
Ci sono i fuochi d’artificio.



Ore 23.

Calato il vento, si avvia il motore mentre Raffaele e Peppino
preparano la cena.


LUNEDI, 2 luglio.

E’ da poco passata la mezzanotte.
Di nuovo a vela facciamo 6.4 nodi col vento al traverso.
Spaghetti al pomodorino con basilico del giardinetto vengono serviti in pozzetto, la rima è casuale, e si pasteggia a spumante.
Mentre la luna piena sorge dalle acque, di una bellezza indescrivibile, siamo quasi commossi e la chitarra, che mi accompagna di nuovo finalmente, in questa scena fa la colonna sonora.
Poi si aggiungono le parole in coro da parte di tutti delle canzoni anni sessanta che ormai sono un pezzo di storia.
A Mario, inguaribile romantico, toccano le canzoni di Antonacci e si capisce chiaramente che sta pensando alla Stellina del momento.
Nell’atmosfera idilliaca si passa alle profonde dissertazioni filosofiche di cui Guido è il maestro ma dopo un pò qualcuno comincia a sonnecchiare.
Mare e vento sono in aumento, il rollio è notevole.

Ore 2,30.
Restano Amedeo e Dante in pozzetto.
Scendo in cabina con l’idea di fare un paio d’ore ma dopo circa venti minuti sono di nuovo sveglio.
Il rollio è proprio forte.
Il mare è molto mosso al traverso.
Per fortuna le onde anche se enormi, non frangono.
Amedeo decide di farmi compagnia mentre Dante va giù a riposare.
Il comandante Lonardo dorme tranquillo e non ha intenzione di svegliarsi.


Ore 5,00.
Albeggia.
Le onde sono veramente grosse.
Molte frangono
Alcune fanno un paura perchè più alte delle altre.
Amedeo sta con me ma sonnecchia da un bel pò sdraiato sulla panca.

Ore 5,30.

Parte la frizione del mulinello.
E’ abboccato ed è anche grosso!
Mi taglio due dita col filo della lenza nel tentativo di trattenerla.
Arrivano in pozzetto anche gli altri.
Mentre Dante tiene la barca alla cappa, inizia un estenuante ma emozionante recupero.
Io col mulinello, che pero non ce la fa, e Peppino a mano,
avviciniamo lentamente la bestia che è un bel tonno e più precisamente una alalonga .
Sarà più o meno sette chili.
La lenza non è molto spessa, non possiamo rischiare di perderlo e allora, appena è a tiro, Mario lo arpiona col fucile.
Dopo che è stato pulito velocemente a poppa viene stivato in frigorifero.
Riprendiamo la rotta.

Durante il recupero il mare era cosi tanto spianato dalla barca alla cappa, che c’eravamo dimenticati delle onde, ma appena ripreso a navigare, sembra di salire e scendere dal primo piano di un palazzo.
Il mare da molto mosso è passato ad agitato.
Eppure le previsioni del mare e del vento erano ottime.
Questo tratto di mare è descritto però come uno dei più infidi
ed ora ne comprendo il perchè.
Riduciamo della metà il genoa.
Facciamo 5.5 nodi di bolina larga.




Ore 8.
Lunedì.
E’ in vista Linosa.
Ma visto che mare e vento non accennano a diminuire
e poichè a Linosa non ci sono ripari sicuri, decido di puntare su Lampedusa.
Mai rischiare per far contento l’equipaggio.
Non mi ricordo chi l’ha detto ma è cosi’.
Una grossa nave cinese, sicuramente diretta a Gibilterra, è in rotta di collisione.
Correggo la rotta accostando a sinistra per passarle di poppa.
Ci sono 18-20 nodi di vento con puntate anche a 25 e qualche raffica a 30.

Mi sento gli occhi un pò gonfi, non ho proprio dormito.
L’equipaggio è stremato.
In pozzetto si vomita a turno, ma qualche volta anche in contemporanea.
Raffaele, sotto l’effetto della Xamamina, dorme da parecchio.
Il comandante idem.
Peppino è il più tranquillo, è disteso giù sul letto della dinette, a gambe aperte, per mantenere l’equilibrio, avvolto in parte da un lenzuolo come una matrona romana.
Speriamo di trovare un buon ridosso a Lampedusa.
Il porto è sconsigliato con venti da sud.
Cala Pisana dovrebbe essere riparata.
Dante e Guido si sono addormentati sulle panche del pozzetto.
Amedeo sembra essersi ripreso e mi fa compagnia offrendomi una sigaretta e facendo domande varie, forse lo fa per tenermi sveglio.
Certo non ho dormito quasi per niente.
Spero di trovare un buon ridosso.
Lampedusa non si vede ancora.
Mancano circa 25 miglia.
Il mare è agitato.



Ore 9.
Il comandante finalmente si è alzato dal letto.
Dice che non ha dormito neanche un po’, ma nessuno ci crede.
Nel frattempo Amedeo, dopo aver lanciato improperi per la scelta di questo itinerario a Mario e a Dante, va a vomitare.

All’improvviso parte di nuovo il mulinello della traina.
Guardandomi intorno capisco subito che nessuno è disposto ad aiutarmi e che da solo è impossibile badare alla barca e recuperare il pesce.
Si è alzato anche Raffaele che va di corsa al giardinetto anche lui a vomitare.
La prossima crociera porterò una bella scorta di sacchetti, tipo quelli degli aerei.
Dopo poco la lenza si spezza.
Anche questo doveva essere grosso.
Mi dispiace per l’artificiale perso.
Peppino imperterrito decide di servire la colazione in pozzetto.
Non so come, ma ha già fatto il caffè, e schernisce con lo sguardo e con un gesto eloquente l’equipaggio stremato.
Certo stanotte si è mangiato e bevuto troppo, ma non era previsto un tale aumento del mare.
Io sto sempre al timone o meglio di vedetta perché c’è l’autopilota.
Facciamo 4.5 nodi.
Si potrebbe aumentare un pò il fiocco ma preferisco non forzare l’attrezzatura.
Meglio prendere il caffè con Peppino, e dopo una bella Marlboro di Amedeo.



Ore 9,30.
A motore.
I vento è calato, c’è mare marcio.
Decido di ammainare le vele che sbattono inutilmente .
E’ veramente un’impresa da solo mantenersi con una mano e con l’altra tirare giù la randa.
Ho ancora la tendinite alla spalla destra che mi costringe a lavorare col dolore.
Il rollio e il beccheggio a volte sono fortissimi.
La barca è uno schifo.
Ci sono cose che rotolano dappertutto.
A turno si vomita, c’è chi piscia sulla poppa per non sporgersi
troppo (Amedeo).


All’improvviso Guido, dopo aver vomitato ripetutamente ,
sputa sangue.
Dice che sta per soffocare e chiede se possiamo chiamare l’elicottero.
Gli comprimo il torace a cintura con l’intenzione di liberargli le vie aeree, ma mi dice che è dietro il naso che sente un coagulo.
“ Dimmi la verità- dice- sto per morire, ho due figli.”
La situazione sembra drammatica ma io lo conosco bene.
Faccio una smorfia e allargo le braccia per dire “eccolo è andato in paranoia”.
Amedeo poi dirà che il gesto sembrava significare
“ purtroppo si, devi morire”.
Guido si tranquillizza subito quando gli dico che si tratta solo dello sforzo del vomito che gli ha provocato edema e sanguinamento del retrofaringe e che le vie respiratorie non c’entrano.
Gli dico che io ne ho tre di figli e pure piccoli e che non succederà niente a nessuno.
Pian piano si riprende.


Il caffè si è rovesciato per il pozzetto, lo zucchero si è sparso dappertutto e Lampedusa non si vede ancora, sembra irraggiungibile.



Ore 11.
Decido di controllare col GPS portatile se siamo in rotta.
Le onde al traverso non mi permettono di seguire proprio
una rotta precisa , ma va bene.

Peppino viene in pozzetto e ci guarda schifato con la sua aria di superiorità, imperturbabile.

Ore 11,20.
Finalmente avvistiamo Lampedusa anche se lontana.
Al Gps manca 1ora e 40 per 13 miglia alla velocità di 7 nodi circa.
Fumiamoci una sigaretta.


Ore 11,30.
Adesso l’isola si vede bene.
Angie è un pò di tempo che non si fa vedere.
E’ il mio angelo custode, un piccolo gabbiano grigio
che ogni tanto si avvicina alla barca.
Mi sta facendo compagnia dall’alba, arriva, gira intorno alla barca, e poi scompare.
Ho letto che gli angeli sono” giocherelloni e biricchini.”
E’ probabile che si stia divertendo a vedere l’equipaggio che
voleva fare la traversata atlantica ( veramente soprattutto io) in
questa situazione estenuante.
Sono praticamente 24 ore di navigazione e mancano ancora 2 ore all’arrivo




Ore 15,30.
LAMPEDUSA!
Finalmente siamo in porto ormeggiati con l’ancora che per completare l’opera ci ha piantato in fase di ancoraggio in mezzo al porto.
Il verricello girava continuamente senza più staccarsi.
Questo è successo dopo che Amedeo, preso il timone con aria spavalda, dichiarava di essere tranquillamente in grado di fare la manovra.
Col vento al traverso e dopo gia’ qualche tentativo di Mario
che spedava l’ancora di una barca già ormeggiata, abbiamo accettato la sfida lasciandogli il timone.
Nel frattempo i proprietari delle due barche, in mezzo alle quali dovevamo infilarci, imprecavano con i capelli dritti sulla testa.

Ci siamo divertiti a guardare l’avvocato, in evidente difficoltà , che alla fine si è arreso.
Dopo un ulteriore tentativo di Mario, il verricello parte inarrestabile, filando tutta la catena.
Dante scende in acqua col tender con l’idea di assistere la manovra.
Io al timone, ancora prima che inizi a spingermi, perche’ perde tempo a recuperare la cima che è caduta in acqua, riesco ad allineare la barca e ad imbroccare la direzione giusta.
Ho infilato con precisione il posto tra le due barche, ma ti pareva, all’improvviso è finita la catena perchè l’ancora stava molto lontano.
Mi è scappata una bestemmia mentre afferravo la battagliola di quelli affianco per mantenere la barca poi sono corso a prua ad allungare la catena con una cima.
Ci siamo scusati col vicino dicendo che avevamo il salpancora rotto.
Comunque tutto è bene quel che finisce bene, cioè senza danni.
Prima di entrare in porto ho chiamato la capitaneria per informazioni.
Avevo paura del fenomeno del ” marrobbio ” che è una pericolosa corrente di marea che si verifica in porto con i venti da sud.
Mi hanno assicurato che non c’è in questo periodo.
L’ormeggio è libero alla banchina in tutto ci stiamo in 5 o 6 barche.
Meno male, era l’ultimo posto.
Lampedusa, almeno per quello che si vede da qua, non sembra meglio di un paesetto africano. A terra non ci sono servizi nè colonnine con acqua o corrente elettrica,
Ma adesso a dormire, sono 28 ore che sto sveglio.

Ore 19.
Aiuto Peppino a sfilettare una parte del tonno che viene messa a marinare nel limone.
Il resto viene tagliato a grosse fette da fare alla pizzaiola.
Pulisco e metto da parte le due sacche di uova per fare la bottarga.

Ore 20.
Peppino prepara la cena per i malati , cioè pastina bollita, che viene servita in pozzetto tipo corsia di ospedale.
Io e lui gia ci siamo gia deliziati col carpaccio di tonno mentre preparavamo.
Gli altri sono nauseati a sentirne solo parlare.
Dopo cena escono per il paese.
Io resto beatamente a dormire.



Martedì’ 3 Luglio.
La notte è passata tranquilla con un sonno profondo.
Appena sveglio il primo pensiero è il Bollettino Meteo.

AVVISI NIL
TEMPORALI NIL
BURRASCHE NIL
SITUAZIONE:
Debole fronte freddo a est dell’Italia in attenuazione si muove verso est
CANALE DI SICILIA
NO 4 con rinforzi, mare mosso.

Dopo colazione si decide di circumnavigare Lampedusa.
Recuperiamo l’ancora usando l’interruttore magnetotermico
che sta giù in quadrato.
Dirigiamo verso l’isola dei Conigli intorno alla quale è
riserva marina.
Ancoriamo filando la catena a est della zona vietata e, mentre il primo gruppo parte in esplorazione col tender, io e Dante diamo una occhiata al verricello.
Il problema dovrebbe essere nel teleruttore, cioè la scatoletta che contiene le elettrocalamite ma non sappiamo se è smontabile o va cambiata per intero.
Ma per Eta Beta niente è impossibile.
Non solo la smontiamo ma la aggiustiamo pure pulendo il pistoncino bloccato dalla ruggine.

Del resto non è la prima volta.
Avere Dante a bordo è una sicurezza.
Appena torna Amedeo e gli altri gli diciamo che non c’è niente da fare e che toccherà a lui salpare a mano.
Chiaramente non ci crede.

Partiamo quindi col tender io Dante e Guido.
Il mare ha dei colori sovrannaturali che vanno dall’azzurro intenso, al verde smeraldo e, verso le pareti rocciose, al giallo oro e al rosso carminio.
Mai visto niente di simile, mai visti colori più belli.
Entriamo nella zona protetta, a remi, a ovest dell’isola e facciamo il bagno in un mare di un azzurro cobalto con chiazze verde smeraldo veramente unico.

Ritornati in barca continuiamo il giro dell’isola.
A nord ci sono alte rocce a picco.
Cala Pisana è una delusione, stretta poco protetta, e non certo idonea come ancoraggio notturno.
Quando rientriamo all’ormeggio i vicini sono di nuovo in allarme.
Dico loro di stare tranquilli che abbiamo riparato il salpancora, mentre Dante completa la manovra.

Pomeriggio in paese.
Bello il corso principale.
Un po’ di spesa, pane, pomodori e frutta soprattutto, e poi giro dell’isola in scooter con Amedeo a vedere i posti e gli alberghi per una eventuale vacanza con le famiglie.
La cena in barca è ad alto livello.
A parte lo shef, Peppino, e il cambusiere, Raffaele, che tiene tutto in ordine e guai a chi sporca, anche la materia prima è di alta qualità.

Carpaccio di tonno
Spaghetti alla bottarga
Tranci di tonno con pomodorini, origano, capperi e basilico
Prosecco
Frutta di stagione
Grappino.

Per me è ora di andare a dormire.
Il resto dell’equipaggio esce per il gelato in paese.

4 Luglio. Ore 03,15.
Mercoledi.

Mi sveglio senza problemi.
Ho recuperato bene e chiamo Mario.
Mollate le cime di poppa e salpata l’ancora, usciamo dal porto.
Scapolata punta Sottile dico a Mario i gradi per impostare la rotta su Malta.
Dante si affaccia in pozzetto poi da un’occhiata al GPS e quindi ritorna a dormire.
Il primo turno è di 3 ore per me e Mario.
C’è mare morto con onda lunga da sud di ieri.
Poco vento, 3 nodi circa da NW, procediamo con fiocco e motore.
Appena fa l’alba penso che oggi è l’anniversario del mio matrimonio.
Mando un messaggio a Carmelina, poi telefonero’.
“ L’orizzonte è un cerchio perfetto ed io sono al centro con te nel mio cuore”.
Mi dira’ che l’ho fatto per farmi perdonare della mia assenza.


Ore 14,30.
Siamo in vista di Malta.
Siamo diretti a Mgarr sull’isola di Gozo per la dogana.
Ho issato la bandiera gialla Q e quella bianca e rossa di cortesia di Malta.
Falso allarme per la traina.
E’ la mia asciugamano rossa che era caduta in acqua e
che è stata agganciata dal rapala.



Ore 17, MGARR.
La dogana è chiusa.
Il paesaggio non sembra granchè, si decide di puntare su La Valletta.
Vorremmo fermarci per un bagno nella laguna blù a Comino ma c’è vento forte.
Con fiocco e motore facciamo col vento al traverso
8.4 nodi

Ore 19.
Entriamo nel porto de La Valletta.
A sinistra è spettacolare la vista della fortezza, delle chiese e dei monumenti.
A dritta c’è una squallida costruzione ad alveare con lavori in corso.
Ormeggiamo ad un pontile privato temporaneamente.
La dogana è chiusa.
Poi ci spostiamo verso un posto libero che Amedeo ha trovato tramite un maltese di nome Emanuele, vicino di barca.
Il posto è in fondo e l’ingresso è ostacolato dalla cima di un corpo morto tesa obliquamente verso la barca di un australiano.
Entro di poppa partendo da fuori ai pontili , la manovra è giusta ma non riesco a scapolare la cima, prendendola con la deriva. Attracchiamo comunque liberando poi il corpo morto facendo mollare la cima all’australiano.
Facciamo molta fatica a farci capire anche perché sembra un pò cacchina come si rivelerà in seguito.
Serata in giro per la Valletta.
La città è molto bella.
Raggiungiamo St. Giulien in Taxi.
E’ un brulichio di gambe e culi di giovani studentesse in pantaloncini in vacanza- studio provenienti da tutte le nazioni.

Giovedi, 5 Luglio.
Ore 9,30.
Facciamo dogana.
L’ufficio sta proprio vicino all’ormeggio.
Gli ufficiali sono gentilissimi e veloci.

Ore 10,30.
Breafing dell’equipaggio.
Il METEOMAR è bruttino.
Peppino, Raffaele e Guido decidono di uscire in paese.
Io, Dante, Mario e Amedeo molliamo gli ormeggi con l’idea
di cercare un posto ridossato per fare un bagno.
Appena fuori dal porto la situazione è insostenibile.
Vento forte con onde che frangono e spazzano la coperta non ci permettono neanche di fare una bella foto.
Siamo tutti d’accordo a rientrare e Dante al timone si
accinge alla manovra.
In vista del posto di ormeggio invitiamo l’australiano a
mollare il solito corpo morto, spiegandogli che la sua barca è appoggiata a quella di sottovento e quindi lo può fare tranquillamente. Ma insiste a dire qualcosa di incomprensibile e fa finta di non capire.
Essendoci il vento al traverso comunque non possiamo aspettare, quindi nonostante la buona impostazione della manovra finiamo sulla cima.
Neanche ora si decide a mollare e il mascone di dritta abbatte sul musone di prua della barca che sta a destra riportandone un solco profondo.
Poi il vento abbatte la prua a sinistra ed io ed Amedeo con sforzi sovraumani evitiamo la collisione con i musoni e le ancore delle due barche a sinistra.
Alla fine sfruttando a volo un attimo in cui cala il vento riusciamo a tiraci fuori dai corpi morti e Dante infila il posto di ormeggio.
Appena serrate le cime di poppa e di prua altro colpo di scena.
Il comandante Lonardo col ginocchio, senza accorgersene,
schiaccia la leva del motore e, fra le urla nostre e dei vicini, la barca, che monta un motore turbodiesel, schizza in avanti come un missile.
Le cime di poppa si tendono come due elastici e, appena tolto il gas dopo le urla, la barca parte all’indietro verso la banchina.
Per fortuna a prua le cime erano bloccate e ce al caviamo solo con un solco abbastanza profondo sulla falchetta in teak.

Il pomeriggio si esce per La Valletta.
Dopo un bel giro in carrozza e cavallo con cui attraversiamo le parti più belle della citta’, ammirando panorami bellissimi, chiese e monumenti, andiamo al rituale giro in centro mirato allo shopping per i souvenir.
La sera io e Raffaele rimaniamo in barca a dormire, mentre il resto dell’equipaggio si cala nella vita notturna di Malta, fino a tardi.


Venerdì, 6 Luglio.

METEOMAR
Situazione:
Canale di Sicila NO 5 in attenuazione.
Mare 4 .
Tendenza NO 4
Tendenza ad intervalli di 12 ore dalle ore 12 UTC di domani alle ore 00,00 UTC del 11.07.
SO 1 Mare4 - S 2 Mare 4 - S 2 Mare 3 - S 1 Mare 2.

Col mare molto mosso e senza vento è ancora peggio e poi pensando che all’andata con le previsioni meteo che erano perfette è successo quel che sappiamo, non sto per niente tranquillo.
In casi estremi, penso, possiamo tornare indietro e restare un altro giorno oppure se vogliono la barca che vengano a prendersela e noi torniamo col traghetto.
Comunque faccio un breafing con l’equipaggio con le istruzioni per l’uso dei salvagenti e cinture di sicurezza.

Dopo aver fatto Dogana per l’uscita, acquistiamo al negozio di nautica i materiali per riparare i graffi alla barca e dopo, pagato l’ormeggio siamo subito al lavoro con stucco carta vetrata.
Siamo ormai abituati a queste cose .
A Favignana chiudemmo un bel buco provocato dalla passerella che aveva sfondato lo specchio di poppa del catamarano e poi Eta beta non si perde mai d’animo anzi a volte sembra che goda a fare queste cose.
Il risultato è più che accettabile.
Solo in controluce si nota leggermente la parte rifatta.


Ore 12.
Molliamo gli ormeggi salutando i vicini di barca che sembrano
ben contenti di vederci partire.
Abbiamo pagato 30 euro per una notte.
Qui i prezzi sono veramente bassi, solo 1000 euro costerebbe l’ormeggio per tutto l’anno per la mia barca di 10 metri.
Siamo tutti un pò preoccupati per quello che ci aspetta fuori dal porto.
La situazione per adesso è controllabile e la tendenza è in diminuzione del vento.
Resta il mare lungo che si fa sentire soprattutto dopo aver oltrepassato la zona sottovento alle isole di Malta e Gozo.
Niente vele, il vento è poco e l’equipaggio è contrario a perdere tempo, quindi rotta diretta su capo Passero.
L’angolo delle onde però è favorevole (circa 45 °) e quindi apriamo le vele almeno per stabilizzare la barca.

Ore 22.
Siamo in vista di capo Passero.
Il mare è poco mosso.
Si opta per una spaghettata in pozzetto.
Superato il capo uno splash a sinistra mi fa pensare a qualche delfino.
Corro a prua vedendone due che saltano e poi si tuffano sotto la chiglia passando dall’altro lato.
Chiamo Amedeo che resta affascinato dallo spettacolo.
E’ sempre bello vederli.
Non mi era mai capitato di notte.


Sabato, 7 luglio.
Ore 1,30.
Attracchiamo a Siracusa.
I vicini di barca sono svegli perché devono partecipare alla regata Siracusa - Malta e facciamo quattro chiacchiere con loro fumando una sigaretta.
Poi regaliamo loro la nostra piantina di basilico che portiamo
sempre al giardinetto.
E anche questa è fatta.
Dico che mi piacerebbe, per l’anno venturo fare Pantelleria e Tunisia e tutti sembrano d’accordo.
Incredibile, avrei giurato che non avrebbero più voluto nemmeno sentire parlare del canale di Sicilia.!
03-03-2011 14:14
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03-03-2011 14:17
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