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Quella notte a Giannutri (kermit)
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Trixarc Offline
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Quella notte a Giannutri (kermit)
by kermit (2006)

Non avremmo mai immaginato che alla prima vacanza estiva in barca a vela potessimo essere testimoni e anche protagonisti di un evento tanto straordinario. Durante l’inverno avevamo navigato nell’arcipelago toscano e ci eravamo fatti un’idea dei ridossi e dei possibili ancoraggi. A fine luglio eravamo rimasti tre giorni a Giannutri passando giornate indimenticabili tra le acque cristalline e trasparenti. Sabato 5 agosto ci tornammo e, dato che da giorni continuava a dominare vento da Maestrale, scegliemmo Cala Volo di Notte come luogo ideale per stare alla ruota. La nostra imbarcazione Kermit, un Oceanis 411, ci aveva regalato giorni di navigazione bellissimi, anche se l’equipaggio era ridotto a due persone, oltre a Sam, il nostro cane. Morena, mia moglie, si era rapidamente adattata alla vita di bordo. Durante l’inverno avevamo fatto diverse uscite giornaliere, affinando l’integrazione con la barca e con le su manovre. Ma il meglio di Morena arrivava in cambusa; dopo i primi giorni in rada, aveva cominciato a sfornare pane, pizza e pesce appena pescato.
Il 7 agosto ci raggiunsero con Antigua i nostri cari amici Bobo, Sandra e Barbara. Lo stesso giorno incontrammo casualmente anche il vecchio armatore di Kermit, Dino, insieme alla sua famiglia. Dopo una piacevole giornata, ci organizzammo per la notte che passò senza problemi. Il pomeriggio dell’8 agosto Dino e Bobo rientrarono a Cala Galera. Quel giorno durante il pranzo Sandra, riferendosi alle condizioni meteo ancora instabili, aveva scherzosamente citato, da buona veneziana, che “luna piena fa marubio”. In effetti era luna piena o quasi e alla radio giunsero notizie sui vari nubifragi avvenuti intorno a Roma. A Giannutri, però, tutto sembrava perfetto, eccetto alcuni cumulonembi visibili sulla costa toscana.
Verso le 20:30, mentre eravamo a cena, ricevemmo la telefonata di Dino che da cala galera ci informava del brutto tempo che stava osservando sul mare prospiciente l’Argentario. Anche noi notammo un imponente cumulonembo verso quella direzione. Cominciammo così a preparare l’imbarcazione temendo l’arrivo del maltempo: calammo 50 metri di catena, chiudemmo boccaporti, osteriggi e prese a mare; infine accendemmo il motore per tenerci pronti a salpare. In rada c’erano circa venti barche e, almeno apparentemente, poche persone sembravano prepararsi.
Dopo alcuni minuti cominciammo a sentire i primi tuoni. Si percepiva la rapidità di avvicinamento del temporale al diminuire del lasso di tempo tra i lampi e i tuoni. All’improvviso la rada fu investita da raffiche di vento di oltre 30 nodi e onde sempre crescenti. La forza del vento cominciò a spingere le imbarcazioni verso gli scogli. Molte barche ararono e furono costrette a salpare. Quasi immediatamente un Bavaria 390, ancorato alla nostra dritta, venne sbattuto sugli scogli come fosse un fuscello. Il mare e il vento crebbero ancora e nella rada vi fu il caos totale, con barche che navigavano circuitando quasi senza controllo.
A colpi di motore e rimanendo al timone per aiutare l’ancora a tenere, cercammo di stare “in fase” con il vento, che cambiava repentinamente di direzione. Nel frattempo indossammo i giubbetti di salvataggio. Sam compreso, che abbaiava e continuamente per lo spavento.
Sul canale 16 intanto sentivamo il may day di Kilauea, il bavaria 390 appena finito sugli scogli. La barca si trovava a circa 50 metri e si vedeva molto bene: con la torcia cercammo di illuminare il ponte ma non vedemmo nessuno. Il giorno seguente venimmo a sapere che i sei occupanti, tra i quali un bambino, dopo l’urto erano saltati direttamente sugli scogli.
Non c’eravamo mai trovati in situazioni del genere e, nonostante l’ancora tenesse bene, ci ponemmo il problema di salpare o meno. Salpare in quelle condizioni e con l’equipaggio così ridotto era troppo rischioso. Mandare Morena a prua per azionare il salpancora o, viceversa, lasciare il timone a lei per andarci io mi sembrava fuori luogo. Per fortuna, l’ancora continuò a tenere; nonostante il beccheggio e il rollio della barca, una volta legati, assicurammo la catena con una cima alle due gallocce di prua. Il calumo era terribilmente in tiro ed eravamo a circa 50 metri dagli scogli, in un fondale trai 15 e i 18 metri. Le onde ormai frangevano sulla tuga, e il vento, che superava i 30 nodi, variava continuamente e repentinamente di direzione.
In rada, oltre a noi, rimasero solo altre due barche: un piccolo catamarano sulla nostra sinistra e una grossa goletta a dritta, che ci fu molto utile come riferimento per tenere la prua al vento ed evitare strappi alla catena.
Dopo circa 20-30 minuti arrivarono i soccorsi della Guardia Costiera. A causa della forte risacca non poterono avvicinarsi via mare al relitto ma illuminarono ala zona con fotoelettriche e i soccorritori, che nel frattempo avevano raggiunto il luogo del naufragio via terra, poterono assistere gli occupanti del Kilauea.
Rimanemmo con il fiato sospeso per più di un’ora e solo a mezzanotte circa realizzammo che tutto stava finendo e che Kermit e le altre due imbarcazioni all’ancora ne erano riuscite indenni. Passammo il resto della notte nel quadrato, controllando il GPS e con l’allarme sempre inserito. Fu una vera sofferenza sentire i rumori agonizzanti di Kilauea che strisciava e sbatteva sugli scogli.
Al mattino del 9 agosto Kilauea galleggiava ancora. Messo in acqua il nostro tender e armati di telecamera ci avvicinammo con precauzione per alcune riprese. Alle 7:34, di fronte a pochi testimoni, Kilauea colò a picco di prua, fino ad immergere quasi completamente l’albero. Pochi minuti più tardi, sul molo di Cala Spalmatoi incontrammo l’armatore Pierluigi e la sua famiglia che ancora ignoravano l’inabissamento della loro barca. A parte la perdita di Kilauea, la vicenda tutto sommato ha avuto un esito positivo poiché nessuno si è fatto male e per noi è stato molto istruttivo.
Ci preme segnalare il pronto intervento del locale nucleo della Croce Rossa di Giannutri e della Guardia Costiera. Un grazie a Dino per la sua tempestiva telefonata senza la quale saremmo stati colti di sorpresa dal maltempo, ma il ringraziamento più grande lo rivolgiamo a Bobo, Sandra e Barbara che nel pieno dell’evento ci hanno assistito telefonicamente dandoci coraggio e consigli utili per affrontare al meglio ala situazione. Grazie di cuore.




Aggiunta da parte di Trixarc:

Ho trovato su un vecchio numero online di La Repubblica questa notizia. Mi sembrava giusto riportarla qui.

Tra il 9 e l' 11 agosto, è andata peggio alla barca a vela Kilauea. Durante la notte il primo naufragio e il recupero dei sei passeggeri a bordo dopo una notte di tempesta. Il giorno dopo, recuperata l' imbarcazione, una ditta privata la stava trainando verso Cala Galera per i necessari lavori. A tre miglia dalla costa una delle due cinghie ha però ceduto e Kilauea è affondata di nuovo «ma stavolta - raccontano da Porto Santo Stefano - in un fondale di 94 metri», da dove sarà difficile riportarla in superficie.

https://www.youtube.com/user/trixarc100
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 18-11-2011 22:25 da Trixarc.)
18-11-2011 22:22
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Trixarc Offline
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Quella notte a Giannutri (kermit)
Il link della discussione è http://forum.amicidellavela.it/showthread.php?tid=16729

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18-11-2011 22:26
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