Cutter aurico
#47
Ritorno sull'argomento lette le vostre riflessioni.

Partiamo dallo sgomberare il campo da dubbi: Star è meravigliosa e già feci i complimenti a Paolo per averla rimessa in acqua mettendolo anche in contatto con chi di dovere in AIVE per una stazza ed aggiungendola al volo nell'archivio dell'Associazione.

Per quanto riguarda il dritto di prua in lamellare non c'è nulla di male dal mio punto di vista, sempre legno è e se vogliamo vedere è pure una soluzione migliore del massello dal punto di vista della robustezza. A giudicare dalle foto del rifacimento mi sembra di capire che all'interno ci sia un contro-dritto su cui sono fissate le tavole del fasciame, il dritto esterno non è quindi strutturale ma funge solo da raccordo, diverso sarebbe se il dritto fosse unico con tavole intestate.

Tornando all'epoxi: secondo me il punto non è solo una questione di 'purezza' di un restauro, nel senso squisitamente stretto del termine riferito a materiali non in linea con l'età della barca. La questione è anche tecnica.

In un qualsiasi laminato la cosa più importante da tener presente è la differenza di elasticità tra la matrice (resina) e il rinforzo (vetro, carbonio, lino, capelli, spaghetti etc.): la matrice deve avere un allungamento % a rottura molto più alto del rinforzo, questo perchè se sottoposto a sforzo, il laminato, deve garantire che prima vada a lavorare il rinforzo garantendo continuità della matrice.
Ora, se parliamo di vetro o carbonio è praticamente impossibile che una resina (poliestere o vinilestere prima ma anche epoxi pur essendo più rigida) risulti meno elastica delle fibre, col lino le nuove fibre di mais già è più rognosa la questione.

Ma torniamo a noi: dare una mano di resina al legno non è certamente da considerarsi una 'laminazione' nel senso tecnico del termine ma l'accoppiamento di due materiali c'è ugualmente. Il legno è tutta un'altra questione perchè salvo essenze o soluzioni costruttive particolari è un materiale comunque più elastico della resina applicata. Cosa vuol dire? che quando la barca si muoverà (umidità, sforzi sotto vela, gradienti termici...) la resina farà fatica a stare dietro al legno nelle sue deformazioni e inevitabilmente andrà a perdere coesione fessurandosi (nel microscopico, non è che vedi le crepe)

Ora si torna al problema già citato da molti nel forum: il legno deve respirare.
L'umidità prima o poi il modo di entrare lo trova (vie macro o microscopiche che siano) ed uno scafo resinato, volenti o nolenti trattiene ciò che entra perchè largamente impermeabilizzato con tutte le spinose conseguenze del caso.

aggiungiamoci anche, come detto nel mio intervento precedente, che un trattamento a resina è pressochè permanente, a meno di discare via 2 mm di barca, e torniamo al punto di partenza: ne vale la pena ragionando su un arco temporale paragonabile con la storia della barca e non di qualche stagione?
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