23-01-2009, 23:05
ok, forse prendo le cose troppo seriamente e me ne scuso.
forse non tutti si preoccupano seolo delle sartie e non guardano i terminali
ma certamente la maggior parte dei disalberamenti parte da un collasso dei trefoli.
un cavo d'acciaio non ha lo stesso comportamento meccanico di un tondino, e neppure lo stesso allungamento percentuale a parità di carico.
per rendersi conto della differenza di comportamento, basta andare a leggere le norme svizzere sui cavi delle teleferiche.
il problema di rottura a fatica nasce o ad alte frequenze, dove il fefomeno si lega alla risposta armonica del materiale, o alle basse frequenze con carichi vicini a quelli di snervamento.
a meno di casi particolari, le sartie e gli stralli delle ns. barche lavorano in campo elastico.
a meno di dimensionamento sbagliato, ma questa è un'altra storia.
un fenomeno poco conosciuto è invece la corrosione del materiale in ambiente acido sottoposto a tensione.
in questo particolare ambiente, che è poi proprio quello del 'colletto' dei terminali, lo stato di tensione proprio del terminale per come è stato collegato al cavo unito al sale e all'acqua (ricordate la pila?) genera cricche cosiddette interstiziali ad alta energia, che sono quelli che nel tempo determinano la cricca 'evidente'.
la cricca, quando ha superato il livello interstiziale, determina una riduzione della tensione perimetrale del collegamento cavo-terminale, e quindi una riduzione del carico agente sui trefoli esterni che viene pertanto scaricato su quelli interni.
questi cominciano a lavorare sempre più vicino al carico di snervamento.
purtroppo questi trefoli lavorano in un'area dove nessuno può controllare. quando cedono trasferiscono tutto il carico a quelli esterni che collassano.
e l'albero impara a nuotare....
forse non tutti si preoccupano seolo delle sartie e non guardano i terminali
ma certamente la maggior parte dei disalberamenti parte da un collasso dei trefoli.
un cavo d'acciaio non ha lo stesso comportamento meccanico di un tondino, e neppure lo stesso allungamento percentuale a parità di carico.
per rendersi conto della differenza di comportamento, basta andare a leggere le norme svizzere sui cavi delle teleferiche.
il problema di rottura a fatica nasce o ad alte frequenze, dove il fefomeno si lega alla risposta armonica del materiale, o alle basse frequenze con carichi vicini a quelli di snervamento.
a meno di casi particolari, le sartie e gli stralli delle ns. barche lavorano in campo elastico.
a meno di dimensionamento sbagliato, ma questa è un'altra storia.
un fenomeno poco conosciuto è invece la corrosione del materiale in ambiente acido sottoposto a tensione.
in questo particolare ambiente, che è poi proprio quello del 'colletto' dei terminali, lo stato di tensione proprio del terminale per come è stato collegato al cavo unito al sale e all'acqua (ricordate la pila?) genera cricche cosiddette interstiziali ad alta energia, che sono quelli che nel tempo determinano la cricca 'evidente'.
la cricca, quando ha superato il livello interstiziale, determina una riduzione della tensione perimetrale del collegamento cavo-terminale, e quindi una riduzione del carico agente sui trefoli esterni che viene pertanto scaricato su quelli interni.
questi cominciano a lavorare sempre più vicino al carico di snervamento.
purtroppo questi trefoli lavorano in un'area dove nessuno può controllare. quando cedono trasferiscono tutto il carico a quelli esterni che collassano.
e l'albero impara a nuotare....
