01-03-2011, 06:03
Un tempo nessun motore aveva avviamento elettrico.
I motori piccoli si avviavano con la manovella, dopo aver azionato l'alzavalvole e fatto ruotare il motore, chiudendo di colpo le valvole il motore si avviava.
I motori un pò più grossi avevano il volano che si sganciava dall'albero motore e una monovella con ingranaggi moltiplicatori che permettevano di lanciare il volano ad altissima velocità accumulando molta energia. Quando si ingranava il volano questo faceva partire il motore.
I motori grossi avevano in genere l'avviamento pneumatico realizzato mediante una terza valvola che immetteva aria compressa ad elevata pressione nel cilindro e facendo così girare il motore finche si immetteva il carburante. L'aria ad alta pressione veniva da serbatoi appositi che, dopo l'avviamento venivano riempiti con i gas spillati da un cilindro durante la fase di combustione. Importante era riempirli subito per potere eseguire l'avviamento successivo senza dover ricorrere ad un compressore ausiliario che richiedeva molto tempo per ricostituire la scorta in pressione.
C'erano poi i sistemi a cascata, ricordo quello di un cingolato dove un motore a scoppio si avviava con cordino a strappo a benzina, si commutava poi a petrolio e, quando ben caldo e veloce si ingranava il motore principale diesel.
Esistono poi motorini pneumatici, intercambiabili con quelli elettrici, usati in genere per avere sistemi antideflagranti, ma richiedono sempre aria compressa a 20-50 atm.
Ricordo i primi Arpege che avevano un motore bicilindrico con un volano mostruoso ed alzavalvole e per cui l'impianto elettrico era un optional.
Resta il fatto che ormai i motori sono quasi tutti di derivazione automobilistica progettati per avviamento elettrico e che se manca elettricità o si guasta il motorino è meglio confidare nelle vele!


I motori piccoli si avviavano con la manovella, dopo aver azionato l'alzavalvole e fatto ruotare il motore, chiudendo di colpo le valvole il motore si avviava.
I motori un pò più grossi avevano il volano che si sganciava dall'albero motore e una monovella con ingranaggi moltiplicatori che permettevano di lanciare il volano ad altissima velocità accumulando molta energia. Quando si ingranava il volano questo faceva partire il motore.
I motori grossi avevano in genere l'avviamento pneumatico realizzato mediante una terza valvola che immetteva aria compressa ad elevata pressione nel cilindro e facendo così girare il motore finche si immetteva il carburante. L'aria ad alta pressione veniva da serbatoi appositi che, dopo l'avviamento venivano riempiti con i gas spillati da un cilindro durante la fase di combustione. Importante era riempirli subito per potere eseguire l'avviamento successivo senza dover ricorrere ad un compressore ausiliario che richiedeva molto tempo per ricostituire la scorta in pressione.
C'erano poi i sistemi a cascata, ricordo quello di un cingolato dove un motore a scoppio si avviava con cordino a strappo a benzina, si commutava poi a petrolio e, quando ben caldo e veloce si ingranava il motore principale diesel.
Esistono poi motorini pneumatici, intercambiabili con quelli elettrici, usati in genere per avere sistemi antideflagranti, ma richiedono sempre aria compressa a 20-50 atm.
Ricordo i primi Arpege che avevano un motore bicilindrico con un volano mostruoso ed alzavalvole e per cui l'impianto elettrico era un optional.
Resta il fatto che ormai i motori sono quasi tutti di derivazione automobilistica progettati per avviamento elettrico e che se manca elettricità o si guasta il motorino è meglio confidare nelle vele!


