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ALPA - IT - Alpa 12,70
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dapnia Offline
Vecio AdV

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Infatti e come ho già detto, le ditte falliscono per altri motivi.
L'osmosi non è una tragedia è solo un intervento costoso e che richiede perizia (affinché il taccon non sia pegio del buso).
Non tutte le barche sono vittime dell'osmosi, molte non ce l'hanno o non ce l'hanno ancora avuta.
La mia, per esempio (sgratt!!!).
Ma le varie tecniche di costruzione, specie quelle all'inizio, sono abbastanza difformi, difficilmente decifrabili e poco conosciute (perchè nessuno ci dirà più con certezza cosa e come è stato fatto); quelle di oggi troppo giovani per avere una statistica ed una certezza collaudata.
Ma qui andiamo fuori tema e non ce la caviamo più. Big GrinBig GrinBig Grin
09-01-2010 06:59
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pegaso Offline
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non ho capito il perche' di questa discussione che credo non interessi a nessuno, si puo' parlare come si vuole e' un forum, ma ci sono delle verita' storiche;
1) l'alpa 12 70 non era una 'barca di lusso' ma uno strumento per regatare, nell'idea di Pierobon in tempo reale fra monotipi, tutto era finalizzato alla regata, gli interni erano confortevoli, ma abbastanza spartani.
2) Il progetto era stato presentato ad altri cantieri che lo avevano rifiutato perche' il cahier des charges era troppo oneroso, prevedeva come condizione inderogabile la classificazione llyoid 100 A1, l'Alpa lo ha accettato perche' Cattadori voleva fare far all'Alpa un salto di qualita' in campo internazionale, Cattadori dichiaro', su una rivista inglese di prevedere di costruire 135 barche in pochi anni.
3)Il prezzo di vendita, definito a priori, di fatto non copri' le spese di costruzione, ma questo non sarebbe stato importante di fronte alla strategia impostata, se si fosse attuata.
4)Dal punto di vista dell'obbiettivo del sindacato, il progetto fu un fallimento, l'Alpa 12 70, per le ragioni gia' dette non vinse una sola regata importante,in brevissimo tempo spari' dai campi di regata e la maggior parte dei componenti del sindacato la vendettero per tornare a regatare con altre barche.
5) Come livello di costruzione e equipaggiamento non aveva niente da invidiare agli swan pari epoca, anzi...., per dire una chicca, l'albero, di costruzionne Alpa, aveva le sartie alte in tondino schiacciato a profilo alare.
ripeto, senza tema di smentite, non ha mai presentato problemi di osmosi a differenza degli swan di pari data, che in alcuni casi, molto gravi, hanno richiesto addirittura una rilaminazione esterna,
L'osmosi non e' un problemino da niente.
come interni invece, pur di costruzione solida, come finitura non erano all'altezza degli swan, tanto da meritarsi l'appellativo di
'Plasticone'.
6) Praticamente in contemporanea con la consegna delle Alpa 12 70 Cattadori lascia l'azienda per contrasti con le maestranze e relativa disaffezione.
7) l'Alpa fallisce 7 anni dopo, possiamo analizzare il perche', ma non credo che questo interessi.
Non ho mai detto che l'Alpa sia fallita per l'Alpa 12 70, ho detto solo che fu' un progetto in perdita, che creo un problema finanziario e che la strategia che stava dietro a quel progetto non fu' piu'attuata.
Da quel progetto furono invece poi derivate o ispirate se preferite, con progettazione interna, la serie di barche a seguire (11,50, 9,50, 8,25).
Esisteva anche un progetto di revisione dell'Alpa 12 70 tuga lunga con alcune modifiche costruttive come la zavorra incapsulata nello scafo, tipo Alpa 11 50, non so' se siano state realizzate Alpa 12 70 cosi' riviste.
L'intenzione era di continuare la produzione di questo modello, idea poi abbandonata.
09-01-2010 18:14
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luigiotto Offline
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<blockquote id='quote][size='1' face='Verdana,Arial,Helveti' id='quote]Citazione:<hr height='1' noshade id='quote]Messaggio inserito da pegaso
non ho capito il perche' di questa discussione che credo non interessi a nessuno, si puo' parlare come si vuole e' un forum, ma ci sono delle verita' storiche;
1) l'alpa 12 70 non era una 'barca di lusso' ma uno strumento per regatare, nell'idea di Pierobon in tempo reale fra monotipi, tutto era finalizzato alla regata, gli interni erano confortevoli, ma abbastanza spartani.
2) Il progetto era stato presentato ad altri cantieri che lo avevano rifiutato perche' il cahier des charges era troppo oneroso, prevedeva come condizione inderogabile la classificazione llyoid 100 A1, l'Alpa lo ha accettato perche' Cattadori voleva fare far all'Alpa un salto di qualita' in campo internazionale, Cattadori dichiaro', su una rivista inglese di prevedere di costruire 135 barche in pochi anni.
3)Il prezzo di vendita, definito a priori, di fatto non copri' le spese di costruzione, ma questo non sarebbe stato importante di fronte alla strategia impostata, se si fosse attuata.
4)Dal punto di vista dell'obbiettivo del sindacato, il progetto fu un fallimento, l'Alpa 12 70, per le ragioni gia' dette non vinse una sola regata importante,in brevissimo tempo spari' dai campi di regata e la maggior parte dei componenti del sindacato la vendettero per tornare a regatare con altre barche.
5) Come livello di costruzione e equipaggiamento non aveva niente da invidiare agli swan pari epoca, anzi...., per dire una chicca, l'albero, di costruzionne Alpa, aveva le sartie alte in tondino schiacciato a profilo alare.
ripeto, senza tema di smentite, non ha mai presentato problemi di osmosi a differenza degli swan di pari data, che in alcuni casi, molto gravi, hanno richiesto addirittura una rilaminazione esterna,
L'osmosi non e' un problemino da niente.
come interni invece, pur di costruzione solida, come finitura non erano all'altezza degli swan, tanto da meritarsi l'appellativo di
'Plasticone'.
6) Praticamente in contemporanea con la consegna delle Alpa 12 70 Cattadori lascia l'azienda per contrasti con le maestranze e relativa disaffezione.
7) l'Alpa fallisce 7 anni dopo, possiamo analizzare il perche', ma non credo che questo interessi.
Non ho mai detto che l'Alpa sia fallita per l'Alpa 12 70, ho detto solo che fu' un progetto in perdita, che creo un problema finanziario e che la strategia che stava dietro a quel progetto non fu' piu'attuata.
Da quel progetto furono invece poi derivate o ispirate se preferite, con progettazione interna, la serie di barche a seguire (11,50, 9,50, 8,25).
Esisteva anche un progetto di revisione dell'Alpa 12 70 tuga lunga con alcune modifiche costruttive come la zavorra incapsulata nello scafo, tipo Alpa 11 50, non so' se siano state realizzate Alpa 12 70 cosi' riviste.
L'intenzione era di continuare la produzione di questo modello, idea poi abbandonata.






<hr height='1' noshade id='quote]</blockquote id='quote][color='quote]

Ne sono state fatte perchè sicuramente ne vidi una con coperta tutta in vetroresina tipo 11,50.
Posso confermare la semplicità degli interni, quando acquistai il Foscarina, non aveva un tavolo per il quadrato, era leggero , smontabile e fissato a paratia, chiusure degli armadi in tela, cala vee a prua più che essenziale. I legni e le tappezzerie erano però di ottima qualità.
Sulla qualità di costruzione nulla da eccepire, ho avuto un brutto incaglio su una secca di scogli nelle Incoronate, la barca è stata a picchiare per 10 ore, quando alla fine siamo riusciti a tirarla fuori con l'aiuto della marea e di un peschereccio, nessun danno strutturale, si era solo leggermente disassato il motore e stortata l'asse del trimmer, abbiamo navigato con i nostri mezzi fino a Zara, messa la barca a terra, verificata l'opera viva , intatta, rimesso in asse il motore, bloccato al centro il trimmer e via diretti per Rodi.
Non posso immaginare cosa sarebbe successo ad un altra barca!
B.v
09-01-2010 20:01
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mantonel Offline
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Paolo, il punro 4) non mi e'chiaro: perche'in regata la barca non ando'bene? gareggiarono mai in monotipia?
Se e'una barca che va bene, qual e'il suo punto debole, se si puo'dire cosi, in regata?
09-01-2010 20:30
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pegaso Offline
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<blockquote id='quote][size='1' face='Verdana,Arial,Helveti' id='quote]Citazione:<hr height='1' noshade id='quote]Messaggio inserito da mantonel
Paolo, il punro 4) non mi e'chiaro: perche'in regata la barca non ando'bene? gareggiarono mai in monotipia?
Se e'una barca che va bene, qual e'il suo punto debole, se si puo'dire cosi, in regata?
<hr height='1' noshade id='quote]</blockquote id='quote][color='quote]

Non regatarono mai in monotipia, la barca era stata progettata nel 1969 secondo i parametri di stazza RORC, nel 1971 le regole di stazza cambiarono con l'avvento dello IOR, il che comporto' per l'ALPA 12 70 un rating penalizzante, in pratica era nata vecchia.
In generale si puo' giudicare una barca allround, cioe' che va' mediamente bene in tutte le andature, il meglio di se lo da' con mare formato e vento di bolina, E' meno veloce invece di bolina con le ariette con onda corta, condizioni che si incontrano spesso in mediterraneo.
Se si confronta con lo swan 43, di pari epoca e dimensioni, ma gia' progettato secondo il regolamento IOR si vedono le differenze con l'Alpa che ha la prua piu' piena e una poppa piu larga e portante, mentre le barche IOR tendono a quella caratteristica forma a rombo con entrate di prua molto fini, ottime di bolina, anche con maretto che tagliano senza problemi, ma difficili da portare al lasco.
Vediamo due swan IOR inizio anni 70:

Swan 41

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Swan 44

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Alpa 12 70
Immagine: Questo contenuto non e' visualizzabile da te Ospite. Se vuoi vederlo, REGISTRATI QUI . 42,54 KB

Purtroppo ho solo questi pianetti, non le linee d'acqua, spero si capisca
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 09-01-2010 21:03 da pegaso.)
09-01-2010 20:53
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zankipal Offline
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L'Alnair (quella blu con l'albero oro e avvolgiranda) è stata in vendita quà a Ravenna per tanti anni e nessuno l'ha presa, il suo armatore nel rattempo si è preso un GS50 che poi ha cambiato con un GS56 e poi un Oyster, ora so che l'aveva portata nel suo capannone per restaurarsela.
Il Levantades III è stato 8 anni all'interno di un capannone al chiuso e all'asciutto il suo armatore era impegnato a fare regate in giro per il mondo, 5 o 6 anni fa è stata rimessa in acqua, la barca è ancora completamente originale e ben tenuta ma poco utilizzata.
09-01-2010 22:04
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mantonel Offline
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mi piace molto la prima versione ed il trim tab. adesso capisco meglio perche'Sciarrelli aveva smesso di fare le barche da regata.
10-01-2010 00:53
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dapnia Offline
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<blockquote id='quote][size='1' face='Verdana,Arial,Helveti' id='quote]Citazione:<hr height='1' noshade id='quote]Messaggio inserito da zankipal
L'Alnair (quella blu con l'albero oro e avvolgiranda) è stata in vendita quà a Ravenna per tanti anni e nessuno l'ha presa, il suo armatore nel rattempo si è preso un GS50 che poi ha cambiato con un GS56 e poi un Oyster, ora so che l'aveva portata nel suo capannone per restaurarsela.
Il Levantades III è stato 8 anni all'interno di un capannone al chiuso e all'asciutto il suo armatore era impegnato a fare regate in giro per il mondo, 5 o 6 anni fa è stata rimessa in acqua, la barca è ancora completamente originale [u]e ben tenuta [u] ma poco utilizzata.
<hr height='1' noshade id='quote]</blockquote id='quote][color='quote]

Mah!
L'ho vista quest'estate ed è probabile che il mio concetto di ben tenuta ed il tuo differiscano un pò, ma non voglio aprire altre discussioni Big GrinBig Grin: questo post, oltre ad aver detto tutto il dicibile ed anche di più, sta diventando troppo lungo e probabilmente inutile, nonostante la simpatia degli intervenuti.
Cambiamo argomento?
Big GrinBig GrinBig Grin
10-01-2010 01:21
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zankipal Offline
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<blockquote id='quote][size='1' face='Verdana,Arial,Helveti' id='quote]Citazione:<hr height='1' noshade id='quote]Messaggio inserito da dapnia
<blockquote id='quote][size='1' face='Verdana,Arial,Helveti' id='quote]Citazione:<hr height='1' noshade id='quote]Messaggio inserito da zankipal
L'Alnair (quella blu con l'albero oro e avvolgiranda) è stata in vendita quà a Ravenna per tanti anni e nessuno l'ha presa, il suo armatore nel rattempo si è preso un GS50 che poi ha cambiato con un GS56 e poi un Oyster, ora so che l'aveva portata nel suo capannone per restaurarsela.
Il Levantades III è stato 8 anni all'interno di un capannone al chiuso e all'asciutto il suo armatore era impegnato a fare regate in giro per il mondo, 5 o 6 anni fa è stata rimessa in acqua, la barca è ancora completamente originale [u]e ben tenuta [u] ma poco utilizzata.
<hr height='1' noshade id='quote]</blockquote id='quote][color='quote]

Mah!
L'ho vista quest'estate ed è probabile che il mio concetto di ben tenuta ed il tuo differiscano un pò, ma non voglio aprire altre discussioni Big GrinBig Grin: questo post, oltre ad aver detto tutto il dicibile ed anche di più, sta diventando troppo lungo e probabilmente inutile, nonostante la simpatia degli intervenuti.
Cambiamo argomento?
Big GrinBig GrinBig Grin


<hr height='1' noshade id='quote]</blockquote id='quote][color='quote]Hai ragione ho sbagliato termine, avrei dovuto dire ben mantenuta, nel senso che non sono stati fatti interventi invasivi che snaturano il valore della barca e hai sicuramente ragione anche nel fatto che io e te abbiamo due concetti diversi del significato del termine, io preferisco in una barca del genere che ci sia il suo bel albero Proctor originale che pesa una tonnellata così come tutta la ferramenta, se poi la copale avrebbe bisogno di una rinfrescatina è solo una questione di estetica dal mio personalissimo punto di vista.
Per il resto quando lavoravo in cantiere e mi capitava di dover mettere le mani su un Alpa avrei volentieri preso un giorno di ferie
Big Grin
10-01-2010 02:39
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miwiki Offline
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[/quote]


c'e' stato un cantiere che dopo il fallimento dell'Alpa ha usato lo stampo per farne qualche esemplare con il bordo libero rialzato, al momento non mi ricordo il nome.

[/quote]



Dal libro: Alpa 1956-1998 dell'arch. D.Zerbinati
'Dopo la chiusura del cantierelo stampo fu rilevato dai Cantieri Del Trasimeno di Viareggio che modificarono la coperta e gli interni per rendere l'imbarcazione più confortevole. Nacque così il CT 43 Hunraken.'


'Alpa 13,50 (1974)
Ricavata da cattadori dallo stampo del 12,70 fu prodotto in pochi esemplari. Aveva una larghezza di 3,70 metri con 110 Mq di vela con un genoa di72 Mq e una randa di 38 Mq. l'ospitalità è per 7+1 persone con doppi servizi. Il motore è un Perkins da 45HP. L'elica rotea tra scafo e timone.'


Sono due barche che non conosco se qualcuno avesse delle foto da postare gradirei molto.

I migliori venti.
17-03-2010 02:35
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Estrovelico Offline
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Citazione:Messaggio di andri2bajo
barca del 1971,
barca MOLTO in ordine, restaurata e perfetta, avvolgiranda nel boma, trichetta con avvolgi, oltre che fiocco con avvolgi, scafo blu in awlgrip, motore sostituito con nuovo da qualche anno, dentro è bellissima..sembra nuova !

cosa ne pensate?

e che quotazione potrebbe avere? 70.000 son troppi?
la sostituisco al mio show 34 altrettanto in ordine?

BV
grazie
Maurizio

Come si fa a fare una valutazione di una barca del genere? L'Alpa 12,70 per quanto mi riguarda non ha prezzo, è un pezzo da amatori e da intenditori, percui sarebbe sprecata nelle mani di un peones qualsiasi, che non non capisse che barche del genere meritano di essere restaurate a regola e tenute come cimeli!
Se potessi permettermi di comprarne una e di spenderci tutti i soldi che una barca del genere meriterebbe per essere riportata a nuovo, lo farei senza battere ciglio.
E' uno scafo meraviglioso, equilibrato e veloce, praticamwente un altro mondo rispetto all'11,50, con la quale è parente soltanto per paternità di cantiere,e nulla piu!
Mi è sempre piaciuta e se potessi permettermela non mi farei tante paranoie su quanto vale e quanto non vale!
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 17-03-2010 03:12 da Estrovelico.)
17-03-2010 03:09
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cicciopettola Offline
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Citazione:brizio ha scritto:

quella blu di Marina di Ravenna ho cercato invano di comprarla io (e non solo io), ma sembrava che il proprietario non avesse una vera intenzione di vendere, nonostante sia anche possessore di un grand soleil 56.
il broker mi disse che pur di non svenderla l'armatore l'avrebbe messa nel suo giardino, sinceramnete non gli ho mai creduto, e come se facesse di tutto per tenersela lui.


http://www.pier12.net/it/imbarcazioni/de...sp?id=1550
23-03-2010 21:02
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brizio Offline
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Citazione:cicciopettola ha scritto:
Citazione:brizio ha scritto:

quella blu di Marina di Ravenna ho cercato invano di comprarla io (e non solo io), ma sembrava che il proprietario non avesse una vera intenzione di vendere, nonostante sia anche possessore di un grand soleil 56.
il broker mi disse che pur di non svenderla l'armatore l'avrebbe messa nel suo giardino, sinceramnete non gli ho mai creduto, e come se facesse di tutto per tenersela lui.


http://www.pier12.net/it/imbarcazioni/de...sp?id=1550


confermo che quell'annuncio non è più valido, il proprietario non la vende più e la sta rimettendo a posto, peccato!
25-03-2010 01:55
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salamon Offline
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Cari Appassionati di S&S Alpa 12,70,
vi annoio con un articoletto che avevo scritto per Bolina e che era scaturito dopo alcuni pomeriggi passati in compagnia dell'amico Toni Pierobon, anima e ideatore dell'Alpa 12,70.
Buon S&S a tutti!
Matteo

Antonio (Toni) Pierobon. Un nome che per l’Italia e gli italiani appassionati di yachting e mare evoca momenti di grande gloria, di regate corse e vinte nei più importanti e insidiosi campi dei regata d’Europa, da parte non di un professionista, ma semplice appassionato. Il dottor Pierobon, veneto d’origine, al termine del secondo conflitto bellico, abbandonò la sua città adottiva, Milano, e si trasferì a Londra, dove aprì uno studio dentistico. Il nostro amava passare i lunghi fine settimana tra le banchine dei marina inglesi, e soprattutto nell’isola di Cowes, uno dei fulcri mondiali della nautica da diporto. Tra queste fredde brezze anglosassoni, Pierobon si appassionò definitivamente alla vela, e tra l’altro strinse amicizia con alcuni dei “padri” europei del moderno yachting. Non si può scordare tra questi John Illingworth, Jack Laurent Giles e, in particolare, l’estroso e indimenticabile Uffa Fox, autore, oltre che di quei meravigliosi cinque volumi che ancora oggi costituiscono un must per gli appassionati di vecchie barche e architettura navale in genere, di una meravigliosa raccolta di antichi e caratteristici canti marinari (Uffa Sings, Sea Shanties and Jack Ashore Songs, Londra, 1960) Nel 1957, divenuto uno dei più importanti dentisti del mondo, all’apice della sua carriera professionale, membro dell’American Association of Endodentists, dell’Academy of Gnatology e dell’International College of Dentists, Toni Pierobon lasciò Londra e fece ritorno in Italia, portando nella sua valigia tre cose che saranno fondamentali nella sua futura vita di uomo sportivo: Una membership al prestigioso Royal Thames Yacht Club (insieme con il fraterno amico Croce, allora presidente dello Yacht Club Italiano, gli unici due italiani ammessi a quella antica e blasonata istituzione), un nome da dare ad una barca a vela (Al Na’Ir, scelto tra quelli dei velieri citati negli annali dei Lloyd’s), e un progetto di J. Francis Jones per un piccolo sloop (m 9.42 fuori tutto, m 6.90 al galleggiamento, 2.46 al baglio, 1.61 di pescaggio) che nello stesso anno venne costruito da uno sconosciuto maestro d’ascia che lavorava in un capannone apparentemente insignificante nell’entroterra di Rimini: Roberto Carlini.
Pochi anni più tardi Toni Pierobon raccontò all’amico Olin Stephens della grande maestria, precisione e tecnica del Carlini, e lo convinse a farsi accompagnare in una gita in Romagna, per andare a visitare quel piccolo e sconosciuto cantiere che, salvo sporadici casi, fino ad allora aveva costruito minuscole imbarcazioni con fasciame a clinker (con le tavole sovrapposte a spigolo). I due, a bordo di un VW maggiolino preso a noleggio, partirono da Milano alla volta di Rimini. Tra Stephens e Carlini l’intesa fu fulminante e immediata. Pierobon, con il benestare dei fratelli Stephens che avevano già pronto un progetto per una barca adatta alle caratteristiche da lui specificate, affidò a Carlini la costruzione della sua nuova creatura. L’essere un costruttore non di moda e ancora agli inizi della carriera, era la garanzia che i progetti esecutivi sarebbero stati seguiti alla lettera, senza che si corresse il pericolo che il maestro d’ascia apportasse modifiche non volute dall’architetto, cosa, purtroppo invece, assai in uso nella cantieristica italiana, in particolare in quegli anni in cui alcuni costruttori si arrogavano il diritto di saperne ben di più di progettisti di provata fama internazionale. Quell’anno, su disegno Sparkman & Stephens (n° 1386 C2) fu varata Al Na ‘Ir II, un cutter lungo fuori tutto m. 12,64, al galleggiamento m 8,98, m 3.04 di baglio, 1,87 di immersione, 74 metri quadri di superficie velica e un dislocamento di 10.378 Kg. Fu una barca con la quale Pierobon sondò per la prima volta con un programma ben preciso e serietà i campi di regata, inframmezzando periodi di crociera con la famiglia. Sentiva però già la necessità di costruire una barca “cattiva” con la quale prendere parte alle grandi competizioni internazionali, pensata non come via di mezzo tra regata/crociera, ma come puro cavallo di razza per la competizione. Olin Stephens non tardò a ricevere una lettera che lo incaricava di disegnare il terzo Al Na ‘Ir (disegno n° 1741, lunghezza fuori tutto m. 14.46, al galleggiamento m. 10.51, baglio m. 3.68, immersione m. 2.26), un prima classe stazza RORC (Royal Ocean Racing Council), che Roberto Carlini, ormai divenuto il costruttore di fiducia non solo di Pierobon, ma anche di un nutrito manipolo di regatanti che volevano emulare l’esempio del dentista milanese, terminò di costruire nel 1962. Al Na ‘Ir III fu probabilmente la più gloriosa delle imbarcazioni del Dottore, certamente l’unica di cui ancora oggi, nel suo studio privato, vi è appesa una gigantografia che la raffigura con Rod Stephens al timone, durante un Fastnet, immagine utilizzata anche per illustrare la copertina del suo romanzo semi autobiografico Al Na ’Ir, la gru, pubblicato nel 1991. Negli anni dispari infatti (1963, 1965 e 1967) Pierobon era solito prendersi un lungo periodo di vacanza, e accompagnato dalla famiglia e dal suo marinaio di fiducia, Luigi Vitello, mollare la Liguria, attraversare il Mediterraneo e oltrepassare le Colonne d’Ercole e veleggiare fino alla sua amata e mai scordata Inghilterra, per prendere parte al Fastnet e alla serie di regate estive dell’Admiral’s Cup. Purtroppo la sua partecipazione alla prestigiosa competizione inglese fu solo in via privata e personale, egli non rappresentò mai ufficialmente l’Italia, dato che il regolamento, da sempre, prevede che ogni nazione partecipante debba essere rappresentata da una squadra composta da tre imbarcazioni.
Durante l’edizione del 1965 Pierobon fu involontariamente al centro un fatto che si trasformò quasi in un “incidente diplomatico”. Nello svolgimento di una delle regate dell’Admiral’s infatti, la sua barca entrò in collisione con Wind Rose, per colpa di quest’ultima che non rispettò una precedenza. Si trattava di un veliero (disegno Sparkman & Stephens n° 1346) che correva nella squadra americana. Pierobon naturalmente presentò una protesta in giuria, che venne accettata, causando la squalifica di Wind Rose, con la conseguenza che l’America, che aveva buone probabilità di vittoria, nel 1965 perse l’Admiral’s Cup!
Il 1967 fu l’anno in cui venne varata Al Na ’Ir IV, disegno Sparkman & Stephens n° 1906, lunga fuori tutto m. 11.23, m. 8.14 al galleggiamento, m. 3.08 di baglio massimo, e immersione di m 1.89), un classe 22 piedi RORC, con il quale Pierobon sconvolse definitivamente i campi di regata del Mediterraneo, non lasciando quasi spazio per le vittorie dei suoi competitori.
Quegli anni trascorsi a regatare raggiungendo successi sempre più importanti, a commissionare il disegno di una barca sempre più nuova e veloce di quella degli avversari, stavano prendendo una pericolosa direzione verso il professionismo, e le spese stavano uscendo dal controllo. Fu per questa ragione che Pierobon aveva maturato l’idea di far disegnare e costruire un monotipo, di non meno di 30 piedi al galleggiamento (la misura minima ammessa all’Admiral’s Cup), insieme con un gruppo di altri undici armatori italiani, che potessero conseguentemente competere tra di loro ad armi pari.
Mise insieme un sindacato che commissionò a Stephens un buon disegno (S&S n° 1998, lunghezza fuori tutto m 12.66, m 9.14 al galleggiamento, 3.55 al baglio massimo, 2.10 di pescaggio, dislocamento di Kg. 8.000 e superficie velica mq. 85.70). Restava solo da identificare un cantiere che potesse affrontare la costruzione mantenendo e rispettando gli elevati standard qualitativi di S&S. Pierobon individuò per questo l’Alpa SpA.
Come ha meticolosamente ricordato Davide Zerbinati (Alpa, 1998, ricerca per una tesi di laurea), il titolare del cantiere, Danilo Cattadori, uomo brillante e intelligente, non tardò a comprendere che l’accettare la commissione da parte del “sindacato Pierobon” per costruire una barca su disegno niente meno che di Sparkman & Stephens, lo avrebbe proiettato per sempre e in via definitiva nel mondo della grande cantieristica. Andò esattamente così. Cattadori accettò da parte dei nuovi committenti la sfida e costruì l’Alpa 12,70, su progetto di Stephens, accettando anche la supervisione dei periti del Lloyd’s Register of Shipping di Londra, che certificarono la barca in classe 100 A1 (condizione che Pierobon aveva posto come essenziale e non negoziabile).
Secondo quanto viene riportato in un articolo pubblicato su Yachting & Boating Weekly l’11 febbraio 1970 (pag. 11), in cui si parla di questa nuova e prodigiosa barca voluta da Pierobon, l’Alpa progettava di varare in pochi anni ben 135 esemplari della 12,70. Per vari motivi ne vennero costruite “solo” quattordici (una fu anche acquistata da Marivela, la sezione sportiva della nostra Marina Militare). Apparentemente tutte le barche sono ancora oggi naviganti.
Purtroppo per costruire tutte le 12.70 ci volle un periodo piuttosto lungo, e nel frattempo era stata introdotta la nuova regola di stazza IOR (International Offshore Rule), che penalizzava assai le barche concepite per la stazza RORC. Forse anche per questa ragione Cattadori non portò a termine l’ambizioso progetto, ciò nonostante le poche 12,70 varate e naviganti si difesero nelle competizioni mediterranee, riportando successi ammirevoli, soprattutto per la loro abilità (tipica e caratteristica delle barche S&S) di bolinare, soprattutto con vento fresco. Tutte le barche sono ancora in perfetto stato, navigano e rendono felici i loro armatori che, con meritato orgoglio le mantengono al più alto livello possibile.
L’avventura dell’Alpa fu l’ultima impresa del Dottor Pierobon in campo nautico.
Passò circa vent’anni a regatare a livello professionistico, ma sempre e solo con un equipaggio di amici appassionati, avendo imparato ad andare per mare da un maestro d’eccezione: Rod Stephens, che insegnò la vela a Pierobon, in cambio imparò da questi a sciare.
Furono anni di gloria e di onori nei quali ad andare per mare e a regatare erano appassionati galantuomini, amanti del mare e delle loro barche, anziché equipaggi di professionisti, pagati da armatori sempre più ricchi e interessati solo ad andare a ritirare una coppa sul podio della vittoria, magari non avendo preso parte alla competizione in prima persona.
Grazie Toni, hai portato per primo la vela d’altura italiana nel mondo della grande competizione internazionale, regalandoci ricordi insostituibili e preziosi.
25-03-2010 15:27
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mcosto Offline
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Carissimi, ieri al vecchio porto di IM Porto Maurizio ho visto la barca in foto. Secondo Voi si tratta di un ALPA 12,70 ? Se non lo fosse è comunque una barca stupenda.....Marco

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pegaso Offline
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Citazione:mcosto ha scritto:
Carissimi, ieri al vecchio porto di IM Porto Maurizio ho visto la barca in foto. Secondo Voi si tratta di un ALPA 12,70 ? Se non lo fosse è comunque una barca stupenda.....Marco

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Si e' il mitico Candide, in Liguria da sempre, Alpa 12 70 tuga corta,
quando avevo il Magia II, eravamo gli unici due a tenere falchetta, boccaporti e osteriggi, che sono in teak, a coppale, sempre bella e originale, hanno solo sostituito i due whinch di scotta con due self tailing. l'avevo vista anch'io quando sono andato a vedere SWALA, il Sangermani/Giles di cui ho parlato nella sezione dedicata alle barche classiche e d'epoca.
26-03-2010 10:58
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MrPendolo Offline
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Ammazza quanto è bella però... ma perché non fanno più barche così?
26-03-2010 21:52
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SURPRISE IV Offline
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in ritardo ma mi inserisco nella discussione:
- la 12.70 tuga corta di marina di ravenna si chiama Al'nair V di proprietà del promotore Tony Pierobon;
- la 12.70 tuga lunga blu proposta da mediaship di fiumicino si chiama jamboo, non ha più niente di originale, è stata completamente 'rifatta' male cambiando tutto il possibile a bordo.... peggiorandola notevolmente....
- la 12.70 che si trova in tunisia ha solo lo scafo della 12.70, non è una delle 12 original.

- una delle 12 originali è albatros della marina militare italiana.
30-05-2010 06:54
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ilverococco Offline
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Citazione:brizio ha scritto:

Io mi ricordo bene del
Bonita
Pierrette II
Isabella


poi c'erano:
Kerkira
Garbi
Foscarina
Magia II (levantades III)

[b]Pims II
Asteria
Alnair V[/b

Bene siamo arrivati a 10 delle 12 + 2 costruite dall'ALPA

A Marina di Ravenna (marinai d'italia) c'è anche la stupenda Antigua, o per lo meno c'era fino a qualche tempo fa, ora è un po' che non la vedo
31-05-2010 14:47
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pegaso Offline
Tutor AdV

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Messaggio: #100
ALPA - IT - Alpa 12,70
Citazione:ilverococco ha scritto:
Citazione:brizio ha scritto:

Io mi ricordo bene del
Bonita
Pierrette II
Isabella


poi c'erano:
Kerkira
Garbi
Foscarina
Magia II (levantades III)

[b]Pims II
Asteria
Alnair V[/b

Bene siamo arrivati a 10 delle 12 + 2 costruite dall'ALPA

A Marina di Ravenna (marinai d'italia) c'è anche la stupenda Antigua, o per lo meno c'era fino a qualche tempo fa, ora è un po' che non la vedo

Scusa ma Antigua non era uno Swan 44 (poi venduto ad un inglese e adesso ai Caraibi)?
31-05-2010 18:27
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