Per quanto mi riguarda ho cominciato a trattare il teak con i prodotti Teak Wonder quando lavoravo in cantiere. Arrivavano(la famosa coppia di bottiglie blu e gialla), in omaggio, con le barche nuove(Beneteau) e il mio capo me li faceva usare col protocollo corretto sulle barche di clienti,i quali, MAI avevano sentito parlare del concetto di "pulizia del teak".

Certo, se la barca aveva solo 2/3 anni il risultato era garantito.
Ma a volte mi è capitato di pulire ponti di barche abbandonate per tre anni in darsene del Veneto(con letteralmente erba in falchetta).
I risultati sempre ottimi in alcuni casi eccezzionali.

Una volta iniziato al Wonder brand ovviamente ho continuato anche sulle mie barche visto che ero ormai pratico del prodotto e ne conoscevo la resa e i difetti.
Quando finalmente sono giunto all'odierno HR 352 col ponte rifatto completamente ma abbandonato per due anni a Venezia ho seguito quello che mi suggeriva l'esperienza:
- Una sciacquata generale con spazzettone per togliere sabbia, terra foglie e diciamo il grosso(in certi punti non si vedevano più i comenti).
- Sturare gli ombrinali che negli HR sono interni falchetta
- Pulizia generale col pulitore (quello blu). In quel caso ho fatto due passaggi.
- Una passata, a pennello, di sbiancante(quello giallo).
- Una volta perfettamente asciutto 2 mani di olio(sempre Teak Wonder quello che puzza di gasolio).
Ci ho impiegato 5 giorni un po' perchè non avevo fretta ma soprattutto perchè, visto che realizzavo il mio sogno, volevo fare una cosa fatta bene.
Risultato eccezionale con i vari passanti che continuavano a chiedermi come facessi ad avere un ponte cosi bello e loro no!
La risposta inequivocabile non riguardava il prodotto . . . ma sempre e solo lui: il caro vecchio olio di gomito.

Un anno mi è capitato di non trovare questi prodotti e sono passato ai prodotti Sika. Discreti ma sensibilmente inferiori al Wonder e più costosi.
L'olio invece del Sika lo trovo ottimo.
Buon lavoro a tutti.
_____________________________________
L' importante è partire . . .