21-09-2011, 20:52
Detto come se stessimo affettando un salame, con vino e pane casereccio sul tavolo, spiegato cioè molto alla garibaldina.
L’alternatore manda solo nella/nelle batterie.
Il ripartitore di carica divide la ricarica tra le varie batterie se separate.
Se le batterie sono collegate in parallelo direttamente tra loro, il ripartitore le legge come una batteria sola.
Di fatto, essendo i collegamenti in e out del polo della batteria in parallelo, sembrerebbe che ci fosse un passaggio diretto tra alternatore e utenze.
Ciò è vero, ma fino ad un certo punto.
La discriminante è il ponte diodi dell’alternatore e il suo limitatore, il quale legge la richiesta di ricarica e si comporta di conseguenza: cioè maggiore è la richiesta (più è scarica la batteria), maggiore è la scarica che eroga, ma nei limiti della sua potenza nominale, rapportata al numero di giri e al netto delle varie perdite di carico.
“Si aggiunga” che, contrariamente a quanto avviene nelle automobili, da cui discende l’alternatore come lo montano anche sui motori marini, l’amperaggio erogato è sempre inferiore all’amperaggio succhiato da una o più utenze di bordo, né serve aumentarlo a dismisura per via del limitatore presente sul ponte diodi.
“Si aggiunga” che l’erogazione dell’alternatore è progressivamente in calo, questo vuol dire che pompa tanto e in fretta se la richiesta è forte (batteria molto scarica) e diminuisce progressivamente il pompaggio riducendolo di molto e non in maniera proporzionale (meno di quanto risulterebbe matematicamente), nell’ultima fase della ricarica, fino ad arrivare a una tenue ricarica, quasi di mantenimento.
Il comportamento dell’alternatore è diverso da quello del carica batterie, e da qui nascono molti equivoci d’interpretazione, il primo va in progressione scendendo, il secondo carica con costanza e non in progressione, fino alla completa carica delle batterie, arrivato a quel punto, sorpassa le batterie e alimenta direttamente le utenze (per i puristi e gli ingegneri elettronici: in effetti, non è proprio così, ma rende l’idea), fornendo alle batterie la tensione assorbita dalle utenze.
Quindi, l’alternatore sente le batterie quasi (e in questo quasi è tutto il problema) cariche e riduce progressivamente la carica, l’utenza pompa fuori, l’alternatore riparte a caricare, ma nel conflitto carica/quasi carica/scarica non è lui che vince, ma l’utenza.
Ecco perché con qualcosa di attaccato, l’alternatore non riesce mai a caricare completamente le batterie di qualunque amperaggio sia capace.
Altro discorso è il cosiddetto alternatore di potenza, che è un'altra cosa e richiede un impianto adatto.
Questo detto in dialetto, con buona pace dei puristi e dei falapuntaichiodi [:246].
L’alternatore manda solo nella/nelle batterie.
Il ripartitore di carica divide la ricarica tra le varie batterie se separate.
Se le batterie sono collegate in parallelo direttamente tra loro, il ripartitore le legge come una batteria sola.
Di fatto, essendo i collegamenti in e out del polo della batteria in parallelo, sembrerebbe che ci fosse un passaggio diretto tra alternatore e utenze.
Ciò è vero, ma fino ad un certo punto.
La discriminante è il ponte diodi dell’alternatore e il suo limitatore, il quale legge la richiesta di ricarica e si comporta di conseguenza: cioè maggiore è la richiesta (più è scarica la batteria), maggiore è la scarica che eroga, ma nei limiti della sua potenza nominale, rapportata al numero di giri e al netto delle varie perdite di carico.
“Si aggiunga” che, contrariamente a quanto avviene nelle automobili, da cui discende l’alternatore come lo montano anche sui motori marini, l’amperaggio erogato è sempre inferiore all’amperaggio succhiato da una o più utenze di bordo, né serve aumentarlo a dismisura per via del limitatore presente sul ponte diodi.
“Si aggiunga” che l’erogazione dell’alternatore è progressivamente in calo, questo vuol dire che pompa tanto e in fretta se la richiesta è forte (batteria molto scarica) e diminuisce progressivamente il pompaggio riducendolo di molto e non in maniera proporzionale (meno di quanto risulterebbe matematicamente), nell’ultima fase della ricarica, fino ad arrivare a una tenue ricarica, quasi di mantenimento.
Il comportamento dell’alternatore è diverso da quello del carica batterie, e da qui nascono molti equivoci d’interpretazione, il primo va in progressione scendendo, il secondo carica con costanza e non in progressione, fino alla completa carica delle batterie, arrivato a quel punto, sorpassa le batterie e alimenta direttamente le utenze (per i puristi e gli ingegneri elettronici: in effetti, non è proprio così, ma rende l’idea), fornendo alle batterie la tensione assorbita dalle utenze.
Quindi, l’alternatore sente le batterie quasi (e in questo quasi è tutto il problema) cariche e riduce progressivamente la carica, l’utenza pompa fuori, l’alternatore riparte a caricare, ma nel conflitto carica/quasi carica/scarica non è lui che vince, ma l’utenza.
Ecco perché con qualcosa di attaccato, l’alternatore non riesce mai a caricare completamente le batterie di qualunque amperaggio sia capace.
Altro discorso è il cosiddetto alternatore di potenza, che è un'altra cosa e richiede un impianto adatto.
Questo detto in dialetto, con buona pace dei puristi e dei falapuntaichiodi [:246].
