RE: Nomenclatura vele di prua
Dico come la ho capita io.
A versus S, pari o dispari sono come già detto.
Quello che caratterizza poi le diverse vele sono le velocità di vento apparente e gli angoli in cui sono utilizzabili.
Un A4, ad esempio, è una vela per scendere per venti forti, diciamo da 18 a 25 di reale (anche 30, ma poi dipende dal manico dell'equipaggio e dalle condizioni del mare). Angoli dai 140 in su.
La palude dei nomi comincia quando si parla di vele per andature di Reaching (dalla bolina larga al lasco stretto, mi sa che non c'è un termine italiano equivalente). Su questa palude si innestano poi i sistemi di stazza, che sono diversi e le gestiscono in modo diverso. Parliamo comunque di asimmetrici, per i simmetrici con i vari codici S abbiamo finito. Fino a qualche tempo fa, una vela con una larghezza a metà superiore al 75% della base era considerata un Gennaker sia in ORC che in IRC. Sotto, dal 50 al 75, l'ORC la gestiva come vela particolare e entrava nelle tabelle del VPP ai diversi angoli e intensità di vento in funzione delle sue prestazioni stimate. Per IRC era considerata invece equivalente ad un fiocco, e quindi bastonava duramente il rating, che essendo un solo numerello con poi le due opzioni Time on Time o Time on Distance ha di fatto escluso tali vele, chiamate inizialmente Code0 e poi Code-percentuale a metà rispetto alla base, dal corredo vele delle barche che puntavano al rating. Da qui la nascita di A0 che, in funzione della forma e della superficie, permette di stringere più o meno e di essere usato ad angoli ed intensità di vento diverse, ma sempre nell'area del reaching. Essendo gli A0 più piccoli comunque degli altri asimmetrici o simmetrici della barca, in IRC non hanno impatto sul rating.Ora, da due anni, ORC ha portato a 85% la percentuale della base sotto cui la vela riceve un trattamento specifico. In IRC per ora sono ancora ininfluenti sul rating. Poi ci sono alcuni nomi che caratterizzano vele con forme specifiche, ad esempio i reacher sono vele con la bugna piuttosto alta e la balumina negativa, scelte che danno flessibilità nell'uso e nel range di venti in cui funzionano bene.
In più c'è una questione di materiali: i laminati garantiscono maggiore stabilità di forma e rigidità, sono quindi più adatti a angoli di apparente più stretti. Il nylon è più elastico, quindi più tollerante ai carichi e più adatto a andature più larghe. Anche, più facile da piegare e insaccare e più duraturo, e quindi più adatto ad usi croceristici.
Rileggendo non so se ho chiarito o confuso le idee ...
Il mio suggerimento comunque è che, quando si pensa ad una vela da reaching, con il velaio bisogna interagire dicendo quali range di vento e di angolo interessano, e dargli i dati di stabilità della barca (che sono sui certificati di stazza) e, se fai regate, il sistema di rating a cui punti. Poi il nome ... te lo dice lui
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 05-11-2021 11:30 da LiberaMente.)
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