06-09-2010, 00:39
allora il coppercoat e' l'eccezione che conferma la regola
in quanto occorre appunto una resina poco protettiva e a bassa resistenza chimica per lo scopo per cui e' formulato
in pratica cio' che rende efficacie l'av e' il rame quando viene a contatto con l'acqua marina e con l'ossigeno che ne provoca l'ossidazione, questo contatto non dove essere eccessivo ne' insufficiente, per questo non basta prendere un po' di polvere di rame e mescolarlo ad una epossidica per ottenere lo stesso risultato
in pratica l'ossido di rame si deve creare pian piano, progressivamente, per esplicare la sua azione, il rilascio progressivo in questo caso e' tarato proprio utilizzando una resina in emulsione acquosa che possiede mimori e calibrate caratteristiche di resistenza chimica rispetto ad una a solvente o un solvent-free, in questo legante l'aggressione dell'acqua marina progressivamente riattiva la funzione del sale di rame piu' profondo permettendo il permanere dell'attivita' antivegetativa nel tempo
se il rame fosse disperso in una solvent free invece l'azione protettiva dell'epossidica incapsulerebbe il rame inattivandolo e funzionerebbe solo fino ad esaurimento dello strato superficiale carteggiato la prima volta
un'altra soluzione utilizzata per il medesimo scopo e' l'inserimento dei sali di rame nelle autoleviganti che si consumano per effetto dell'attrito e non per aggressione chimica
la seconda domanda e' connessa a questa spiegazione, proprio perche' il legante epossidico del coppercoat e' a bassa resistenza chimica e maggiore assorbimento d'acqua esso non puo' considerarsi protettivo come un trattamento antiosmosi
in quanto occorre appunto una resina poco protettiva e a bassa resistenza chimica per lo scopo per cui e' formulato
in pratica cio' che rende efficacie l'av e' il rame quando viene a contatto con l'acqua marina e con l'ossigeno che ne provoca l'ossidazione, questo contatto non dove essere eccessivo ne' insufficiente, per questo non basta prendere un po' di polvere di rame e mescolarlo ad una epossidica per ottenere lo stesso risultato
in pratica l'ossido di rame si deve creare pian piano, progressivamente, per esplicare la sua azione, il rilascio progressivo in questo caso e' tarato proprio utilizzando una resina in emulsione acquosa che possiede mimori e calibrate caratteristiche di resistenza chimica rispetto ad una a solvente o un solvent-free, in questo legante l'aggressione dell'acqua marina progressivamente riattiva la funzione del sale di rame piu' profondo permettendo il permanere dell'attivita' antivegetativa nel tempo
se il rame fosse disperso in una solvent free invece l'azione protettiva dell'epossidica incapsulerebbe il rame inattivandolo e funzionerebbe solo fino ad esaurimento dello strato superficiale carteggiato la prima volta
un'altra soluzione utilizzata per il medesimo scopo e' l'inserimento dei sali di rame nelle autoleviganti che si consumano per effetto dell'attrito e non per aggressione chimica
la seconda domanda e' connessa a questa spiegazione, proprio perche' il legante epossidico del coppercoat e' a bassa resistenza chimica e maggiore assorbimento d'acqua esso non puo' considerarsi protettivo come un trattamento antiosmosi
