Strallo volante per barche piccole, armatori poveri e navigazioni modeste
#59
Oh! Così mi piacciono le discussioni. Interventi tecnici e circostanziati 28

Riguardo al problema “compressione” vorrei limitarmi ad un’osservazione pratica.
Sulle derive, la drizza-strallo è la regola.
Il Flying Junior ha un albero con sezione a goccia da 5,4x6,5 cm (cioè poco più del mio mezzo marinaio telescopico).
Quello del 470 è leggermente più grosso (5,8x7,5) perché deve sopportare carichi maggiori.
Quanti alberi di derive avete visto rompersi o deformarsi per eccessiva compressione provocata dalla drizza-strallo?

Se pensiamo ad un cabinato (es. 8 mt), dove tutto è dimensionato di conseguenza, perché il sistema non dovrebbe funzionare?
A questa domanda mi si potrebbe rispondere che sulle barche grandi l’albero non è stato concepito per funzionare in quel modo.
Può anche essere, ma occorrerebbe chiederlo a chi lo ha progettato.
Immaginiamo che, durante la navigazione, scopriamo che lo strallo (quello buono) stia per cedere e non possiamo ripararlo.
Che facciamo?
Lo alleggeriamo di tutto il carico e armiamo uno strallo di fortuna (farlocco) usando la drizza.
Un bravo progettista di alberi non avrebbe dovuto considerare anche questa eventualità?
Poi, come ha detto Albert, non bisogna abusare dei coefficienti di sicurezza.


Riguardo al problema “catenaria” secondo me si sta creando un eccessivo spauracchio.
La catenaria è inevitabile anche con lo strallo “buono”. Su quello “farlocco” potrebbe essere un po’ più accentuata, ma non è detto che sia questo il male peggiore.
Dobbiamo quindi imparare a conviverci e a farla lavorare a nostro favore.
A pag. 49/50 del libro “Trim” (cito questo perché mi sembra il testo più suggerito in questo forum), viene spiegato come gestire la catenaria che, con molta onda, può anche essere utile perché “aumenta il grasso e la potenza della vela per avere più velocità…. e una migliore accelerazione”.
Ovviamente sul presupposto che il velaio abbia fatto bene il suo lavoro.


@Albert
Anch’io condivido al 1000% ciò che scrisse quell’ADV mio omonimo. Se sono qui a discutere di questa soluzione è perché più teste ragionano sempre meglio di una.
Ad esempio ringrazio Sailor13 che ha evidenziato il problema dell’arricavo al quale non avevo effettivamente pensato.
Ringrazio anche te perché mi hai un po’ rassicurato sul fatto che con 15 nodi (Smiley26) potrebbe andare tutto bene. Ho già spiegato che, per me, è già un’intensità significativa e un buon punto di partenza per poi osare qualcosina di più seguendo i suggerimenti di pag. 90 (sempre di Trim), cioè “alzare un fiocco più piccolo prima di terzarolare la randa” (ovvero il contrario di ciò che ho fatto sinora).
Può anche darsi che poi mi stanchi di trafficare 5-10 minuti per armare lo strallo farlocco e issare il fiocchetto garrocciato. Ma intanto ci provo.
Per affrontare invece l’uragano cercherò di attrezzarmi meglio Smiley2
Pace? 98

@ZK
Quello che proponi nel tuo ultimo intervento potrebbe anche rappresentare una soluzione alternativa.
Nel mio caso vorrebbe però dire che userei per il 10% (o meno) lo strallo “buono” e per il restante tempo quello “farlocco”.
Dovrei poi rinunciare alle comodità dell’avvolgifiocco, oltre ad avere un Genova più difficile da gestire perché più arretrato rispetto al punto di mura attuale (lo strallo “farlocco” è agganciato in coperta a circa 77 cm da quello buono). L’arretramento potrebbe inoltre sballarmi il centraggio CV-CD e quindi la stabilità di rotta. Farei anche meno bolina perché aumenta l’angolo di scotta dovendo passare esternamente alle sartie.
Preferisco allora lasciare tutto così come sta, con lo strallo “farlocco” che dorme tranquillo nel calavele Smiley2
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RE: Strallo volante per barche piccole, armatori poveri e navigazioni modeste - da opinionista velico - 30-08-2015, 07:38

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