04-01-2026, 06:12
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 04-01-2026, 06:12 da opinionista velico.)
Quando Alessandro Di Benedetto disalberò prima di Capo Horn dovette ricostruire alcuni pezzi dell’albero con l’epossidica. Trascrivo dal suo libro: “Sopra la riparazione realizzo un piccolo forno da cantiere per scaldare la resina epossidica…. Per scaldare impiego dei sacchetti al carbone attivo, di quelli utilizzati in montagna per prevenire il congelamento delle dita ed una coppia di resistenze elettriche collegate alle batterie di bordo. La temperatura si stabilizza sui 45° C, perfetto”. Se dentro il tuo fornetto riesci ad avere almeno 25° per le 8-9 ore di apertura del cantiere (1-2 ore le togliamo per il lavoro), hai già completato almeno il 90% della reticolazione (in gergo si dice “ora si possono togliere i morsetti”) o anche di più se usi un catalizzatore veloce. Ovviamente tutte le fasi del lavoro vanno programmate prima nei minimi dettagli per evitare imprevisti e perdite di tempo, soprattutto se usi il catalizzatore veloce. Per trascorrere la notte trovi una soluzione alla Di Benedetto, ma se il fornetto è fatto bene potrebbe garantire almeno 10° anche senza calore aggiunto. Alla riapertura ricolleghi la spina ed eventualmente procedi con un altro pezzo della coperta. Insomma, in questi casi, quasi estremi, bisogna organizzarsi usando un po’ di fantasia, proprio come farebbe un naufrago da solo in mezzo al mare (quindi, rispetto a lui, tu hai un vantaggio enorme). Se poi vuoi estremizzare senza impazzire, allora vai con il tuo adesivo strutturale, ma consapevole dei rischi che corri. Se fosse un sistema semplice e sicuro, lo userebbero tutti…..
